In apnea il pesce non lo rincorri: lo convinci a girarsi.

Con un polmone d'aria contro tutto il mare, inseguire un sarago è la via più corta per tornare a riva a mani vuote e senza fiato. Così, da generazioni, gli apneisti ribaltano il problema: invece di andare dal pesce, fanno venire il pesce da loro. Uno dei modi più antichi è anche il più semplice — un sasso. Lo lanci, tocca l'acqua, scende e solleva una nuvoletta sul fondo. E tu sei già lì sotto, immobile, ad aspettare che la curiosità faccia il resto.

Si chiama lancio del sasso ed è uno dei "richiami" della pesca sub. Non è magia, e non è nemmeno detto che funzioni sempre: è un piccolo inganno che gioca su un difetto caratteriale del sarago.

Non è il rumore: è la curiosità

Il lancio del sasso — Non è il rumore, è la curiosità

Il sarago è un pesce curioso, e la curiosità è un difetto che si paga. Quando qualcosa si muove o si posa sul fondo, i più spavaldi del branco si staccano per andare a vedere di persona: le fonti tecniche lo dicono senza giri di parole, "i più curiosi si staccheranno dal branco per verificare di persona la pericolosità dell'intruso" (pescare.net). Il campione Petrollini, sulle schede di Apnea Magazine, lo racconta uguale: appena si appoggiava sul fondo, il pesce si girava e gli veniva incontro.

Il sasso non fa che aggiungere un innesco a questo istinto: un tonfo, un oggetto che scende, una nuvola di sospensione che sembra dire "qui è successo qualcosa". Attenzione però a non raccontarsela: perché il rumore attiri il pesce non è affatto dimostrato. La spiegazione romantica — "imita il croccantìo di chi sgranocchia i molluschi" — è una delle prime a cadere quando la si mette alla prova. Quello che regge è più semplice e più onesto: un pesce curioso va a controllare un disturbo. Il resto è mestiere, non scienza. Del resto, sott'acqua un pesce ti "sente" prima ancora di vederti — ne abbiamo parlato in cosa sente davvero il pesce.

Come si fa: prima il sasso, poi l'aspetto

Il lancio del sasso — Come si fa: prima il sasso, poi l'aspetto

Il cuore della tecnica non è il lancio: è l'aspetto, l'agguato immobile sul fondo. La parte documentata è questa — ti cali senza rumore e ti apposti "già con il fucile spianato in direzione del branco" (pescare.net), poi resti fermo e lasci lavorare il tempo. Il sasso serve solo a dare al pesce una ragione per avvicinarsi.

Sul gesto del lancio le fonti serie sono avare di numeri: quanto lontano, con che traiettoria, quanti secondi aspettare non stanno scritti da nessuna parte, e chi te li spaccia per verità sta vendendo la sua esperienza, non un dato. Il senso pratico è intuitivo: il sasso va poco oltre il punto in cui ti apposti, così il pesce che arriva a curiosare ti taglia davanti e passa a tiro, non addosso. Poi capovolta, discesa morbida, immobilità totale. In apnea l'unico cronometro è l'aria: se nei pochi secondi buoni non arriva nessuno, si risale e si riprova — non si tira la corda.

Chi risponde e dove: i saraghi, sulle franate

Il lancio del sasso — Chi risponde e dove: i saraghi sulle franate

Il cliente numero uno è il sarago, e in particolare il sarago fasciato (Diplodus vulgaris), quello che "vive dal metro d'acqua fino ai 15/20 metri" e si incontra facile sulle franate, "nei fondali misti di sabbia e roccia" (pescare.net). Nello stesso aspetto possono capitare orate e, con un po' di fortuna e molta immobilità, anche dentici; il disturbo sul fondo stuzzica pure cefali e spigole, gli stessi che rispondono a chi finge di "grufolare" tra i sassi.

Il fondo giusto è mosso e vario: le franate — i crolli di massi ai piedi delle scogliere — hanno un vantaggio pratico, "permettono di mettere in atto tecniche di aspetto meno statiche" (pescare.net), cioè puoi spostarti da un nascondiglio all'altro invece di restare inchiodato in un punto solo. Ma niente entusiasmi facili: non tutti i saraghi ci cascano. Il sarago maggiore ha fama di diffidente, e più il pesce è grosso e vecchio, meno è disposto a fidarsi di un sasso. La curiosità è un difetto dei giovani; i saggi restano a guardare.

Il fucile lungo — e perché "forchetta" è un'altra cosa

Il lancio del sasso — Il fucile lungo e la forchetta

Per l'aspetto serve un fucile che arrivi lontano: un arbalete a elastici tra i 70 e i 100 centimetri, dotato di mulinello (pescare.net). È l'opposto del fucile corto da tana.

E qui va sciolto un equivoco, perché in parecchi chiamano questa pesca "la forchetta". Nel gergo della pesca sub, però, la forchetta non è una tecnica: è la punta del fucile a più rebbi — le cinque punte del setup "corto e forchetta", un fucile corto armato di fiocina forcuta che si usa per infilare i saraghi da vicino, nelle tane e negli anfratti (Apnea Magazine). Due cose diverse dello stesso mondo, quello del sarago, ed è facile confonderle. Per esattezza: il sasso è un richiamo, la forchetta è un ferro.

C'è anche chi pesca in silenzio

Il lancio del sasso — C'è anche chi pesca in silenzio

Onestà prima di tutto: il sasso non è vangelo. Diversi pescatori esperti fanno l'esatto contrario e giurano sul silenzio. Le guide più caute all'aspetto sul sarago insegnano a trattenere persino le bollicine, "che potrebbero spaventare le prede", e a puntare tutto sul mimetismo, "sia a livello visivo che sonoro" (pescare.net, apneapassion.com). Per questa scuola il pesce migliore arriva quando sparisci, non quando ti fai sentire.

Le due idee non si escludono per forza: c'è chi il sasso lo usa per radunare i giovani curiosi su un fondo sabbioso, e chi in una secca cristallina non farebbe rumore per niente al mondo. Come sempre in mare, a decidere è la lettura del posto e il buonsenso, non la fede in un trucco.

La regola che viene prima del pesce

Il lancio del sasso — La sicurezza prima del pesce

Un aspetto è fatto di attese, e l'attesa in apnea è dove si rischia la vita. Non per il pesce: per la sincope. È la prima causa degli incidenti mortali in pesca sub, quasi sempre figlia di un'imprudenza o di una distrazione — e spesso si risolve "tirandogli semplicemente la testa fuori dall'acqua" (Apnea Magazine), se c'è qualcuno a farlo. Il campanello che la precede è la samba: un "movimento incontrollato del corpo" con irrigidimento, il segnale che stai esagerando.

Da qui le regole che non si trattano:

  • Mai da soli. Si pesca in coppia, uno si tuffa e uno guarda, sempre. Ma occhio: la coppia non è un salvacondotto — un soccorritore imprudente diventa la seconda vittima, "una doppia imprudenza può costarne due" (Apnea Magazine).
  • Recupero lungo. In superficie si resta più del doppio del tempo passato sotto (mbnews.it). L'aria si ripaga con calma, non con un respiro solo.
  • Nessuna preda vale una vita. Il sarago della vita non si insegue oltre la propria riga rossa: si lascia andare.

Se parti adesso con l'apnea, prima ancora del sasso studiati le regole che ti tengono vivo: valgono più di qualsiasi trucco.

Alla fine il sasso è solo un pretesto. Il vero lavoro lo fanno l'immobilità, la pazienza e la curiosità di un pesce che, per un attimo, dimentica di essere prudente. Il resto — il tonfo, la nuvola, l'attesa — è la parte più bella: quella in cui non stai pescando, stai aspettando che il mare decida.