Pescare a Napoli: fondali, venti e stagioni
Com'è fatto il fondale
Il golfo alterna secche vulcaniche e cigli rocciosi a lingue di sabbia. Le secche di Posillipo e i banchi tra Nisida e Procida salgono da fondali profondi e concentrano il pesce; verso Castellammare il fondale si addolcisce in sabbia e posidonia. Il salto batimetrico vicino a Capri porta acque profonde a poche miglia dalla costa.
I venti che contano
I rilievi riparano il golfo da tramontana e grecale, che raramente alzano onda. Il problema è il libeccio: entra dritto dall'imboccatura e in poche ore costruisce onda corta e ripida su tutto l'arco costiero. Lo scirocco intorbida l'acqua sotto costa e spesso anticipa il libeccio di mezza giornata.
Tecniche che rendono qui
Dalla scogliera si lavora a spinning leggero all'alba su spigole e lecce, mentre il bolentino sulle secche rende saraghi, tanute e occhiate. In barca il traino con piccoli artificiali intercetta palamite e tonnetti quando le mangianze si aprono al largo. Le foci e i moli portuali restano produttivi anche con mare formato.
Il pesce mese per mese
In primavera risalgono palamite e tonnetti e la spigola si avvicina alle foci. L'estate premia le uscite all'alba e la pesca ai cefalopodi dopo il tramonto. In autunno arrivano le mangianze migliori al largo; d'inverno il sarago sotto costa e i calamari sulle secche tengono viva la stagione.




