Venticinque centimetri. Tanto si alza il mare, in una giornata qualunque, davanti a Ostia o a Livorno o a Napoli. Un quarto di metro: l'altezza di una bottiglia di vino.
Su quel quarto di metro ci abbiamo costruito una liturgia. Calendari lunari appesi in garage, tabelle solunari, l'app che stanotte segna 92% e quindi «ottima». Ci ho creduto per anni pure io, e per anni ho guardato il numero sbagliato.
La faccenda è che la luna sul mare fa due mestieri diversi, e quasi nessuno li tiene separati. Alza l'acqua. E accende la luce. Il primo, da noi, conta pochissimo tranne che in due posti precisi. Il secondo conta davvero, ma non si legge affatto dove pensi tu.
Quanta acqua ti muove, davvero

Partiamo dal mestiere numero uno, quello che tutti danno per scontato. Nel Mediterraneo l'escursione di marea sta quasi ovunque fra i venti e i trenta centimetri, e comunque sotto il mezzo metro. Gli oceanografi ci chiamano microtidali, che è un modo elegante per dire che qui la marea è una comparsa (rete mareografica ISPRA, diciannove stazioni da Trieste a Lampedusa).
Con due eccezioni italiane, e sono grosse. La prima è l'Alto Adriatico: a Venezia e a Trieste massimi e minimi valgono circa il triplo delle stazioni tirreniche, e in sizigia si arriva verso il metro. Se peschi alle bocche di porto o in un canale lagunare, la marea non è folklore: è la corrente che ti decide dove mettere l'esca e in che ora.
La seconda è lo Stretto di Messina, e lì succede una cosa che non c'entra niente col livello. Tirreno e Ionio hanno la marea sfasata, quindi il dislivello fra i due mari si scarica dentro lo Stretto sotto forma di corrente: si arriva a tre metri al secondo, e nelle sizigie sono documentati picchi ancora più alti. Non ti si alza l'acqua di un dito. Ti corre via da sotto la barca.
Le fasi qui c'entrano eccome, ma per un motivo meccanico e noioso: a luna piena e a luna nuova, Sole e Luna tirano allineati e la marea si gonfia (acque vive), ai quarti tirano di traverso e si smorza (acque morte). Ecco perché il pescatore veneto e quello di Scilla il calendario lunare lo guardano sul serio, mentre quello di Cagliari sta guardando un oroscopo.
E se sei in Adriatico, tienine presente un'altra: quando scende la pressione e monta lo scirocco, l'acqua che si accumula in fondo al catino può superare quella che alza la luna. La marea meteorologica batte l'astronomica. La luna, in quelle giornate, è il secondo attore.
Mezza luna non fa mezza luce

Mestiere numero due: la luce. Ed è qui che il telefono ti frega.
Primo quarto: mezzo disco illuminato, il mezzo cerchio dei disegni dei bambini. Dovrebbe rendere metà della luce di una piena, no? Ne rende un decimo. Le stime ballano fra un undicesimo e l'8 per cento, ma il senso è quello: un decimo.
Colpa della geometria e della polvere. A fase intermedia il Sole illumina la Luna di sbieco, e lassù è tutto crateri e sassi: ogni rilievo si porta dietro la sua ombra e ti mangia luce. Al plenilunio invece la luce arriva da dietro le tue spalle, le ombre spariscono dalla vista e la riflettività fa un salto che gli astronomi chiamano opposition surge.
I numeri, così li fissi. Una piena alta con cielo terso dà 0,25-0,3 lux, e alle nostre latitudini di solito 0,05-0,2 (Astronomy & Geophysics, 2017). Un quarto sta sui 0,03. Il sole a mezzogiorno viaggia sui 100.000. Sì: la notte più illuminata dell'anno porta in acqua qualche milionesimo della luce di un mezzogiorno qualsiasi.
Quindi smettila di distinguere fra il 50 e il 70 per cento, non cambia niente. Quello che cambia è la settimana attorno al plenilunio, ed è una finestra stretta: la notte prima e la notte dopo il pieno esatto sono già visibilmente più buie.
Conta dove sta, non che faccia ha

Questa la salta proprio tutti, e a me è costata parecchie serate. La luce che arriva in acqua segue il seno dell'altezza sull'orizzonte. Tradotto: una piena a quindici gradi, quella bassa e arancione che fa le foto belle, rende un quarto della stessa piena allo zenit. E sotto l'orizzonte rende zero, per quanto sia piena.
Il calendario non te lo dice perché non lo sa: la Luna sorge in media cinquanta minuti più tardi ogni giorno. Al primo quarto tramonta verso mezzanotte, quindi prima metà di notte illuminata e seconda al buio. All'ultimo quarto l'esatto contrario. Solo al plenilunio sta su da tramonto ad alba, e solo allora «luna piena» significa davvero una notte intera di luce.
Che il tempismo conti non è una mia teoria da molo. Su larve di pesce la crescita giornaliera risulta massima quando la prima metà della notte è buia e la seconda illuminata: non con una fase particolare, proprio con quella sequenza (Shima e colleghi, Proceedings of the Royal Society B, 2021). La luce, quando arriva, frena le migrazioni verticali di prede e predatori.
Prova concreta per stasera: due notti con la stessa percentuale sul telefono possono avere luce opposta nelle tue tre ore di pesca. Guarda l'orario di levata e tramonto della luna, non la percentuale, e scegli la metà di notte che ti interessa.
Basta una nuvola

Il terzo pezzo è quasi comico, di quanto è banale. Una coltre di nuvole cancella la luce lunare quasi per intero. Nello studio di prima la nuvolosità ha funzionato come esperimento naturale proprio per questo: quando copriva, l'effetto della luna spariva con lei.
E la nuvolosità salta fuori anche nei dati di pesca veri. Su sbarchi di piccola pesca e strascico nel basso Egeo la nuvolosità ha effetto positivo, mentre illuminazione lunare e vento medio ce l'hanno negativo (Thalassas, 2023). È Mediterraneo, è pesca costiera: la cosa più vicina al tuo caso che esista in letteratura.
Morale operativa: un plenilunio sotto un cielo coperto, per il pesce, è quasi una notte senza luna. Se hai spostato l'uscita per via della luna piena e poi il cielo si chiude, l'alibi è saltato. Vai.
Quanto pesa, sulle catture

Adesso la parte che nessun calendario lunare stampa. Le prove esistono, sono reali, e sono piccole. Ogni tanto pure in disaccordo fra loro.
La rassegna più ampia mai fatta ha spulciato 190 studi sui grandi pelagici: al crescere della luce lunare il 51 per cento vede i pesci scendere più profondi e solo il 5 per cento salire. Sulle catture, però, l'unica relazione netta è del pesce spada; per tonni, squali e razze niente di significativo (Andrzejaczek e colleghi, Reviews in Fish Biology and Fisheries, 2024).
Sul palangaro mediterraneo, l'indice lunare arriva settimo su otto predittori, dietro attrezzo, mese, anno, temperatura dell'acqua, longitudine e latitudine (Damalas e colleghi, Fisheries Research, 2007). Settimo su otto. Non è zero. Non è nemmeno lontanamente la cosa che decide la tua serata.
Il dataset più grosso mai analizzato sulla pesca sportiva mette in fila 341.959 catture in quarant'anni. Effetto vero e piccolo: circa il 5 per cento della variazione di giorno, con picchi sia a luna piena sia a luna nuova. Di notte sale parecchio, fino a un quarto della variazione, e lì la piena batte la nuova. Gli autori però escludono che il meccanismo sia la luce, visto che di giorno i due picchi si equivalgono (Vinson e Angradi, PLOS ONE, 2014). È acqua dolce, va detto. È anche il numero più solido che abbiamo in mano.
E qui smonto la frase che gira più di tutte: «al buio si prende di più». Nasce quasi sempre da dati di reti, posta o tramaglio, dove al buio il pesce non vede la rete. È evitamento dell'attrezzo, non appetito. Alla canna si trasferisce solo la parte visibile della montatura, filo e terminale, e infatti al buio puoi permetterti un fluorocarbon più grosso senza pagarlo. Prendere un rapporto misurato sulle reti e spacciarlo per abboccate è il modo più elegante di prendersi in giro da soli.
Quando la luna comanda sul serio

Un punto in cui la luna detta legge però c'è, ed è la frega. Sul sarago la probabilità che un individuo deponga sale vicino al plenilunio. Sull'orata il picco di uova cade attorno alla luna piena. Perfino il nono delle barene nord-adriatiche, che è un pesciolino da pozza salmastra, ha un ritmo semilunare di quattordici giorni e mezzo con i picchi ai pleniluni (Estuarine, Coastal and Shelf Science, 2013).
Il che è un modo elegante per dire una cosa pratica: «luna piena» non è un'informazione buona tutto l'anno, ma dentro la stagione riproduttiva della specie che stai cercando, quando quel branco si raduna e si muove con un calendario suo. Nella finestra giusta ti trovi il pesce concentrato in poche buche invece che sparso su un chilometro di costa. Fuori stagione, la stessa identica luna piena vale quanto il colore del cappellino.
Cosa guardo prima di uscire

Tre cose, e la percentuale sul telefono non è nessuna delle tre.
- A che ora la luna sorge e tramonta, perché è quello che ti divide la notte in una metà chiara e una scura.
- Quanto sarà alta nelle ore che pescherai: bassa sull'orizzonte illumina un quarto rispetto a quando è allo zenit.
- Le nuvole previste, che possono azzerare tutto il resto in dieci minuti.
Poi, se sei in laguna veneta o nello Stretto, aggiungi le acque vive: lì la luna muove l'acqua per davvero e la corrente decide la posta. Altrove no, e ti conviene spendere quell'attenzione sull'acqua a diciotto gradi invece che a dodici, o su una scaduta lunga che rimescola il sottocosta. Se poi vuoi i centimetri stazione per stazione, la marea italiana l'ho misurata a parte.
La luna nel conto c'è. Sta solo parecchi gradini più in basso di dove l'avevamo messa noi, appesa in garage insieme al calendario.
Stanotte, quando leggerai «luna piena al 92%», fatti l'unica domanda che quel numero non ti risponde: alle due, quella luna, dov'è?



