C'è un'anguilla che, stando a un record riportato per un esemplare tenuto in cattività, ha toccato gli ottantacinque anni. Ottantacinque: un pesce che fa in tempo a conoscere il tuo bisnonno, sopravvivergli con calma e guardare te che impari a fare i nodi.
Tienila a mente, quell'anguilla, perché la longevità dei pesci funziona tutta così: qualunque cifra tu abbia in testa è quasi certamente sbagliata, e la direzione dell'errore non è mai quella che ti aspetti. Ci sono giganti che durano poco e pesci qualunque che... no, aspetta, non te lo anticipo. Andiamo con ordine.
Nella stessa famiglia, tre destini

Partiamo dagli sparidi, che poi è la famiglia di orate, saraghi e dentici. L'età massima riportata per gli sparidi mediterranei va da 5 a 36 anni a seconda della specie (FishBase). Stessa famiglia, stesso mare, uno scarto di trent'anni abbondanti: come se tuo cugino campasse sei volte te.
In cima c'è il dentice. La revisione scientifica dedicata alla specie gli dà una vita tipica di quindici-ventisei anni, un'età massima riportata di trentasei, e una longevità che può superare i trenta. Poi giri pagina e trovi il sarago maggiore, suo parente stretto: dieci anni riportati, non uno di più (FishBase). L'orata sta nel mezzo, e supera i venti.
Trentasei, venti, dieci: tre cifre così diverse che sembrano tre animali inventati da tre autori differenti. Quindi la parola «pesce» non ti dice niente sull'orologio che l'animale si porta dentro. A volte non te lo dice nemmeno la famiglia.
Il tonno, trent'anni portati bene

Trentadue anni. È l'età massima riportata per il tonno rosso, e per l'Atlantico occidentale si parla di esemplari arrivati fino a quaranta (FishBase). Il tonno che vedi saltare a settembre può essere nato quando tu andavi alle elementari.
E non parliamo di un vecchietto in pantofole: parliamo di un animale che, da scheda, arriva a sfiorare i quattro metri e mezzo di lunghezza. Quarant'anni spesi a crescere, cacciare e schivare ami. Un tonno grande non è «un bel pesce»: è un reduce.
La forbice fra i due numeri, trentadue riportati e quaranta possibili, ti dice anche un'altra cosa: i massimi non sono targhe fisse, sono il pesce più vecchio che finora qualcuno ha datato. Il prossimo record nuota da qualche parte, adesso.
Ombrina bocca d'oro: record a quarantadue

La prima volta che ho letto la scheda dell'ombrina bocca d'oro (Argyrosomus regius) sono andato a ricontrollare: quarantadue anni di età massima riportata, rilevati nel Golfo di Cadice (FishBase). Dieci più del tonno. Senza il fisico da copertina, senza il mercato che la venera: solo una carriera lunghissima passata a farsi i fatti suoi. Quarantadue anni sono più o meno due mutui, uno dietro l'altro, vissuti su un fondale sabbioso.
Occhio però ai nomi, perché qui l'anagrafe frega mezza Italia: l'ombrina bocca d'oro non è la corvina. La corvina vera (Sciaena umbra) è un'altra specie, e si ferma a ventun anni riportati (FishBase): la metà esatta della sua quasi omonima. Ventuno, comunque, restano tanti per un pesce che al massimo tocca i settanta centimetri.
La cernia: sessanta, o forse cinquanta

Sessanta, o forse cinquanta.
Per la cernia bruna l'età massima riportata è di sessant'anni (FishBase), ma altre fonti secondarie si fermano a cinquanta. Non è sciatteria: è il mestiere. «Età massima riportata» significa il pesce più vecchio che qualcuno ha datato e pubblicato, e campioni diversi, mari diversi e metodi diversi producono tetti diversi.
Il punto resta comunque enorme: mezzo secolo. Una cernia grossa può essere più vecchia della tua patente, del tuo matrimonio e probabilmente di casa tua. Davanti a una tana abitata, io un pensiero a quanto ci ha messo quel pesce ad arrivarci ce lo faccio sempre.
Il paradosso del pesce spada

Il pesce spada sembra costruito per l'eternità: stazza da leggenda e un'arma bianca montata di serie.
In realtà è lui il velocista del gruppo. Le stime di longevità variano parecchio con la regione e con il sesso dell'animale, ma i massimi riportati più spesso stanno fra i nove e i quindici anni, con un tetto attorno ai quindici secondo le sintesi dell'ente oceanografico americano (NOAA). Una carriera intensa e corta, da centometrista.
Un terzo di un'ombrina. Un quarto di una cernia, se alla cernia concedi i sessanta. La natura non distribuisce gli anni in base alla stazza, e il pesce spada è la dimostrazione in abito da sera.
Lo scorfano cambia orologio col mare

E se ti dicessi che la stessa identica specie invecchia in modo diverso a seconda del mare in cui vive? Lo scorfano nero: longevità di undici anni in Adriatico, sei nel Mediterraneo, sette nel Mar di Marmara (Journal of Applied Ichthyology, 2009). Sì, l'Adriatico è Mediterraneo pure lui: negli studi i bacini si contano separati, e i loro scorfani evidentemente pure.
Nelle catture del Mar Nero, poi, le femmine arrivano a undici anni e i maschi a dodici. Lo studio constata, non racconta favole: i tetti cambiano da bacino a bacino, punto. A me basta il fatto, che è già grosso così: la longevità non è scritta una volta per tutte nella specie. Il posto conta, e parecchio.
La prossima volta che stacchi uno scorfano dall'amo, insomma, ricordati che quel brutto ceffo lì potrebbe avere un gemello dall'altra parte dell'Adriatico con un'aspettativa di vita quasi doppia della sua. Questione di indirizzo.
Cosa cambia per chi pesca

Adesso i numeri li hai. Ti dico come li uso io.
Primo: l'età di un pesce non si indovina dalla taglia, si conta. Si leggono gli anelli di crescita nelle sue strutture dure, più o meno come si fa con il tronco di un albero, ed è da lì che arrivano tutti i record che hai appena letto. Lavoro certosino, margini d'errore compresi: per questo le schede dicono «riportata», mai «garantita».
Secondo: anche i pesci «normali» sono vecchi. La spigola, secondo le sintesi delle banche dati scientifiche, può toccare i trent'anni. Quella che consideri una cattura ordinaria può avere più anzianità di servizio del tuo mulinello, del tuo gommone e del tuo barbiere messi insieme.
Terzo, ed è il pensiero che mi porto dietro da quando ho messo in fila queste schede: un tratto di costa svuotato dei suoi pesci vecchi non si ricarica in un'estate. Se una corvina può portarsi addosso più di vent'anni e una cernia cinquanta, il prelievo di oggi si paga in decenni, non in stagioni. Rimettere in acqua un pesce grande, visto così, non è beneficenza: è restituire tempo.
Un pesce grande non è mai soltanto un pesce grande: è il tempo che il mare aveva messo da parte.



