Per cinquant'anni nessuno l'aveva vista. Migliaia di immersioni in tutto il Mediterraneo, dagli anni Quaranta in avanti, e la deposizione della cernia bruna restava una cosa che si dava per scontata senza averla mai guardata in faccia. La prima osservazione arriva nel 1996. Per averne 44 sono serviti oltre 130 uscite, più di 500 immersioni e quattro estati consecutive.

È il paradosso di questi eventi: succedono ogni anno, a pochi metri da dove andiamo in apnea, e sono quasi invisibili. Durano venti secondi. Cadono in una finestra di un'ora e mezza. E chi non sa dove guardare passa sopra e non vede niente. Qui ci sono quattro storie che la ricerca ha verificato davvero, con i mesi, le ore e la meccanica precisa — e tre cose che si raccontano in giro e non stanno in piedi.

La cernia sale nel blu, e quasi sempre ci ripensa

Due cernie brune salgono affiancate nell'acqua blu sopra la scogliera, viste da sotto nella luce del tramonto

Il maschio dominante presidia un territorio che può arrivare a cento metri di lunghezza e venti metri di dislivello. Quando una femmina entra, comincia una parata laterale: le si mette di fianco e scuote la parte posteriore del corpo con un movimento ritmico della coda, ripetuto sempre uguale.

Poi parte la salita. I due lasciano il fondo affiancati, la testa del maschio a contatto con quella della femmina, e mentre salgono ruotano lentamente l'uno attorno all'altra — due o tre giri, e nelle osservazioni pubblicate sempre in senso antiorario.

Poi succede la cosa più bella. Dopo sei-otto metri, a quanto pare quando arrivano al limite superiore del termoclino, la femmina rinuncia e torna giù. Non è un fallimento: è la norma. Queste false salite si ripetono di solito due o tre volte prima di quella vera, e in un caso documentato sono state sette. Tutta la sequenza dura da venti secondi a qualche minuto, a seconda di quante volte ci ripensano.

Quella buona finisce con una breve accelerazione frenetica di due-tre metri, l'emissione dei gameti e la separazione immediata: i due si voltano e tornano sul fondo ciascuno per conto suo. Lo sperma si vede — una nuvoletta biancastra lunga una trentina di centimetri — le uova no. Nell'unica deposizione filmata in vent'anni, ripresa nel luglio 2021 un minuto prima del tramonto a diciotto metri, un banco di occhiate (Oblada melanura) si è avventato sulla nuvola e l'ha divorata in pochi secondi, senza che la coppia reagisse in alcun modo.

L'orario è la parte più rigida di tutta la storia: tutte e 44 le deposizioni osservate sono cadute tra i 45 minuti prima e i 45 minuti dopo il tramonto. Non c'è però nessuna sincronia di popolazione: un maschio depone in media 1,46 volte al giorno, nel 75% delle giornate se ne osserva una sola, e non è mai stato visto un giorno in cui tutti i maschi monitorati deponessero insieme.

Un chiarimento onesto sulla geografia, perché conta: questi numeri vengono dalle Isole Medes, in Catalogna. Il dato raccolto in acque italiane è un altro, e riguarda il suono. Nell'area marina protetta di Tavolara, in Sardegna, gli idrofoni hanno registrato i richiami di corteggiamento della cernia da giugno a fine settembre, concentrati anch'essi attorno al tramonto e statisticamente associati ai comportamenti riproduttivi visti dai subacquei. Lì è documentato il corteggiamento, non la deposizione. Se ti interessa quanto conta il suono là sotto, ne abbiamo parlato in cosa sente davvero il pesce.

Sul quando, la regola non è il calendario ma il termometro: il picco cade ad agosto perché è quando la superficie tocca i 24-26 °C, e sono la temperatura e la durata del giorno — non la data — a comandare. La scheda completa della specie è nel glossario della cernia bruna.

Il polpo: la madre che si spegne mentre le uova maturano

Femmina di polpo nella tana rocciosa mentre ventila i festoni di uova appesi alla volta

Questa non è una storia di corteggiamento: è quello che succede dopo, ed è la più dura da guardare. La femmina di polpo (Octopus vulgaris) depone i suoi festoni di uova sulla volta della tana e da lì non si muove più. Li ventila, li pulisce, li difende, e nel frattempo smette di alimentarsi.

Il costo è stato misurato: tra il 35,4% e il 46,8% del peso corporeo perso tra cova e senescenza. I maschi, nello stesso studio, non perdono peso in quel modo. Degenerano però entrambi i sessi, e allo stesso modo: ferite che non si rimarginano più, colori più pallidi, lesioni bianche sulla pelle.

Nella fase terminale gli osservatori hanno registrato comportamenti che prima non erano stati descritti: uova deposte fuori dalla tana, ingestione delle uova, copulazioni tra maschi. Vale una precisazione: quelle osservazioni vengono da animali allevati in vasca per due generazioni, non dal mare aperto, e gli autori stessi spiegano il perché — di maschi senescenti in natura non se ne trovano. Sono comportamenti reali ma osservati in cattività, e chi li racconta come scene di fondale sta allargando il dato.

Quello che un apneista vede davvero è l'ingresso della tana, non quello che c'è dentro: come si riconoscono e cosa dicono, l'abbiamo spiegato in tane del polpo. La scheda della specie è nel glossario del polpo comune.

Il tordo ocellato: quattro maschi diversi nella stessa specie

Maschio di tordo ocellato sopra il nido di alghe che ventila le uova mentre un maschio più piccolo si avvicina

Se vuoi vedere qualcosa con i tuoi occhi, è questo. Il tordo ocellato (Symphodus ocellatus) è un pesciolino comune sotto costa, e la sua stagione va da aprile a luglio con il picco tra maggio e giugno.

Il maschio territoriale, quello vistoso e colorato, costruisce un nido con le alghe e poi ci passa sopra la vita: tra un terzo e due terzi di tutto il suo tempo, lungo un ciclo di nido di circa dieci giorni, se ne va in costruzione e ventilazione delle uova. Dentro l'area che difende vengono costruiti in media da tre a cinque nidi successivi.

Ma i maschi di questa specie non sono tutti uguali, e qui sta la parte interessante. Ce ne sono quattro tipi. Il territoriale, che costruisce e fa le cure paterne. I piccoli, con una colorazione dimessa simile a quella delle femmine, che non costruiscono niente, girano e cercano di fecondare le uova parassitariamente nel momento esatto in cui la femmina depone nel nido di un altro — attorno a un nido di successo ce n'è di solito più di uno. Quelli di taglia media, i satelliti, che fanno lo stesso mestiere ma con atteggiamenti sottomessi, e che il proprietario del nido tollera di più. E un quarto tipo che in un dato anno rinuncia del tutto a riprodursi.

Il dettaglio che chiude il cerchio: i parassiti hanno un anno di età, i costruttori ne hanno due. Non sono due categorie di pesci diversi — è lo stesso pesce, in due momenti della sua vita. Le osservazioni vengono dalla Corsica; la specie è comunissima anche da noi.

La canocchia: tutto succede sottoterra

Sezione della tana scavata nel fango con la femmina di canocchia raccolta attorno alla massa di uova

Questo è il capitolo con i numeri più solidamente italiani di tutti, e paradossalmente quello che nessuno vedrà mai. Nell'Adriatico settentrionale e centrale la canocchia (Squilla mantis) ha una stagione riproduttiva lunga, da gennaio a maggio, con i picchi di deposizione tra marzo e maggio. Il dato viene da 2.206 esemplari campionati tra il 2016 e il 2020 sui mercati di Ancona e Chioggia; studi più vecchi collocavano il picco un mese prima, tra febbraio e marzo.

La femmina depone dentro la tana e da lì non esce più fino alla schiusa. Tiene la massa di uova compatta con il secreto delle ghiandole cementizie — nelle femmine mature si vedono come ghiandole bianco-latte in trasparenza attraverso la cuticola del ventre — e la mantiene pulita e ossigenata con una circolazione continua d'acqua prodotta muovendo i massillipedi.

C'è una conseguenza curiosa e misurabile: siccome le femmine in cova restano tappate sotto, la loro quota nelle catture a strascico crolla proprio nei mesi in cui si riproducono. Le tane adriatiche, studiate con calchi in resina, sono in media lunghe 113 centimetri e profonde 26, con due aperture. In immersione di tutto questo si vedono solo i due buchi.

Tre cose che si raccontano e non stanno in piedi

Luna piena sopra il mare notturno con la scogliera sommersa sotto la superficie

«La cernia depone con la luna». No. Le deposizioni sono avvenute in tutte le fasi lunari, senza nessuna associazione statisticamente significativa. È una differenza reale rispetto a diverse cernie tropicali, che invece sono agganciate alla luna — ma quelle depongono in una finestra di pochi giorni, mentre la nostra ha un periodo riproduttivo di due-quattro settimane. Su una finestra larga, la luna non serve a sincronizzare niente.

«Il tordo ocellato cambia sesso». No: è una specie gonocorica, a sessi fissi. Il cambio di sesso nel Mediterraneo esiste eccome — in altri labridi, negli sparidi, nella cernia stessa — ma non qui. La confusione nasce dal fatto che i maschi parassiti hanno una colorazione simile a quella delle femmine, che è un'altra cosa.

«La canocchia è monogama e la coppia resta insieme per anni». È vero, ma di un altro animale: Lysiosquillina maculata, uno stomatopode indopacifico che vive in coppia in una tana a U. Della nostra Squilla mantis non risulta documentato nessun sistema monogamico, e nelle tane studiate c'era un solo occupante. Terza confusione ricorrente, di nome: la "cicala di mare" è Scyllarides latus, che non c'entra niente con la canocchia.

Cosa si può vedere davvero, e quando

Apneista fermo a mezz'acqua sopra la scogliera al tramonto, con il nido di alghe del tordo sul fondo

Mettendo in fila le quattro storie, la classifica di quello che è alla portata di un subacqueo è abbastanza netta — e ribalta quella dello spettacolo.

Il nido del tordo ocellato è l'unico davvero accessibile. Aprile-luglio, sotto costa, poca profondità, e soprattutto non devi beccare un istante: il nido resta lì per giorni e il maschio ci lavora sopra. È il posto giusto dove imparare a guardare.

La deposizione della cernia è possibile ma rarissima. Quattro estati di sorveglianza sistematica hanno prodotto 44 eventi su 30 giornate diverse: nel posto giusto, nella stagione giusta, siamo attorno a una giornata utile su quattro. La finestra è stretta ma prevedibile — fine luglio/inizio settembre, sempre al crepuscolo, sempre nei territori noti dei maschi grossi. Un vincolo pratico che vale la pena conoscere: non è mai stata osservata una deposizione con visibilità sotto gli otto metri.

Qui però va detta una cosa che i ricercatori di Tavolara scrivono nero su bianco: nelle ore critiche dell'estate le immersioni sulle zone di riproduzione andrebbero limitate. Un evento che costa a un maschio l'intera stagione non merita di essere interrotto per una foto. Se hai in programma uscite estive, tienilo insieme al ragionamento su dove va il pesce quando il mare si scalda.

Polpo e canocchia, in natura, non si vedono. Del polpo si vede l'ingresso della tana e nient'altro; la senescenza è stata descritta in vasca. Della canocchia si vedono due buchi nel fango. Sono storie da raccontare, non da riprendere.

Restano fuori da questo articolo parecchie cose che pure ci si aspetterebbe di trovare — la danza dei cavallucci, i maschi travestiti della seppia, la deposizione notturna del corallo rosso. Non perché non succedano, ma perché per ognuna di quelle la verifica non ha ancora trovato una fonte primaria abbastanza solida sul Mediterraneo. Arriveranno, quando ci saranno.