Ventiquattro gradi e tre decimi. È la media che il Mediterraneo ha segnato a giugno 2026, e non era mai successo prima: non in un punto, non per una giornata storta, ma in media su tutto il bacino per un mese intero.
Il record che ha appena scavalcato aveva due anni. Se ti suona come un dettaglio da bollettino, guardala da un'altra angolazione: l'acqua in cui hai calato la lenza quest'estate è la più calda mai misurata da quando ci sono i satelliti a guardarla. Il pesce i bollettini non li legge, ma se n'era accorto parecchio prima di noi.
Gli scienziati la chiamano tropicalizzazione. Chi pesca da abbastanza anni la chiama «non è più il mare di una volta», che è la stessa cosa detta con più rassegnazione.
Il conto di giugno

Il 98% del bacino è finito sotto ondata di calore marina, e su circa quattro quinti di quella superficie l'intensità è stata classificata forte, severa o estrema. Non è l'anomalia di un golfo: è tutto il Mediterraneo che si scalda insieme, da Gibilterra al Levante.
Le punte peggiori sono capitate in casa nostra. Le rilevazioni satellitari di fine giugno danno scarti fino a sei gradi sopra la media trentennale nel Golfo del Leone, nel Mar Ligure e nel Tirreno, con Corsica e Sardegna dentro la macchia rossa. Alle Baleari, a fine mese, 26,63 gradi: due e mezzo sopra la norma. A giugno. Di solito quei numeri li vedi a Ferragosto.
C'è un dato che mi ha colpito più del record. Per il Mediterraneo il primo semestre 2026 è «solo» il terzo più caldo mai registrato, mentre il picco è arrivato tutto a giugno. Tradotto: non è un incidente isolato, è una quota nuova su cui il mare si è seduto e non ha nessuna intenzione di alzarsi.
I pesci hanno già traslocato

Da tredici anni un gruppo di ricercatori tiene il conto, specie per specie. Il database ClimateFish, coordinato dal CNR-IRBIM con ENEA, segue quindici pesci scelti come sentinelle del clima: sette nostrani e otto arrivati dal Mar Rosso passando per Suez. Oltre centomila esemplari censiti in più di tremila aree, in sette Paesi, con più di cinquecento pescatori intervistati per completare il quadro.
Quello che ne esce è un doppio movimento. Le specie meridionali risalgono verso nord, ed è la meridionalizzazione; quelle tropicali entrano da sud e si allargano, ed è la tropicalizzazione. Le specie esotiche censite nel Mediterraneo erano 90 nel 2002. Nel 2020 erano 188. Raddoppiate in diciotto anni.
Alle Baleari i censimenti subacquei tra il 2022 e il 2025 hanno visto crescere il pesce pappagallo (Sparisoma cretense) e il carangide Caranx crysos: due amanti del caldo che fino a ieri stavano più in basso sulla carta. Il pesce scorpione, quello con le pinne a ventaglio e gli aculei velenosi, ha superato le 1.840 segnalazioni nel bacino, e lo Ionio è tra le aree più esposte.
Chi pesca da trent'anni queste cose le ha viste prima dei database. La lampuga che resta attaccata fino a novembre. Il barracuda dove il barracuda non c'era. Il vermocane che prima trovavi ogni tanto e adesso ti riempie la nassa.
Cosa cambia con la canna in mano

Con la superficie sopra i 26 gradi il termoclino si fa più netto e scende, e sotto quel gradino ci sta esattamente il pesce che vuoi tu. Se a luglio insisti ai soliti dieci metri e non tocchi niente, non è sfortuna: è che il pesce è sceso e tu no.
Poi si spostano le finestre. Con l'acqua bollente l'uscita di mezzogiorno diventa tempo regalato al mare, e le prime due ore di luce si mangiano tutto il resto della giornata. Non è una novità assoluta, ma con queste temperature il divario si è allargato parecchio.
La terza cosa è la più importante e non c'entra con le catture: impara a riconoscere gli ospiti. La campagna CNR-ISPRA «Attenti a quei 4!» chiede a pescatori e subacquei di segnalare quattro specie aliene tropicali potenzialmente pericolose:
- pesce scorpione, aculei velenosi sulle pinne, dolore violento e prolungato;
- pesce palla maculato, che porta una neurotossina non eliminata dalla cottura;
- pesce coniglio scuro e pesce coniglio striato, con raggi velenosi e denti da rasoio.
Il pesce palla maculato in particolare non è materiale da griglia. È materiale da fotografia e segnalazione, e chi se l'è portato a casa lo ha scoperto nel modo peggiore.
Cosa è rimasto sulle secche dopo cinque anni di morie

Le ondate di calore non hanno lavorato solo in superficie. Fra il 2015 e il 2019, cinque anni consecutivi, il Mediterraneo ha registrato morie di massa sul fondo: 50 taxa appartenenti a 8 phyla, dalla superficie fino a 45 metri, lungo migliaia di chilometri di costa. Non è pesce che muore, è la struttura che sparisce — gorgonie, spugne, briozoi. Cioè esattamente quello che teneva il pesce fermo su una secca.
Nel 2024 una rete di monitoraggio su 12 aree marine italiane ha registrato anomalie termiche fino a 40 metri, con un picco di +3,65 °C alle Cinque Terre. A Portofino, a 25 metri, il 94% delle colonie di gorgonia rossa è risultato gravemente colpito, con mucillagine sull'80% delle colonie in alcune zone. Occhio a come leggi quei 40 metri: è la profondità massima a cui sono installati i sensori, non il punto dove finisce il caldo. Più sotto, semplicemente, non si misura.
Conseguenza pratica secca: i waypoint di dieci anni fa possono puntare a pareti che oggi sono nude. Rifai la ricerca con l'ecoscandaglio invece di fidarti della memoria. E durante un'ondata di calore non cercare il fresco scendendo e basta — nessuno può garantirti che a quota ci sia: cerca il movimento d'acqua, punte, canaloni, salti di fondale, correnti di punta.
Sul lungo periodo la direzione affidabile è una sola, ed è nord. Nello scenario ad alte emissioni, fra il 2080 e il 2100, 237 specie di fondo (il 60%) perdono più del 10% di areale e 221 (il 77%) si spostano verso nord di oltre 100 chilometri. Sulla profondità invece il quadro è misto: 103 specie scendono di oltre 10 metri, ma 72 risalgono verso acque più superficiali, alcune di oltre 30. Chi ti dice «il pesce va giù» sta semplificando: il movimento va in due direzioni.
Sopra i 28 gradi orata e spigola lavorano al limite

Sull'orata esiste una soglia misurata: sopra i 28 °C bastano meno di due settimane per indurre danno ai tessuti, immunità compromessa e stress ossidativo, e fra 26 e 30 °C la capacità di acclimatarsi è limitata. La spigola sta bene fra 24 e 28 °C, con crescita e consumo di ossigeno al massimo fra 26 e 27; a 33 °C la crescita è nulla e circa metà dei pesci non arriva in fondo alla prova.
Va detto com'è: sono esperimenti su pesci allevati in vasca a ricircolo, nutriti a sazietà e senza possibilità di andarsene. Scrivere «sopra i 28 °C l'orata non abbocca» è una nostra deduzione, non un risultato. Ma è proprio la differenza fra vasca e mare a renderla utile a te: il pesce selvatico si sposta. Quando la colonna d'acqua sotto costa supera i 28 °C è ragionevole aspettarsi che vada dove trova acqua diversa — foci, sorgive, canali di marea, quote più fonde — o che si muova solo nell'ultima ora di buio prima dell'alba.
Sulla lampuga il caldo lavora sulla taglia, non solo sul numero. Un modello sul Mediterraneo nord-occidentale (Baleari, Malta, Sicilia, Tunisia) proietta +12,8% di lunghezza media a fine secolo nello scenario ad alte emissioni, e +13,2% nella simulazione dell'ondata di calore del 2003. Attenzione: quel 13,2% non è una misura di catture di quell'anno, è un modello applicato all'indietro. Se ci scommetti, nelle estati sopra la norma sali di diametro sul fluorocarbon e di taglia dell'esca invece di scendere, e batti gli oggetti galleggianti più avanti nella stagione.
| Specie | Finestra buona | Cosa dicono i dati fuori finestra | Cosa fai tu |
|---|---|---|---|
| Orata | fino a 28 °C | oltre 28 °C danno tissutale in meno di 2 settimane (pesci in vasca) | alba, acqua più fonda o fredda, o cambi specie |
| Spigola | 24-28 °C, massimi a 26-27 | a 33 °C crescita nulla e ~50% di mortalità (in vasca) | cercala dove entra acqua diversa e c'è corrente |
| Granchio blu | vorace fra 25 e 28 °C | consumo fortemente ridotto a 13 °C, in calo anche sopra i 28 | sotto i 13 °C l'esca sul fondo ti sopravvive |
| Papalina (Adriatico) | 23-24 °C a inizio estate, ~21 °C a fine estate | habitat idoneo -94% con alte emissioni nel 2079-2099 (inizio estate) | segui il foraggio fra 35 e 65 m |
| Merlano (alto Adriatico) | optimum ~15,4 °C, ~45 m | densità prevista ridotta fino a due terzi nel settore nord | solo nord Adriatico, e non nei mesi caldi |
L'Adriatico sta cambiando lista: chi se ne va e chi arriva

La papalina, il foraggio su cui gira mezzo Adriatico, ha una finestra termica strettissima: 23-24 °C a inizio estate, intorno ai 21 °C a fine estate, con la fascia preferita fra 35 e 65 metri e mai oltre i 125. Nello scenario ad alte emissioni, fra il 2079 e il 2099, perde il 94% dell'habitat idoneo a inizio estate e l'87% a fine estate. E lo scenario intermedio non è la versione rassicurante: perde il 52% a inizio estate, ma a fine estate arriva comunque all'86%, quasi quanto il peggiore. Se il foraggio si sposta al largo e più fondo, in piena estate ha senso sondare quella fascia 35-65 metri invece di insistere sotto costa.
Il merlano è l'altra faccia: un relitto di acque fredde, con l'optimum intorno ai 15,4 °C e una profondità ideale sui 45 metri. Nel settore settentrionale la densità di biomassa prevista è ridotta fino a due terzi rispetto alle condizioni ottimali — è la previsione di un modello, costruita su campagne di maggio-settembre, quindi sui mesi freddi non dice niente. Nei mesi caldi però il messaggio è chiaro: regge solo l'alto Adriatico sui 45 metri, dal centro-sud in giù puoi toglierlo dai programmi.
Nel Golfo di Trieste l'inverno marino è quasi sparito: prima del 1970 c'erano circa 35 giorni l'anno con acqua sotto i 6,5 °C, dopo il 1970 meno di 10, e dal 2000 in poi praticamente zero, con l'eccezione dell'evento freddo del 2012. Nello stesso periodo il pesce serra è passato da raro a preda ambita. Le due tendenze corrono insieme, e per te vuol dire una cosa sola: lo spinning al serra da riva e da moletto in alto Adriatico è programmabile, non è più colpo di fortuna.
Nello stesso tratto si rarefanno le specie di indole boreale — passera di mare e papalina in calo netto — e nelle lagune di Marano-Grado l'orata ha preso il posto dei pesci piatti. Le uscite invernali sulla passera rendono meno di dieci anni fa: sposta l'aspettativa sulle specie che amano il caldo. E qualcosa arriva anche da sud: il 7 settembre 2024 la donzella pavonina è stata documentata per la prima volta sulla costa media e settentrionale adriatica italiana, a Rocca San Giovanni, un giovanile di 8 centimetri a circa un metro di profondità con acqua a 27 °C. Un esemplare, una volta: è un primo record, non una popolazione insediata.
Il granchio blu non si ributta in acqua: la regola è scritta

La scala del fenomeno la danno i numeri ufficiali. In Veneto il pescato di granchio blu è passato da 97 tonnellate nel 2022 a 630 nel 2023, con altre 687 tonnellate nei soli primi sei mesi del 2024. Nella Sacca di Goro da 90 a 936 tonnellate, con 993 nel primo semestre 2024. E più della metà non è finita sul mercato ma allo smaltimento: il 62% in Emilia-Romagna fra 2022 e 2023, oltre il 56% in Veneto. Un granchio blu in ogni nassa non è sfortuna tua, è la norma statistica.
La regola operativa è netta e scritta: il piano nazionale di contenimento, di dicembre 2024, dice testualmente che «è vietato il rigetto degli esemplari catturati di granchio blu, indipendentemente dalle caratteristiche», e riconosce che le catture della pesca ricreativa possono concorrere al contenimento. Tradotto: granchio blu preso è granchio blu che esce dall'acqua e che ti porti via. Mangiarlo sì, restando nei 5 chili giornalieri complessivi della pesca ricreativa in mare. Venderlo no, mai: al pescatore sportivo la vendita del pescato è vietata in qualsiasi forma, e la valorizzazione commerciale riguarda le campagne di contenimento autorizzate, non te.
Sul quanto mangia, i numeri vengono da prove in condizioni controllate, con prede offerte a volontà: consumo massimo fra 25 e 28 °C, fortemente ridotto a 13 °C, in calo anche sopra i 28. In sette giorni un esemplare da circa 155 grammi consuma in media 27 vongole o 18 cozze, e la fecondità media è di 1,6 milioni di uova per femmina. In laguna il consumo reale dipende da disponibilità e competizione, ma la direzione basta a spiegare perché certe secche a vongole non producono più i saraghi di una volta.
Un'ultima cosa che in tanti sbagliano. Il granchio blu è candidato all'elenco unionale delle specie invasive, non ancora incluso — l'elenco ne conta 88, di cui 47 già presenti in Italia. Per quelle che ci sono dentro i divieti sono più larghi: niente rilascio in natura, niente detenzione, trasporto, cessione gratuita, scambio o riproduzione, con obbligo di denuncia al ministero entro 180 giorni per chi ne detiene esemplari e sanzioni penali e amministrative. Con questi animali il catch and release è il gesto sbagliato.
Quello che non si mangia e quello che non si tocca

Sul pesce palla maculato la questione è chiusa. In esemplari analizzati al largo di Creta anche il solo filetto supera in media la soglia: 3,76 µg di tetrodotossina per grammo di muscolo contro i 2,2 µg/g della soglia giapponese di commestibilità. Nelle altre parti si sale — 3,87 nella pelle, 12,18 nel fegato, 39,85 nelle gonadi. La variabilità fra individui è enorme, la deviazione è più grande della media stessa, ma non cambia niente per te: non esiste una parte sicura e non esiste una cottura che lo bonifichi. Se ne prendi uno non lo pulisci, non lo assaggi, non lo dai a nessuno. E occhio ai denti, tagliano il terminale e le dita.
Sulla ciguatera invece serve tenere separate due cose, o si crea un allarme falso. I casi documentati in Europa sono su isole atlantiche: 22 focolai e 129 persone colpite alle Canarie fra il 2008 e il 2023, 49 avvelenamenti a Madeira nello stesso arco, quasi sempre da ricciole di grossa taglia. Anche i 34 focolai europei registrati fra 2016 e 2021, di cui 24 detti «autoctoni», sono pesce pescato in acque dell'Unione — cioè atlantiche, non mediterranee. In Mediterraneo casi non ce ne sono: c'è però già l'alga che produce la tossina, alle Baleari dal 2017 e a Creta e Cipro.
Il criterio d'allarme là dove il problema esiste è la taglia, non la specie: alle Canarie il controllo obbligatorio scatta a 12 kg per ricciola e cernia bruna e a 9 kg per il pesce serra, a Madeira è vietato il commercio di ricciole e cernie oltre i 10 kg. Le tossine sono liposolubili, si concentrano in visceri, fegato, uova e pelle e la cottura non le toglie. Da noi non è un'emergenza, ma rilasciare la ricciola oltre i 12 chili resta la scelta giusta due volte.
Il vermocane si sta ancora allargando su coste tirreniche e Sardegna: oltre 600 segnalazioni raccolte in tre anni da subacquei, in un monitoraggio partito nel 2021. È dato di citizen science, quindi concentrato dove la gente guarda di più. Il numero che ti serve è un altro: le aggregazioni riproduttive estive avvengono fra 2 e 16 metri, legate al ciclo lunare — è la fascia degli accoppiamenti, non dove vive la specie, che sta molto più in giro. D'estate, cioè, la probabilità è alta proprio dove metti mani e piedi: guanti quando recuperi l'ancora o sfili un pesce dalla rete.
Se ti prendi una puntura, l'unica cosa sostenibile è l'acqua calda quanto la tolleri senza scottarti, provata prima sulla tua pelle sana e mai su quella dell'infortunato — c'è il caso documentato di una sedicenne ustionata, nove mesi di recupero. Urina, alcol e aglio non servono a niente. E al pronto soccorso ci si va comunque.
Se tiri su qualcosa che non riconosci, fotografalo prima di toccarlo, con un oggetto accanto che dia la scala, e mandalo su WhatsApp al 320 4365210 con l'hashtag #Attenti4. Annotare data, punto, profondità e tipo di fondale non te lo chiede nessuno: è buona pratica nostra, e rende la segnalazione molto più utile.
Il Mediterraneo che ci hanno raccontato a scuola sta diventando un altro mare, e lo sta facendo alla velocità di un pesce che nuota verso nord.



