Sul molo la scena è sempre la stessa: si solleva un pesce argentato con una macchia scura vicino alla coda e si sentenzia «sarago». Fine della discussione. Peccato che nel Mediterraneo di saraghi veri ce ne siano almeno quattro, più uno rarissimo, e che quella singola macchia la porti anche un pesce che di sarago non ha nulla.

Distinguerli non è un esercizio da manuale di zoologia: cambia dove cercarli, cambia l'esca giusta, e se decidi di tenerne uno cambia perfino la misura minima da rispettare per non rischiare una sanzione. Andiamo specie per specie, dalla più comune alla più rara — fino all'impostore finale.

Il sarago maggiore, il più comune

Illustrazione papercut di un sarago maggiore con nove barre verticali sul fianco e la sella scura sul peduncolo caudale, su fondale roccioso con posidonia

Il sarago maggiore (Diplodus sargus) è quello che si pesca più spesso sulle scogliere italiane, ed è anche il più facile da inquadrare: nove barre verticali scure attraversano il fianco argenteo, e sul peduncolo caudale — l'attaccatura della coda — porta una sella nera che si ferma prima del bordo inferiore e non gira mai sotto la pancia. È proprio questo dettaglio, la sella che non chiude, a separarlo da un paio di sosia che vedremo tra poco.

Vive su fondali rocciosi, scogliere e praterie di posidonia, spesso mescolato a tratti di sabbia, tra la superficie e i 50 metri. Da adulto è un predatore specializzato: rompe ricci di mare, cozze e altri gusci duri con denti a mola, il che lo rende anche uno dei saraghi più diffidenti da insidiare con l'amo. La taglia media è di 22-30 cm, e qui c'è un dato che frega quasi tutti: la misura minima legale non è 18 cm come si ripete sulle banchine, ma 23 cm (Regolamento UE 2019/1241) — vale la pena saperlo prima di infilarlo nella sacca.

Il sarago pizzuto, il muso a punta

Illustrazione papercut di un sarago pizzuto con il muso allungato e appuntito, profilo concavo vicino alla bocca, su fondale misto roccia e sabbia

Il sarago pizzuto (Diplodus puntazzo) si riconosce prima ancora di contare le barre: ha un muso allungato e appuntito, con il profilo che si incava leggermente vicino alla bocca — da questo tratto viene il nome. L'occhio è più piccolo di quello del maggiore, e le barre verticali sul fianco sono più numerose e sottili, tante e fitte invece che nove ben distinte. Anche lui porta una macchia scura sul peduncolo caudale.

Vive su fondali rocciosi misti a sabbia e fango, spesso più solitario del maggiore, con gli adulti che scendono fino a 50-60 metri. È comune in tutto il Mediterraneo, tanto da essere allevato anche in acquacoltura, e ha una misura minima legale di 18 cm.

Il sarago testa nera, il segno sulla nuca

Illustrazione papercut di un sarago testa nera con la banda scura sulla nuca dietro l'opercolo e l'anello nero chiuso attorno al peduncolo caudale

In molte zone lo chiamano anche sarago fasciato, ma è lo stesso pesce: il sarago testa nera (Diplodus vulgaris) è quello che si confonde più spesso con il maggiore, perché a colpo d'occhio gli somiglia moltissimo. Il segno che toglie ogni dubbio non è sul fianco: è sulla nuca, subito dietro l'opercolo, dove porta una seconda banda nera che il maggiore non ha mai. E sul peduncolo caudale, a differenza della sella aperta del maggiore, il suo anello scuro chiude tutto intorno, senza interruzioni sotto la pancia.

Frequenta gli stessi fondali rocciosi e le stesse praterie di posidonia del maggiore, spesso fianco a fianco con lui — un motivo in più per fidarsi del segno sulla nuca invece che della sagoma generale. Anche per il testa nera la misura minima legale è 18 cm.

Il piccolo sparaglione, l'anello dorato

Illustrazione papercut di un piccolo sarago sparaglione con l'anello nero attorno al peduncolo caudale e le pinne ventrali gialle, su fondale sabbioso

Il sarago sparaglione (Diplodus annularis) è il più piccolo di tutti: di solito non supera i 15 cm, con un massimo che arriva a 20-25. Non ha barre verticali marcate come gli altri saraghi — il fianco resta liscio, grigio-argenteo con una sfumatura giallastra — e il segno di riconoscimento è un anello nero quasi completo attorno al peduncolo caudale, subito dietro le basi delle pinne dorsale e anale. Le pinne ventrali e i primi raggi dell'anale sono gialli, un dettaglio che si nota bene anche appena preso.

È il sarago più comune tra le catture da riva, spesso su fondali sabbiosi o tra le praterie di posidonia in acque basse. Con una misura minima legale di appena 12 cm è anche il più permissivo da tenere, ma è talmente piccolo che rilasciarlo resta quasi sempre la scelta più sensata.

Il sarago faraone, il gigante raro

Illustrazione papercut di un grande sarago faraone con cinque bande scure larghe che scendono quasi fino al ventre, su una parete rocciosa profonda

Se capita di incrociarne uno, la taglia parla da sola: il sarago faraone (Diplodus cervinus) è il più grande di tutti i saraghi mediterranei, comune sui 35 cm e capace di arrivare a 55 cm per quasi 3 kg. Anche il disegno è diverso dagli altri: invece di barre sottili ha 5-6 bande scure larghe, più larghe degli spazi chiari tra una e l'altra, che scendono quasi fino al ventre. Le labbra sono più carnose delle altre specie di sarago.

In Italia è raro — manca del tutto in Adriatico — ed è più facile incontrarlo in Sicilia e lungo le coste nordafricane, su fondali rocciosi che può frequentare fino a 300 metri, anche se di solito resta tra i 50 e i 100. Dagli anni Duemila le segnalazioni sono aumentate anche più a nord nel Mediterraneo occidentale. Chi lo incrocia, difficilmente lo scambia per un altro sarago: è semplicemente troppo grande, e le bande troppo larghe.

L'occhiata: sembra un sarago, non lo è

Illustrazione papercut di un'occhiata dal corpo affusolato con coda forcuta e macchia scura bordata di bianco sul peduncolo caudale, in banco a mezz'acqua

Ed eccolo, l'impostore da cui siamo partiti. L'occhiata (Oblada melanurus) appartiene alla stessa famiglia dei saraghi, gli Sparidi, ma a un genere completamente diverso — non è un Diplodus, e infatti a guardarla bene non è nemmeno costruita come un sarago. Ha lo stesso identico problema del maggiore: porta anche lei una macchia nera sul peduncolo caudale. Il dettaglio che la smaschera è il bordo: nell'occhiata quella macchia è circondata da un alone bianco netto, che nel maggiore non c'è.

Il resto del corpo la tradisce ancora di più, se ci si guarda con attenzione: corpo più affusolato e meno alto, coda forcuta invece che tronca, bocca rivolta verso l'alto con la mandibola leggermente sporgente, e sui fianchi nessuna barra verticale. Le manca anche un dettaglio che si vede solo in bocca: i denti molariformi laterali che i saraghi veri usano per frantumare ricci e conchiglie. Per questo l'occhiata non sta appoggiata su rocce e fondali come loro, ma nuota in banchi a mezz'acqua, spesso vicino alla superficie.

Messa in fila, la regola pratica sta tutta qui: prima le barre — tante e sottili è maggiore o pizzuto, poche e larghe è il faraone, nessuna è sparaglione o occhiata; poi il segno sulla coda — sella aperta è il maggiore, anello chiuso più banda sulla nuca è il testa nera, anello dietro le pinne è lo sparaglione, alone bianco è l'occhiata; infine la coda stessa, forcuta o tronca, per capire se hai ancora in mano un sarago oppure no. La prossima volta che qualcuno solleva un pesce argentato sul molo e sentenzia «sarago», puoi controllare tu quale.