Quella cernia da novanta centimetri che stai guardando ha quasi certamente passato i primi quindici anni della sua vita come femmina. E l'orata da un chilo che hai in cassetta è quasi certamente nata maschio.

Non sono eccezioni curiose: nel Mediterraneo il cambio di sesso è la norma in intere famiglie di pesci. E ha una conseguenza pratica che riguarda direttamente chi pesca, perché decide quali individui contano per la riproduzione.

Quattro modi di essere ermafrodita

Illustrazione papercut di quattro sagome di pesce allineate che rappresentano quattro strategie riproduttive diverse

La letteratura scientifica distingue quattro strategie. L'ermafroditismo simultaneo, in cui l'animale possiede insieme tessuto gonadico maschile e femminile. La proterandria, in cui nasce maschio e diventa femmina. La proteroginia, che è l'opposto: nasce femmina e diventa maschio. E il cambio bidirezionale, documentato in alcune specie proteroginiche, in cui l'inversione può andare avanti e indietro.

Non è un catalogo da collezionisti. Sapere in quale categoria sta la specie che peschi ti dice chi sono i grandi e chi sono i piccoli, in termini riproduttivi.

La cernia nasce femmina

Illustrazione papercut di tre cernie di taglia crescente allineate, dalla piccola alla molto grande

La cernia bruna è proteroginica. Nasce femmina, resta femmina per molti anni, e solo una parte degli individui compie l'inversione: succede intorno ai quattordici-diciassette anni di età, quando l'animale ha raggiunto gli ottanta-novanta centimetri di lunghezza totale.

Fermati un attimo su quei numeri. Significa che tutte le cernie grandi che vedi sono maschi, o quasi. E significa che ogni maschio riproduttore è costato al sistema quindici anni.

La specie arriva a centocinquanta centimetri e a un'età massima riportata di sessant'anni, quindi c'è margine perché una cernia diventi vecchia. Ma il collo di bottiglia sta in quei quindici anni: togli i grandi e non togli qualche pesce, togli la componente maschile della popolazione. Le femmine ci sono ancora, ma senza maschi non serve a niente.

Da notare la formulazione esatta: solo una parte degli individui compie l'inversione. Non è che a diciassette anni scatti l'interruttore per tutti. Alcune femmine restano tali, e chi diventa maschio dipende anche dalla struttura del gruppo, non solo dal calendario. È lo stesso principio che vedremo fra poco nell'orata, e non è un dettaglio: significa che il numero di maschi in una zona non è fissato dalla biologia, ma dalla composizione della popolazione che c'è in quel momento.

L'orata fa esattamente il contrario

Illustrazione papercut di due orate affiancate, una piccola e una nettamente piu' grande, sopra un fondale sabbioso

L'orata è proterandrica, cioè segue il percorso inverso. Matura per la prima volta come maschio a due anni, e nel corso del primo ciclo riproduttivo la maggior parte degli individui si inverte in femmina proprio intorno ai due anni, sviluppando la porzione ovarica della gonade e facendo regredire quella testicolare.

Nei cicli successivi la faccenda si complica in modo affascinante: in base a fattori sociali, alcuni maschi sviluppano un ovario funzionale. Non è un orologio biologico che scatta da solo: è il gruppo a decidere chi diventa cosa.

La conseguenza è netta e verificabile in cassetta: nelle orate le femmine sono sempre più grandi dei maschi. Quindi qui il ragionamento si ribalta rispetto alla cernia. Togliere le orate grandi significa togliere le femmine, cioè la produzione di uova.

Cambia la direzione, non cambia il problema: in entrambi i casi il prelievo sui grandi colpisce esattamente il pezzo che serve a fare figli.

La donzella, che tutti sottovalutano

Illustrazione papercut di una donzella dai colori vivaci che nuota vicino a un fondale roccioso

La donzella, quel pesciolino colorato che infastidisce tutti mentre cercano altro, è anche lei un ermafrodita sequenziale proteroginico: nasce femmina e diventa maschio.

La cosa interessante è che il fenomeno si accompagna a una differenza di crescita fra i sessi, ed è uno dei motivi per cui la specie è stata studiata: è piccola, abbondante e facile da campionare, quindi funziona da modello per capire meccanismi che nelle specie grandi sono molto più difficili da osservare.

La prossima volta che una donzella ti ruba l'esca, sappi che stai guardando un animale su cui si è capito come funziona il cambio di sesso nei pesci.

Lo sciarrano non cambia: è entrambi insieme

Illustrazione papercut di uno sciarrano fermo su un fondale roccioso, con le bande verticali sul fianco

Lo sciarrano rappresenta la terza via, ed è la più aliena delle tre. È un ermafrodita simultaneo: non cambia sesso nel corso della vita, perché possiede contemporaneamente tessuto gonadico maschile e femminile.

Vuol dire che ogni singolo individuo è, in ogni momento, sia maschio sia femmina. Per una specie che vive su fondali dove incontrare un partner non è garantito, avere sempre addosso entrambi i sessi è una polizza assicurativa evolutiva.

Curiosamente questa è la strategia meno raccontata delle tre, forse perché lo sciarrano non è un pesce da vetrina. È però quella che rende meglio l'idea di quanto la nostra intuizione su maschi e femmine sia poco applicabile al mare.

Lo sparaglione, il caso che non torna

Illustrazione papercut di uno sparaglione con l'anello scuro sul peduncolo caudale, visto di profilo

C'è poi una categoria che merita di essere citata proprio perché è imbarazzante: lo studio istologico che ha esaminato queste specie classifica il sarago sparaglione come ermafrodita non funzionale.

Tradotto: nelle gonadi si trovano tracce di entrambi i tessuti, ma il meccanismo non risulta operativo come nelle specie che cambiano davvero. È un residuo, o una capacità che non viene esercitata.

Lo cito perché è un buon promemoria contro le semplificazioni. La natura non riempie caselle pulite: ci sono specie che cambiano sesso, specie che non lo cambiano, e specie che sembrano avere l'attrezzatura per farlo senza usarla.

Perché togliere i grandi costa più di quanto sembri

Illustrazione papercut di due mani che rimettono in acqua un pesce grande dal bordo di una barca

Arriviamo al punto pratico, che è il motivo per cui vale la pena conoscere tutto questo.

In una popolazione di pesci normali, togliere gli individui grandi significa togliere alcuni riproduttori fra tanti. In una specie che cambia sesso significa togliere una intera categoria sessuale, perché taglia e sesso coincidono.

Nella cernia i grandi sono i maschi, e ci vogliono quindici anni per rifarne uno. Nell'orata i grandi sono le femmine, e sono quelle che producono le uova, in quantità che cresce con la taglia. Non c'è versione della storia in cui prelevare i grandi sia neutro.

Questo non significa che tu debba smettere di pescare, e non è la conclusione di questo articolo. Significa che la misura minima legale, in queste specie, protegge il pezzo sbagliato: impedisce di prendere i piccoli, che sono sostituibili, e non dice niente sui grandi, che non lo sono. Se decidi di rilasciare l'esemplare più grosso della giornata invece del più piccolo, adesso sai esattamente perché ha senso.

In mezzo mare il sesso non è una condanna, è una fase. Ed è quasi sempre la fase che pesa di più.