Un sarago da venti centimetri nel secchiello è un verbale. Non perché sia piccolo: perché quasi tutte le tabelle che girano in rete dicono diciotto centimetri, e diciotto è il numero sbagliato.

Le misure minime non sono un capriccio di Bruxelles. Servono a far arrivare ogni pesce almeno a una stagione riproduttiva prima che finisca in padella, e sono l'unica regola di pesca che puoi violare senza accorgertene, con il pesce già in mano. Nel 2026 sono cambiate due cose grosse: un'app obbligatoria e un impianto sanzionatorio riscritto da capo.

La tabella delle misure minime in mare

Illustrazione papercut di un pesce disteso sul ponte di una barca accanto a un metro adesivo arancione fissato lungo la falchetta, visto dall'alto

Questa è la tabella completa, e completa vuol dire due elenchi. Prima l'Allegato IX, Parte A del Regolamento (UE) 2019/1241 per intero — tutte e ventisette le voci, non solo i pesci — poi le specie che l'Europa non nomina affatto e su cui vale ancora il regolamento nazionale del 1968. Per i pesci sono centimetri di lunghezza totale, dalla punta del muso all'estremità della pinna caudale; per crostacei e molluschi si misura il carapace o il guscio.

Scrivi nella casella per filtrare: la ricerca capisce anche i nomi da banchina, quindi «branzino» trova la spigola e «poverazza» trova la vongola.

Taglie minime di cattura in mare aggiornate al 2026: misure europee dell'Allegato IX Parte A del Regolamento (UE) 2019/1241 e misure nazionali del DPR 1639/1968, specie per specie.
SpecieNome scientificoMisura minimaNote
Pesci — Regolamento (UE) 2019/1241, Allegato IX Parte A
Acciuga (alice)Engraulis encrasicolus9 cmConvertibile in 110 esemplari per chilo.
SardinaSardina pilchardus11 cmConvertibile in 55 esemplari per chilo; non si applica al novellame sbarcato per il consumo umano da sciabiche autorizzate.
Triglia (di scoglio e di fango)Mullus spp.11 cm
SparaglioneDiplodus annularis12 cmÈ il più piccolo dei quattro saraghi.
Fragolino (pagello)Pagellus erythrinus15 cm
Suro (sugarello)Trachurus spp.15 cm
Pagello bastardoPagellus acarne17 cm
SgombroScomber spp.18 cm
PagroPagrus pagrus18 cm
Sarago pizzutoDiplodus puntazzo18 cm
Sarago testa neraDiplodus vulgaris18 cmDa non confondere con il maggiore: quello sta a 23 cm.
OrataSparus aurata20 cm
MormoraLithognathus mormyrus20 cm
Nasello (merluzzo)Merluccius merluccius20 cm
SogliolaSolea vulgaris20 cm
Sarago maggioreDiplodus sargus23 cmNon 18 cm: è l'errore più diffuso in circolazione.
Spigola (branzino)Dicentrarchus labrax25 cmI 42 cm che girano valgono per il Mare del Nord, non per il Mediterraneo.
OcchialonePagellus bogaraveo33 cm
CernieEpinephelus spp.45 cm
Cernia di fondale (dotto)Polyprion americanus45 cm
Crostacei e molluschi — Regolamento (UE) 2019/1241: qui si misura il carapace o il guscio
ScampoNephrops norvegicus20 mm carapaceIn alternativa 70 mm di lunghezza totale.
AragostePalinuridae90 mm carapaceI «24 cm» che leggi ovunque sono la norma del 2006, abrogata.
AsticeHomarus gammarus105 mm carapaceIn alternativa 300 mm di lunghezza totale.
Gambero rosaParapenaeus longirostris20 mm carapace
CappasantaPecten jacobaeus10 cm guscio
Vongola veraceVenerupis spp.25 mm guscioLa deroga italiana non la riguarda.
Vongola (lupino, poverazza)Venus spp.25 mm guscioNelle acque territoriali italiane vale la deroga a 22 mm, confermata dall'Unione fino al 31 dicembre 2030.
Grandi pelagici — disciplina propria, servono autorizzazione e dichiarazione
Tonno rossoThunnus thynnus115 cm alla forca oppure 30 kgRaccomandazioni ICCAT recepite dall'Unione. Nulla osta triennale, un esemplare al giorno per imbarcazione, vendita vietata, stagione ricreativa 2026 dal 16 giugno al 14 ottobre.
Pesce spadaXiphias gladius100 cm LJFL oppure 11,4 kgIdem. Peso 10,2 kg se eviscerato e senza branchie; fermo totale dal 1° gennaio al 31 marzo; unico attrezzo ammesso la lenza a canna.
Specie che l’Europa non nomina — regolamento nazionale, DPR 1639/1968 artt. 87-89
Gò (ghiozzo)Zosterisessor ophiocephalus12 cm
PasseraPlatichthys flesus15 cm
Cefalo (muggine)Mugil spp.20 cmNessuna misura europea: la sua sta qui.
AnguillaAnguilla anguilla25 cmSpecie in piano di ricostituzione: controlla i fermi locali.
PalamitaSarda sarda25 cm
Tonnetto (alletterato)Euthynnus alletteratus30 cm
Alalunga (tonno bianco)Thunnus alalunga40 cmLe catture vanno comunque dichiarate in app.
Riccio di mareParacentrotus lividus7 cm di diametroRegola nazionale, aculei compresi. Massimo 50 esemplari al giorno, raccolta vietata a maggio e giugno, divieti regionali più duri dove esistono.
Mitilo (cozza)Mytilus spp.5 cm guscio
OstricaOstrea edulis6 cm guscio
CannolicchioSolen spp., Ensis spp.8 cm guscio
Tartufo di mareVenus verrucosa25 mm guscio
TellinaDonax trunculus25 mm guscio
StorioneAcipenser spp.60 cmSpecie protetta: il prelievo è comunque vietato.
Storione ladanoHuso huso100 cmCome sopra: vietato.
Tutte le altre specie ittiche7 cmSoglia generale dell'art. 87: sotto i 7 cm il pesce è considerato giovanile. Sopra questo minimo comandano le ordinanze locali, che spesso chiedono molto di più.
Prelievo vietato, a qualunque misura
Dattero di mareLithophaga lithophagavietatoDivieto assoluto con qualunque mezzo, con conseguenze penali e non una semplice multa.
NaccheraPinna nobilisvietatoSpecie in pericolo critico: non si tocca, nemmeno da morta senza autorizzazione.
Dattero biancoPholas dactylusvietatoDivieto assoluto di prelievo.
Riccio coronaCentrostephanus longispinusvietatoDivieto assoluto di prelievo.

Il metodo è sempre lo stesso: pesce disteso su una superficie piana, bocca chiusa, coda in posizione naturale. Un metro adesivo incollato sulla falchetta costa due euro ed elimina ogni discussione, perché la stima a occhio resta la prima causa di sanzione presa in perfetta buona fede.

Un dettaglio che quasi nessuno spiega. La stessa spigola compare a 42 centimetri dentro lo stesso regolamento, e ogni tanto qualcuno la cita per dimostrare che «le tabelle sbagliano». Quegli allegati valgono per il Mare del Nord e per le acque nordoccidentali. Sotto Trieste fa fede la Parte A dell'Allegato IX, punto.

Il sarago che manda fuorilegge mezza Italia

Illustrazione papercut di due saraghi a confronto: il sarago maggiore con nove barre verticali e la macchia a sella sul peduncolo caudale, il sarago testa nera con la banda scura sulla nuca e l'anello attorno alla coda

Qui casca l'asino, e casca da anni. Il sarago maggiore ha misura minima 23 centimetri. Non 18. E non è una regola federale valida in gara: è legge, scritta nero su bianco alla voce white sea-bream dell'Allegato IX.

I 18 centimetri esistono davvero, ma appartengono ad altri due saraghi: il pizzuto e il testa nera. Lo sparaglione scende addirittura a 12. Siccome «sarago» al mercato e sulla banchina indica indifferentemente quattro pesci diversi, il numero più basso ha finito per attaccarsi a tutti, compreso quello che sta cinque centimetri più su.

Tradotto in pratica: se peschi saraghi devi saperli distinguere prima di decidere se un esemplare si tiene, e il segno da cercare non è quello che si racconta di solito. La macchia scura sul peduncolo caudale ce l'hanno sia il maggiore sia il testa nera. Nel maggiore è una sella che si ferma prima del bordo inferiore e non gira mai sotto la pancia, sopra un fianco percorso da nove barre verticali; nel testa nera è un anello che chiude tutto intorno, e c'è una seconda banda nera piazzata sulla nuca, subito dietro l'opercolo. È quella sulla nuca a togliere ogni dubbio. Cinque centimetri di differenza, e una sanzione che parte da mille euro.

Crostacei e molluschi: conta il carapace

Illustrazione papercut di un'aragosta vista dall'alto su fondo crema, con lo scudo dorsale evidenziato in arancione

Per crostacei e bivalvi il righello si sposta, ed è la parte di tabella che quasi nessuno consulta. Non si misura la bestia intera ma il carapace, cioè lo scudo dorsale, dall'incavo dietro gli occhi al bordo posteriore dello scudo — non fino alla coda, che è l'errore classico e ti fa credere di essere in regola con dieci millimetri di margine che non hai.

Attenzione a un valore che gira ovunque e nel regolamento non c'è: l'aragosta «24 centimetri». Deriva dalla normativa precedente, quella del 2006. Oggi il parametro scritto è solo il carapace a 90 millimetri, e se hai un dubbio è quello che ti misureranno.

Sulle vongole invece va aggiornata una notizia che in rete circola ancora nella versione vecchia. La deroga che permette all'Italia di raccogliere Venus spp. — il lupino, la poverazza dell'Adriatico — a 22 millimetri invece che a 25 non è morta con il 2025: l'Unione l'ha confermata, e vale nelle acque territoriali italiane dal 1° gennaio 2026 fino al 31 dicembre 2030. Riguarda solo quella specie e solo quelle acque: per la vongola verace e per tutto il resto il numero resta 25.

Le specie che l'Europa non nomina

Dentice, ricciola, occhiata, seppia, calamaro e polpo non compaiono in alcun allegato mediterraneo del regolamento europeo. Nessuno. Il che significa che il «dentice 20 cm» stampato su metà delle tabelle divulgative in circolazione non ha una fonte europea: è un numero ereditato, ripetuto e mai verificato.

Assenza di misura europea però non vuol dire liberi tutti, e qui casca la seconda metà delle tabelle in circolazione. Sotto il regolamento europeo c'è ancora quello italiano, il DPR 1639 del 1968, che l'abrogazione della vecchia legge sulla pesca non ha travolto: resta in piedi per l'articolo 25 del D.Lgs. 4/2012, e le sue misure valgono esattamente dove Bruxelles tace. È lì che il cefalo trova i suoi 20 centimetri, la palamita 25, il tonnetto 30, l'anguilla 25, e ci sono anche cozze, ostriche, cannolicchi e telline. Sono nella tabella qui sopra, nel blocco nazionale: cerca il nome e compare.

Per quello che non sta né in un elenco né nell'altro c'è infine una rete di sicurezza che quasi nessuno cita: lo stesso articolo 87 considera giovanile — e quindi non prelevabile — qualunque pesce sotto i 7 centimetri. Non è una misura generosa, ed è proprio questo il punto. Sulla carta nazionale un dentice è difeso da un limite ridicolo, e a tenerlo in piedi davvero sono le ordinanze locali: in Sardegna il dentice è a 30 centimetri e la ricciola a 60, in Sicilia la ricciola si tiene da mezzo chilo. L'ordinanza della tua Capitaneria vale più di qualunque tabella nazionale, compresa questa.

Il riccio di mare, per una volta, una regola nazionale ce l'ha: 7 centimetri di diametro aculei compresi, non più di 50 esemplari al giorno, raccolta vietata a maggio e giugno. Sopra ci sono i divieti regionali, che sono spesso più duri. In Puglia vige un blocco pluriennale, e lì non è questione di centimetri ma di divieto secco.

Per il polpo la regola dei 450 grammi che tutti citano riguarda la zona atlantica, non il Mediterraneo. Anche qui comanda l'ordinanza locale, che di solito impone un peso minimo tra i 450 e i 500 grammi.

Tonno rosso e pesce spada, un altro campionato

Illustrazione papercut di un tonno rosso e un pesce spada nel blu profondo, con la sagoma di una piccola barca in superficie molto più in alto

Questi due non seguono la tabella: hanno una disciplina propria, che arriva dalle raccomandazioni ICCAT recepite dall'Unione, e sono le uniche specie per cui serve un'autorizzazione preventiva.

Il tonno rosso si tiene da 30 chili oppure 115 centimetri di lunghezza alla forca. Occhio alla sigla, perché anche qui gira una confusione: per il tonno si misura la forca (FL), mentre la LJFL, quella che parte dalla mandibola inferiore, è la metrica del pesce spada. Il limite è un esemplare al giorno per imbarcazione, non per pescatore: quattro amici a bordo restano un tonno. Serve il nulla osta triennale della Capitaneria, la stagione ricreativa 2026 va dal 16 giugno al 14 ottobre e la vendita è vietata in assoluto.

Il pesce spada si tiene da 100 centimetri LJFL o, in alternativa, 11,4 chili di peso vivo (10,2 se già eviscerato e senza branchie). Anche qui un esemplare al giorno per barca, nulla osta triennale, divieto di vendita, e due regole che sorprendono chi non le conosce: c'è un fermo totale dal 1° gennaio al 31 marzo di ogni anno, e l'unico attrezzo ammesso è la lenza a canna. Il traino con altri sistemi, per il ricreativo, non è previsto.

Da maggio 2026 le catture si dichiarano dall'app

Illustrazione papercut della silhouette di un pescatore sul ponte di una piccola barca al tramonto mentre tiene in mano uno smartphone

È la novità che ha colto tutti di sorpresa. Il decreto direttoriale MASAF n. 194803 del 27 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta il 7 maggio, ha introdotto la rendicontazione digitale delle catture attraverso l'app RecFishing.

Riguarda quattro grandi pelagici — tonno rosso, pesce spada, lampuga e alalunga — e obbliga chi ha più di 16 anni e pesca da un'unità da diporto o in apnea. Chi pesca da riva è escluso. Vanno dichiarate le catture e anche i rilasci, prima del rientro in porto e comunque entro le 23:59 del giorno stesso.

Due precisazioni utili. La prima: l'app si aggiunge alla comunicazione all'Autorità marittima, non la sostituisce, quindi per il tonno e per lo spada gli adempimenti restano due. La seconda: fino al 31 dicembre 2026 è in corso una fase transitoria in cui il mancato avvio della sessione di pesca in app non è sanzionabile, mentre registrazione e dichiarazione delle catture sono già pienamente in vigore. Da gennaio 2027 la tolleranza finisce.

Cinque chili, specie vietate e il conto delle multe

Sopra ogni tabella resta il tetto generale della pesca ricreativa: 5 chili di pescato al giorno a persona. L'unica eccezione è il singolo esemplare che da solo superi quel peso, che non ti obbliga a ributtarlo. Non è un bonus per arrivare a otto chili con il resto del carniere, che è l'interpretazione creativa più diffusa in banchina.

Alcune specie non hanno misura minima perché non si toccano e basta: il dattero di mare, la Pinna nobilis, il dattero bianco e il riccio corona. Per queste il prelievo è vietato con qualunque mezzo, e il dattero in particolare porta con sé conseguenze penali, non una semplice multa.

Sulle sanzioni, il 2026 ha cambiato le carte: la Legge 21 aprile 2026 n. 75, in vigore dal 29 maggio, ha riordinato l'intero regime sanzionatorio della pesca marittima. Per il pescatore ricreativo la violazione delle norme sulla pesca sportiva costa da 1.000 a 3.000 euro, con aumento di un terzo per il tonno rosso e per le specie in piano di ricostituzione. Diffida delle scale che leggi in giro con importi da 100 a 600 euro: quelle riguardano la pesca professionale, e chi le cita per lo sportivo sta confondendo due articoli diversi.

Ultima cosa, la più trascurata. Dentro un'area marina protetta le regole si sommano in senso più restrittivo, e non di poco: alle Isole dei Ciclopi la spigola non si tiene sotto i 35 centimetri, dieci più della legge nazionale, la ricciola ha un minimo di 30 dove la norma europea non ne prevede alcuno, e ci sono tetti numerici per specie che altrove non esistono. Prima di calare in un'area protetta, il disciplinare si legge.

Il sarago da venti centimetri, comunque, resta un verbale. Adesso però sai perché.

Aggiornato al 29 luglio 2026. Le misure derivano dall'Allegato IX, Parte A del Regolamento (UE) 2019/1241 e, per le specie che l'Europa non nomina, dagli articoli 87-89 del DPR 1639/1968 tuttora in vigore; sanzioni e obblighi di rendicontazione dalla L. 75/2026 e dal D.D. MASAF 194803/2026. I regolamenti regionali e delle aree marine protette possono imporre limiti più severi: verifica sempre l'ordinanza locale prima di uscire.