Metti la testa sott'acqua ad agosto, verso sera, e senti un disordine: crepitii, colpi, qualcosa che gratta. Sembra rumore di fondo. Non lo è. È un numero ristretto di animali che stanno facendo cose precise a orari precisi, e una volta che sai chi sono non riesci più a sentirli come rumore.

La cosa più sorprendente è quanto sia sbilanciato il conto.

Su cento suoni, novantasette li fa lo scorfano

Scorfano rosso appostato su un fondale roccioso di notte, nel punto da cui parte il suono più abbondante del Mediterraneo

In un'area marina protetta della Sardegna, in quattro giorni di luglio, un idrofono a dieci metri di profondità ha contato oltre 47.000 emissioni di un solo tipo di suono. Tutti gli altri suoni di pesce messi insieme — di tutte le altre specie — sono stati circa milleduecento. Vuol dire che novantasette suoni su cento erano lo stesso, e l'85% arrivava di notte.

Quel suono lo fa lo scorfano. I ricercatori l'hanno chiamato «kwa», scrivendolo proprio così, perché è come suona all'orecchio: un colpo breve, poco più di un quarto di secondo, fatto di una tredicina di impulsi talmente ravvicinati che non li distingui — li senti come un'unica cosa schioccante intorno agli 800 hertz.

E qui c'è il pezzo che ribalta l'idea che uno si fa. Quasi tutti i pesci che «cantano» lo fanno battendo un muscolo contro la vescica natatoria: un tamburo. Lo scorfano no. Lo scorfano ha in pratica uno strumento a corda: quello che vibra non è il muscolo, sono dei tendini lunghi un paio di centimetri, e sono loro a decidere la nota. Il muscolo si contrae molto più lentamente del suono che esce — fa da plettro, non da tamburo. E ce l'hanno sia i maschi che le femmine.

Alle nove di sera sei già dentro la finestra

La stessa secca al tramonto: le barche se ne sono andate e il fondale comincia a suonare

Il mare non suona sempre uguale, e non è un modo di dire: è stato contato. Nella stessa area protetta, alcuni tipi di suono sono stati registrati esclusivamente di notte, altri esclusivamente di giorno, e solo un paio in tutte e due le fasi. La varietà di suoni diversi presenti nello stesso momento è risultata significativamente più alta col buio.

Si sovrappongono tre cose. Il «kwa» dello scorfano è notturno per l'85%. Il crepitio degli invertebrati sale di volume dopo il tramonto. E le barche, che di giorno riempiono le frequenze basse, la sera si fermano. Non serve la mezzanotte: alle nove di sera d'estate ci sei già dentro, ed è la stessa fascia in cui le registrazioni di un'altra area protetta italiana trovano i cori di pesci più evidenti — fra le 19:30 e le 23:30.

Se ti stai chiedendo perché senti tutto benissimo ma non capisci mai da che parte arrivi: non è colpa tua. Il cervello ricava la direzione dal ritardo minuscolo con cui un suono raggiunge un orecchio prima dell'altro — in aria, meno di un millesimo di secondo. In acqua il suono corre circa quattro volte e mezzo più veloce, quel ritardo si accorcia sotto la soglia utile, e per giunta il cranio smette di fare ombra perché ha più o meno la stessa densità acustica dell'acqua che ha intorno. Senti, e non sai dove guardare.

Il rullo della corvina e il doppio colpo dell'ombrina

Corvina davanti alla sua tana nella roccia, con l'ombrina più al largo sul fondo sabbioso

La corvina (Sciaena umbra) è il pesce che tutti gli apneisti citano quando si parla di suoni, e per una buona ragione: il suo richiamo è un rullo di quattro-sette colpi ravvicinati, sui sette-quattordici al secondo. Poi si ferma, e ne parte un altro. La cosa curiosa è che l'intervallo fra un richiamo e l'altro è regolarissimo, circa un colpo ogni due secondi e otto decimi, e resta lo stesso in punti del Mediterraneo lontanissimi fra loro — dalla Spagna alla Grecia, passando per l'alto Adriatico.

A suonare, però, sono solo i maschi: il muscolo che fa vibrare la vescica natatoria esiste soltanto in loro. La femmina di corvina l'apparato per farlo non ce l'ha proprio. Quel coro che senti d'estate è, letteralmente, un coro di soli maschi.

L'ombrina (Umbrina cirrosa) è una parente stretta e usa lo stesso meccanismo, ma parla in modo diverso: su oltre mille richiami registrati, nel 74% dei casi erano fatti di due soli impulsi. Non un rullo: un doppio colpo secco, e via. Sarei disonesto se ti dicessi che a orecchio le separi con sicurezza — è una distinzione che si fa bene con lo spettrogramma — ma la differenza fra «rullo» e «due colpi» è il punto da cui partire.

Un dettaglio che dice molto su quanto siano localizzate queste cose: nell'area sarda i richiami di corvina sono stati registrati solo di notte e quasi tutti in un unico punto — 290 rilevazioni su 293. Non è un suono che trovi ovunque. È un suono che trovi dove c'è la sua tana.

Il boom della cernia, a luglio, due ore dopo il tramonto

Cernia bruna all'imboccatura della tana nel blu del dopo-tramonto

La cernia bruna (Epinephelus marginatus) fa un suono completamente diverso: un colpo sordo e profondo, sotto i 150 hertz, più una vibrazione che senti nel petto che un rumore che senti nelle orecchie.

Tre anni di ascolto continuo hanno messo in fila i numeri. Fra gennaio e maggio: da zero a dieci colpi ogni dieci minuti. A luglio: una media di 35, con punte di 60. E non sparsi nella giornata — concentrati nelle due ore dopo il tramonto. È il mese e l'ora in cui la cernia ha più cose da dire, e coincidono con la sua stagione riproduttiva.

C'è una cosa da sapere su chi sta suonando. La cernia bruna nasce femmina e diventa maschio più avanti, in media fra i nove e i sedici anni. I grossi maschi che fanno il boom di luglio hanno quindi tutti vissuto una prima vita da femmine. Il coro estivo delle cernie è fatto di pesci che hanno cambiato sesso strada facendo.

Fra tutti i fattori misurati insieme al suono — temperatura del fondo, vento, lunghezza del giorno — quello che pesa di più sull'attività riproduttiva è risultato la torbidità dell'acqua. Non i gradi. E questo è un aggancio diretto con quello che vedi quando scendi.

Il crepitio: una bolla che si chiude, non una chela che sbatte

Gambero pistola all'ingresso della sua tana fra i sassi, con la chela grande alzata

Il tappeto di crepitii che sta sotto tutto il resto — quello che sembra frittura, o pioggia sulla plastica — lo fanno i gamberi pistola. Nel Mediterraneo sono la componente biologica che domina le frequenze alte, e di notte, d'estate, salgono.

Per anni la spiegazione è stata che il rumore fosse lo schiaffo delle due facce della chela che si chiudono. È sbagliata. Riprendendo il gesto a velocità altissima con un idrofono sincronizzato si è visto che lo schiocco arriva dopo: la chela chiudendosi spara un getto d'acqua così veloce da far scendere la pressione al punto che si forma una bolla di vapore, e il suono è il collasso di quella bolla. Non è un colpo: è un piccolo vuoto che si richiude.

Una precisazione che quasi nessuno fa, e che invece conta: questi animali nei nostri studi sono identificati dal suono, non dalla cattura. Nessuno è andato a raccogliere il gambero sotto l'idrofono per vedere che specie fosse. Sappiamo che schiocca qualcosa di quel gruppo, non esattamente chi.

Stessa onestà sui ricci: la storia bella del guscio che funziona da cassa armonica, coi ricci grandi che suonano più gravi, viene da lavori fatti in Nuova Zelanda, su un'altra specie. Nei dati sardi il suono dei ricci non è stato possibile separarlo da quello dei gamberi. Nel Mediterraneo, per ora, è una cosa che si racconta ma non è stata misurata.

Il pesce che si sente e non si vede mai

Fondale sabbioso di notte, con il fessura del pesce nascosto sotto la sabbia da cui arriva il suono

C'è un suono, nelle registrazioni mediterranee, che è il migliore argomento a favore dell'ascoltare invece che del guardare. È un treno lunghissimo, una quarantina di impulsi di fila, per tre secondi e mezzo, su frequenze basse. Lo fa il maschio di Ophidion rochei, un pesce affusolato che passa il giorno infilato nella sabbia.

Nessun censimento visivo lo conta, perché nessuno lo vede. L'idrofono lo trova tutte le volte. È il motivo per cui questo tipo di ascolto è diventato uno strumento serio e non una curiosità: senti animali che non puoi contare a occhio, e senti dove e quando fanno le cose che contano, senza toccarli e senza spaventarli.

Quello che copre tutto

Barca ormeggiata vista da sotto, con il fondale e la prateria di posidonia sotto lo scafo

C'è un motivo pratico per cui questa guida ti manda in acqua di sera, oltre agli animali: di giorno non sentiresti niente.

Nella stessa area protetta, nel punto con più passaggi di barche, fra le nove e le dieci del mattino i livelli alle frequenze basse sono saliti da 10 a 20 decibel sopra il rumore ambientale delle ore prima e dopo. Sono le stesse frequenze del boom della cernia e dei colpi della corvina. In un'altra area protetta italiana, misurando per un anno intero, i cori di pesci sono risultati coperti dai motori il 46% del tempo: quasi una volta su due, quando i pesci parlavano, sopra c'era un motore.

Il dettaglio che fa pensare di più è dove è stato misurato il rumore antropico più forte: nella zona A, quella a tutela integrale. È la parte di mare in cui non si può pescare, non si può ancorare, spesso non si può nemmeno nuotare — e sopra ci passano lo stesso.

Non è un discorso da bollettino: cambia quello che senti. Vai la sera, aspetta che il traffico si fermi, resta fermo un minuto prima di giudicare il silenzio. E se ti interessa l'altro lato della faccenda — cosa sente il pesce di te, e perché ti ha registrato molto prima che tu lo veda — quello è un discorso diverso e vale la pena farlo a parte.