Il drifting al tonno rosso è la pesca d'altura per eccellenza nel Mediterraneo: motore spento, barca che scarroccia, una scia di sarde che scende nella corrente e un'attesa che può durare ore, fino all'urlo della frizione. È anche la pesca ricreativa più regolamentata che esista nei nostri mari. Prima dell'attrezzatura, quindi, la parte da mettere in ordine sono le carte: un tonno preso senza titoli non è un ricordo, è un verbale.
Il permesso lo rilascia la Capitaneria
Per insidiare il tonno rosso dalla barca da diporto serve un nulla osta dell'Autorità marittima: si chiede alla Capitaneria di porto o all'ufficio circondariale marittimo del porto base, non costa nulla, vale su tutto il territorio nazionale, dura tre anni ed è rinnovabile alla scadenza. L'istruttoria può prendersi fino a trenta giorni, quindi non è una pratica da fare la settimana prima di uscire.
È bene chiarire l'equivoco più diffuso: il ministero non rilascia il permesso al singolo pescatore. Il ministero emana i decreti di campagna e fissa il contingente ricreativo nazionale; il documento che ti chiedono in mare autorizza l'imbarcazione, e lo firma l'Autorità marittima.
La stagione dura meno di quanto dice il calendario
La finestra in cui si può trattenere un tonno rosso va dal 16 giugno al 14 ottobre. Ma è un massimo teorico, non una promessa: la quota ricreativa italiana vale poche decine di tonnellate e, quando si esaurisce, la campagna viene chiusa in anticipo con un decreto — negli anni scorsi è successo tra luglio e agosto. Prima di caricare le cassette di sarde, la domanda giusta non è "che giorno è" ma "il contingente è ancora aperto".
Le altre regole non ammettono interpretazioni. La taglia minima è 30 kg oppure 115 cm di lunghezza alla forca, cioè misurata all'incavo della coda, non alla punta. Si può trattenere un solo esemplare al giorno per imbarcazione: per barca, non a testa, ed è l'errore che porta a casa più sanzioni. Il pescato non si vende in nessun caso. E il pesce va sbarcato intero, senza branchie e/o eviscerato: filettare a bordo è vietato.
Tre comunicazioni, non una
La catena di rendicontazione oggi ha tre anelli, e si sommano tra loro. Primo: la cattura va comunicata all'Autorità marittima prima di entrare in porto, con qualsiasi mezzo, VHF o telefono. Secondo: entro 24 ore dallo sbarco va consegnata o trasmessa la dichiarazione di cattura. Terzo, dal maggio 2026: la registrazione elettronica sull'applicazione europea RecFishing, da completare prima del rientro e comunque entro le 23:59 del giorno in cui hai preso il pesce.
Il tonno rosso è una delle quattro specie a dichiarazione obbligatoria, insieme a pesce spada, lampuga e alalunga, e la registrazione riguarda anche i pesci rilasciati e le catture accidentali. Non è un dettaglio burocratico: la dichiarazione mancata o tardiva costa da 1.000 a 3.000 euro, aumentati di un terzo proprio per tonno rosso e pesce spada.
Quanto tonno c'è davvero
Il totale di cattura ammesso per l'Atlantico orientale e il Mediterraneo è salito a 48.403 tonnellate per il triennio 2026-2028, contro le 40.570 del triennio precedente: circa il 19% in più. È il segnale che la specie sta molto meglio di vent'anni fa, ma va letto per quello che è.
Quel numero non nasce da una nuova fotografia dello stock: non c'è una valutazione recente, lo stato è ereditato dall'ultima analisi completa e la gestione passa da una procedura automatica. La mortalità da pesca stimata sta sotto la soglia di riferimento — indice 0,81 — ma l'intervallo di confidenza va da 0,48 a 1,62 e attraversa l'1: il sovrasfruttamento non è statisticamente escluso. In più, un aumento del totale internazionale non si traduce meccanicamente in più quota per i diportisti: quella la decide un decreto nazionale, e resta una fetta molto sottile.
Dove sta il tonno, e a che profondità

Qui la telemetria satellitare ha cambiato il modo di ragionare. Seguendo decine di tonni marcati per anni si vedono quattro modi di stare nella colonna d'acqua: superficie entro i 10 metri, sub-superficie tra 10 e 100, immersioni medie tra 50 e 200, immersioni profonde oltre i 200 metri. D'estate domina la superficie, d'inverno le quote medie — e a comandare il passaggio non è il calendario, è la stratificazione termica. Il termoclino, non la data, dice a che profondità cercare.
Su un gruppo di pesci seguiti nel Mediterraneo nord-occidentale, tra luglio e settembre la permanenza nei primi 20 metri supera il 90% del tempo: nella piena estate il tonno vive dove arriva la tua scia. Tra settembre e ottobre quella percentuale crolla di colpo, in parallelo con l'indebolirsi della stratificazione. Nel primo metro d'acqua, quello in cui lo vedi, i singoli restano meno di due minuti di fila e i banchi tre-sei minuti: se aspetti l'avvistamento per calare le esche, sei sempre in ritardo.
La fascia termica preferita è 21-27 °C. La frega avviene tra giugno e luglio, in acque tra 23,5 e 25 °C e sopra fondali oltre i 100 metri — quindi al largo, non sotto costa — e in quel periodo i riproduttori stanno altissimi, con profondità medie intorno ai 10 metri contro i quasi 40 delle fasi normali. Di notte, tra le 23 e le 2:30, compiono immersioni oscillatorie di 60-120 minuti attraversando salti termici di 2-6 gradi: stanno lavorando il termoclino.
La scia è la tecnica

Si pesca in deriva libera, ma la deriva deve essere lenta: oltre 0,6-0,8 nodi di scarroccio le esche non scendono più naturali dentro la scia e conviene passare all'ancora, tenendo le esche più vicine alla barca perché il brumeggio affonda prima.
Per una giornata servono due o tre cassette di sarde fresche, otto-nove chili l'una. Vanno distribuite in modo continuo e regolare: la scia deve incuriosire, non sfamare, e soprattutto non deve avere buchi — un'interruzione di dieci minuti rompe il filo che stai tirando verso la barca.
Le lenze si calano scalari, sia in profondità sia in distanza: la prima filata a una quarantina di metri dalla barca e affondata a 30-40, la seconda a 20-25 metri di distanza e 15-20 di profondità, la terza a 10-15 metri dal natante senza piombo né galleggiante, così scende esattamente come un pezzo di pastura. In luglio e agosto, con i pesci nei primi venti metri, è la lenza alta a lavorare di più.
Attrezzatura
- Canne: stand-up 30-50 o 50-80 lbs.
- Mulinelli: rotanti due velocità con almeno 500 m di nylon 0,60-0,70 mm o dacron.
- Terminali: fluorocarbon da 100/130 lb (circa 1,4-1,8 mm) su due metri buoni, fino a 1,3 mm e oltre per pesci sopra il quintale.
- Ami: circle 7/0-9/0, forgiati e affilati.
- Segnalatori: palloncini o sugheri sganciabili per tenere le quote.
Il circle hook non è una moda

La forma arrotondata scivola sui tessuti molli di bocca ed esofago e ruota mentre esce, piantandosi nell'angolo della mascella. Il risultato è meno allamature profonde e meno pesci ferrati fuori dalla bocca. Un'analisi che mette insieme decine di studi sperimentali dà per il tonno rosso una mortalità a bordo più bassa con il circle rispetto all'amo tradizionale, e smonta l'obiezione classica: le catture non calano, aumentano — quasi il doppio nei confronti diretti, perché il pesce si slama molto meno.
Il combattimento

Col circle non si ferra: si lascia partire il pesce e si mette progressivamente in tensione. La frizione si tara prima, a terra o in banchina, meglio con un dinamometro, intorno a un terzo del carico di rottura. E si tiene d'occhio durante la fuga: man mano che il filo esce, il diametro della bobina cala e la forza frenante effettiva sale, quindi va allentata invece che stretta.
La prima fuga può portare via duecento metri, poi comincia il braccio di ferro verticale. Con attrezzatura adeguata e conduzione corretta si parla di minuti, non di ore: negli studi condotti su tonni adulti i combattimenti sono durati da 6 a 79 minuti. Tirarla per le lunghe non è un'impresa, è un danno — al pesce e alle tue possibilità di rilasciarlo vivo.
Rilasciarlo bene
Il rilascio dei tonni catturati vivi non è una gentilezza: è un obbligo di legge, in particolare per i giovanili, e i pesci che muoiono durante il catch and release vengono comunque conteggiati sul contingente nazionale. La buona notizia è che funziona, e sappiamo quanto.
In un esperimento con marche satellitari su 59 tonni adulti — esche su ami circle senza ardiglione, tutti allamati in mascella, nessuno issato a bordo, rilascio in acqua — la mortalità dopo il rilascio è stata del 3,4%, con i dati trasmessi fino a 246 giorni dopo. Su tonni più piccoli presi con attrezzatura leggera altre marche hanno indicato una sopravvivenza praticamente totale.
Il conto però lo paga il pesce: subito dopo la liberazione il battito caudale resta circa il 50% sopra il normale e torna a valori di crociera solo dopo 5-10 ore, e il tonno scende a 45-80 metri nel primo minuto. La ricetta operativa è tutta lì: combattimento corto, amo circle, pesce che resta in acqua, manipolazione di pochi minuti, guanti bagnati e mani lontane dalle branchie, slamatore lungo e, se l'amo è profondo, tagliare il terminale invece di insistere.
Il drifting è una pesca fatta di attesa e di misura: la scia che non si interrompe, la frizione che si allenta al momento giusto, la quota che segue il termoclino e non l'abitudine. E, ormai, un pesce che quasi sempre torna giù.



