Il predatore alieno che sta cambiando il Mediterraneo non è veloce, non è aggressivo e non scappa quando gli nuoti addosso. Sta lì, elegante, ad allargare due pinne a ventaglio come un ballerino che si prende la scena. E intanto si mangia tutto quello che gli passa davanti.

Si chiama pesce scorpione, e sta risalendo l'Adriatico. La sua storia è quella di un pesce del Mar Rosso che ha trovato la porta di casa aperta e non se n'è più andato: in dieci anni ha colonizzato mezzo Mediterraneo orientale, ha imboccato il corridoio dello Ionio e adesso bussa al basso Adriatico. Le Tremiti sono sulla sua traiettoria, e la domanda non è più "se", ma "quando".

Non è lo scorfano di tuo nonno

Pesce scorpione — Non è lo scorfano di tuo nonno

Il nome scientifico è Pterois miles, e in italiano lo chiamano pesce scorpione, pesce leone o scorfano volante. La famiglia è quella degli scorfani, la stessa del nostro scorfano rosso: parenti, ma con due biografie opposte. Il nostro sta acquattato sul fondo a fare il sasso; questo apre le pinne e sfila in mezzo all'acqua come se il mare fosse suo.

Attenzione a non confonderlo col cugino famoso dei Caraibi, Pterois volitans. Sono quasi identici, li separa un raggio di pinna in più o in meno, e a occhio è impossibile. Ci ha pensato la genetica: l'analisi del DNA colloca senza incertezze i pesci scorpione mediterranei tra i P. miles del Mar Rosso (studio su Nature Scientific Reports, 2017). L'invasore di casa nostra è lui, non l'americano.

Riconoscerlo è facile, ed è l'unica cosa facile che lo riguarda. Pettorali larghe aperte a ventaglio, corpo a bande rosso-brune e bianche, e una corona di raggi spinosi lunghi come stecchi. Arriva a una quarantina di centimetri, e nel Mediterraneo cresce più in fretta e più grosso che a casa sua, perché qui trova tavola apparecchiata e nessuno che gli dia la caccia.

Poi c'è la parte che spiega tutta l'invasione: fa figli come una fotocopiatrice impazzita. Una femmina rilascia qualcosa come 20.000 uova per deposizione, e depone da giugno a novembre, un semestre intero di riproduzione (dati su popolazioni turche, Journal of Fish Biology 2025). Ecco perché quando arriva non arriva mai da solo, e perché è finito nella lista delle 100 specie aliene peggiori del Mediterraneo. Il motivo per cui non scappa quando ti avvicini è lo stesso: si è evoluto armato fino ai denti e senza predatori. Non ha mai avuto bisogno di correre.

Il biglietto di sola andata da Suez

Pesce scorpione — Il biglietto di sola andata da Suez

La porta si chiama Canale di Suez. I biologi la chiamano migrazione lessepsiana, dal nome di de Lesseps che il canale lo progettò: da quando nel 1869 abbiamo unito il Mar Rosso al Mediterraneo, un fiume di specie tropicali ha cominciato a risalire verso ovest. Il pesce scorpione è l'ultimo arrivato illustre, ed è arrivato con le sue pinne, non dentro un acquario: il suo DNA lo incastra tra le popolazioni del Mar Rosso, non tra quelle da negozio.

La cronologia è quasi comica, se non fosse seria. Un primo esemplare spunta davanti a Israele nel 1991, poi il silenzio per vent'anni: un tentativo andato a vuoto. Riappare in Libano nel 2012, e stavolta fa sul serio. Nel giro di un solo anno, tra il 2014 e il 2015, colonizza quasi tutta la costa sud-orientale di Cipro, dove viene osservato per la prima volta nel Mediterraneo mentre si accoppia. Nel 2016 gli scienziati mettono nero su bianco la parola che conta: invasivo (Kletou e colleghi, 2016). Da lì dilaga in Turchia, a Rodi, in Grecia.

Perché proprio adesso? Per due porte che si sono spalancate insieme. La prima è la temperatura: il Mediterraneo si scalda, e un pesce di acque calde ci si trova ogni anno più comodo. La seconda è il canale stesso, allargato e approfondito nel 2015: i lavori hanno diluito la vecchia barriera di acqua ipersalata dei Laghi Amari, che per un secolo aveva fatto da dogana naturale. Mare più caldo e porta più larga: la ricetta perfetta perché di lessepsiani ne arrivino sempre di più.

La lenta risalita dell'Adriatico

Pesce scorpione — La lenta risalita dell'Adriatico

Da lì in poi è una marcia verso nord-ovest, e lo Ionio le fa da autostrada: un corridoio che spinge le specie versatili verso latitudini sempre più alte. Nell'aprile 2019 un adulto finisce nelle reti a Cefalonia e viene confermato col codice a barre genetico. In quel momento è il pesce scorpione più a nord mai registrato in tutto il Mediterraneo.

Poi tocca a noi. Nell'estate 2019 le prime segnalazioni adriatiche: Lecce, e la costa albanese di fronte. Nell'agosto 2020 un esemplare a Torre Canne, vicino a Brindisi. Il 13 agosto 2021 la specie fa il salto vero: viene fotografata a 15 metri sull'isola di Vis, in Croazia, primo avvistamento nel medio Adriatico, circa 143 miglia nautiche più a nord di Torre Canne. Il fronte, in due anni, si era spostato di un pezzo di mare enorme.

E qui arriva il dato che cambia tutto. Ancora nel 2024 una grande revisione scientifica descriveva il basso Adriatico come "fronte di espansione", non come zona colonizzata. Poi, tra giugno 2024 e gennaio 2025, lungo la costa croata sono arrivate 122 segnalazioni confermate, concentrate tra Lastovo, Vis e Dubrovnik. Gli autori la chiamano senza giri di parole la prima colonizzazione su larga scala di un pesce non nativo in tutto l'Adriatico (Dragičević e Ugarković, Acta Adriatica 2025). E i numeri crescono: nel 2025 sono spuntati anche a Brač, Šolta, Kornati.

Le Tremiti, in tutto questo? Nessun articolo scientifico le nomina, ed è giusto dirlo chiaro: una segnalazione ufficiale alle isole non c'è ancora. Ma guarda la mappa. Sul lato croato il pesce scorpione è ormai stabile alla stessa latitudine dell'arcipelago; sul lato italiano le ultime catture certe sono in Puglia, un paio di centinaia di chilometri più a sud. Le Tremiti stanno esattamente in mezzo alla tenaglia. Se peschi o ti immergi da quelle parti, sei sul confine, e il confine si muove verso di te.

Perché fa paura (agli ecologi)

Pesce scorpione — Perché fa paura agli ecologi

La paura vera non è per i bagnanti: è per il pesce che c'era prima. Il pesce scorpione è un mesopredatore, uno che mangia più in fretta di quanto le prede riescano a rifarsi. Nel Mediterraneo ha un debole per il pesce, e la sua vittima preferita è la castagnola (Chromis chromis), quelle nuvole di pesciolini scuri che vedi su ogni scoglio e che tengono in piedi mezza catena alimentare (studio sul Golfo di Messenia, Fishes 2024).

Per capire dove può arrivare basta guardare i Caraibi, dove lo stesso genere di pesce è sbarcato prima. Sulle barriere delle Bahamas, in due soli anni, la biomassa complessiva di 42 specie di prede è crollata in media del 65% (Green e colleghi, PLOS ONE 2012). Al largo degli Stati Uniti sud-orientali una specie bersaglio, il tomtate, è calata del 45% da quando è arrivato l'invasore (studio su Scientific Reports, 2016). Non è teoria: è il copione già andato in scena da un'altra parte.

Il problema, qui da noi, è che manca il freno. Nel suo mare d'origine il pesce scorpione ha predatori che lo tengono a bada; nel Mediterraneo, per ora, nessuno ha imparato a mangiarlo. Cresce in fretta, si riproduce sei mesi l'anno e non ha nemici. Su carta è la macchina invasiva perfetta.

Velenoso sì, mortale no

Pesce scorpione — Velenoso sì, mortale no

Adesso il capitolo che tutti sbagliano. Sì, è velenoso: ha dodici-tredici spine dorsali, due pelviche e tre anali, e ognuna ha alla base due ghiandole del veleno. Quando la spina ti buca la pelle, il veleno cola dentro la ferita, non viene iniettato come farebbe un serpente: è più un incidente meccanico che un morso. Il risultato è comunque un dolore feroce, gonfiore, e nei casi rari qualche reazione più seria.

Ma qui va sfatato il mito da titolo estivo. Il pesce scorpione non è mortale per una persona sana. Non esistono decessi documentati da veleno di pesce scorpione (Divers Alert Network): è un pesce che fa malissimo, non un pesce che ammazza. E soprattutto è pericoloso quasi solo se lo tocchi. Non carica, non insegue, non aggredisce: quasi tutte le punture capitano mentre lo si arpiona o lo si pulisce. Un sub che guarda e non mette le mani addosso, semplicemente, non si fa niente.

Se invece la spina ti prende, la cosa da ricordare è una sola, e conviene impararla adesso. Immergi subito la parte in acqua calda ma non ustionante: punta ai 40 gradi, non superare mai i 45, e tienila lì da 30 a 90 minuti. Il veleno soffre il calore, e il calore spegne il dolore (protocollo standard della medicina subacquea). Un accorgimento che salva la pelle: fai provare la temperatura a qualcun altro, perché quando stai male così il dolore ti manda in tilt il termometro interno e rischi di ustionarti senza accorgertene. Tolti i frammenti di spina, dal medico; se compaiono sintomi generali, pronto soccorso e basta.

L'unico predatore è il cuoco

Pesce scorpione — L'unico predatore è il cuoco

C'è un paradosso utile in questa storia: l'arma migliore contro il pesce scorpione è una forchetta. La carne è bianca, soda, magra e ricca di proteine (intorno al 19%), tra le più buone che ti capitino. Il veleno sta solo nelle spine, mai nella polpa: tolte quelle, resta un pesce pulito, che si cucina esattamente come lo scorfano di cui è cugino.

La sicurezza è tutta nel maneggiarlo prima. Guanti spessi, resistenti alla puntura, e forbici robuste per tagliare via i raggi spinosi appena lo hai in mano: fatto questo, il più è passato. Su questa idea, "mangia l'invasore", sono nati progetti veri: a Cipro il progetto europeo RELIONMED ha messo insieme battute di pesca mirate e una piccola filiera commerciale per portarlo sui banchi.

Funziona? In parte, e vale la pena essere onesti. A Cipro le immersioni organizzate hanno abbattuto i numeri dove si è pescato, ma nel giro di pochi mesi le popolazioni tornavano su: serve ripetere, non basta una battuta eroica una tantum. L'obiettivo realistico non è cancellarlo, è contenerlo. E c'è chi avverte che una pesca commerciale, da sola, non ha mai spento un'invasione. Resta comunque il modo più intelligente di rispondere: se non puoi batterlo, mangialo.

Cosa fare se lo incontri

Pesce scorpione — Cosa fare se lo incontri

Mettiamo che tu sia il primo a vederne uno sotto il Gargano. Ecco il protocollo, ed è roba da due minuti.

  • Non toccarlo. Fotografalo o fai un video, con calma: sta fermo, ti dà tutto il tempo.
  • Segna dove, quando e a che profondità. Sono i tre dati che trasformano un avvistamento in un puntino sulla mappa degli scienziati.
  • Segnalalo. In Italia la campagna si chiama "Attenti a quei 4!", la portano avanti ISPRA e CNR-IRBIM con il progetto AlienFish: si manda foto o video via il loro modulo, via WhatsApp (+39 320 4365210) o dai gruppi Facebook Oddfish e Fauna Marina Mediterranea. Solo dal Sud Italia questa campagna ha già confermato 16 avvistamenti di pesce scorpione.
  • Se lo peschi: guanti spessi, forbici sulle spine, e non ributtarlo vivo. È un alieno, ed è cena.

Su questo fronte i sub e i pescatori non sono spettatori: sono il radar di allerta precoce. La prossima segnalazione confermata in Adriatico, magari la prima delle Tremiti, quasi sicuramente arriverà da qualcuno con una maschera e un telefono, non da una nave oceanografica.

Il pesce scorpione non corre e non attacca. Fa una cosa più paziente: resta, e si moltiplica. L'unico modo per rallentarlo è arrivare prima noi, con la macchina fotografica o con la padella.