Il drifting al tonno rosso è la pesca d'altura per eccellenza nel Mediterraneo: barca in deriva, una scia di pastura che scende nella corrente, e l'attesa — che può durare ore — dell'urlo della frizione. Da quando lo stock di tonno rosso si è ripreso, gli incontri sotto costa sono tornati frequenti anche a poche miglia dal porto.

Prima di tutto: i permessi

La pesca ricreativa al tonno rosso richiede l'autorizzazione nazionale (rilasciata dal MASAF) ed è soggetta a quote, periodi di apertura e all'obbligo di marcatura della cattura. Una preda per barca al giorno, nel periodo consentito. Informarsi prima è obbligatorio, non consigliato.

La tecnica

Si pesca in deriva libera, lanciando in mare una scia regolare di sarde a pezzi. Nella scia si calano 3–4 lenze a profondità scalari (10, 20, 30, 40 metri), con la sarda innescata che scende naturale insieme alla pastura. Il segreto è la continuità della scia: mai interromperla, mai esagerare — deve incuriosire, non sfamare.

Attrezzatura

  • Canne: stand-up 30–50 o 50–80 lbs.
  • Mulinelli: rotanti due velocità con almeno 500 m di nylon 0,60–0,70 mm o dacron.
  • Terminali: fluorocarbon 0,90–1,20 mm, 3–5 metri, ami circle 7/0–9/0 ben affilati.
  • Galleggianti segnalatori: palloncini o sugheri sganciabili per tenere le profondità.

Il combattimento

Col circle hook non si ferra: si lascia partire il pesce e si mette progressivamente in tensione. Il tonno fa la prima fuga lunghissima — anche 200 metri — poi inizia il braccio di ferro verticale. Frizione tarata a un terzo del carico di rottura, calma, e cintura di combattimento: un tonno di 100 kg si combatte per 40–90 minuti.