Il polpo è il più bravo a nascondersi di tutto il Mediterraneo. Cambia colore, contrasto e persino la ruvidezza della pelle in un decimo di secondo, e ti passa sotto la maschera senza che tu te ne accorga. Puoi nuotare sopra dieci tane in un'ora e tornare a riva convinto che «oggi non ce n'erano».
Il segreto non è avere occhi migliori: è smettere di cercare l'animale e imparare a leggere la casa. Un polpo mimetizzato è invisibile, ma la sua tana no: la tradisce un mucchietto di gusci di cozze e chele di granchio davanti all'ingresso. In apnea funziona così, del resto — non insegui il pesce, lo capisci, esattamente come quando freghi i saraghi con un sasso. Impari a riconoscere quei segni e l'invisibile diventa ovvio. Vediamoli uno per uno.
Non cerchi il polpo, cerchi la sua discarica

Il polpo caccia soprattutto di notte e si porta la preda in tana per mangiarla al sicuro. Quello che non gli serve — i gusci vuoti delle cozze e delle vongole, le valve dei bivalvi, le chele e i carapaci dei granchi, i frammenti di riccio — lo spinge fuori dall'ingresso con i tentacoli e con un getto d'acqua del sifone. Col tempo davanti alla buca si forma un mucchietto: i pescatori lo chiamano «discarica», i biologi midden. È l'insegna al neon della tana, e i gusci bianchi si vedono anche da lontano.
Quel cumulo racconta pure chi ci abita. Abbondante e vario, con gusci ancora puliti, vuol dire un polpo insediato da tempo che mangia con regolarità; scarso e recente, un esemplare giovane o appena arrivato; vecchio e ricoperto di alghe e limo, una tana probabilmente abbandonata. Attento però: dove si pesca tanto, i polpi hanno imparato a fare i furbi. «Tombano» l'ingresso con sassi scuri, disperdono i resti, nascondono la discarica. A volte l'unico indizio resta la sabbia smossa o una punta di tentacolo — quindi non fidarti solo del mucchio bianco vistoso.
Che buco cerca: uno solo, e più piccolo di quanto credi

Il polpo non scava la roccia dura: occupa quello che trova già pronto. Cerca una cavità con un solo ingresso, che possa controllare e sbarrare alle spalle — una buca tra i massi, una fessura, una spaccatura, un anfratto sotto uno scoglio. Non gli serve una grotta: gli serve un imbuto difendibile.
E qui casca l'errore più comune: «quel foro è troppo piccolo per un polpo». Falso. L'unica parte rigida del suo corpo è il becco, grande come quello di un pappagallo; tutto il resto è muscolo che si comprime. Un esemplare da due chili passa da un buco largo come una moneta da due euro. Non scartare quindi le aperture strette: sono proprio quelle che il polpo preferisce, perché da lì una murena o una cernia non entrano. Guarda i bordi: una tana attiva ha spesso l'imbocco liscio e levigato dal passaggio continuo, a volte una leggera patina lucida sulla roccia, e le alghe coralline intatte tutt'intorno (il polpo non le mangia).
Barattoli, bottiglie e anfore: la tana può essere spazzatura

Se il fondale è sabbia, la roccia non c'è — e allora il polpo si arrangia con qualsiasi cosa di solido. Uno studio sui fondali molli ha classificato le tane in quattro tipi: buca scavata nel sedimento, cavità sotto un sasso, conchiglia vuota e «di origine umana». Indovina qual è risultato il più frequente sulla sabbia? Proprio l'oggetto artificiale, quasi il 40% delle tane. Su un fondo senza sassi, la disponibilità di materiale duro è il fattore che decide se un polpo può abitarci o no.
Tradotto per te: una bottiglia di vetro, un barattolo, una lattina, una tegola, un tubo, un copertone o un'anfora sul fondo non sono rifiuti da ignorare, sono possibili case da controllare. Il vetro va per la maggiore perché al tatto ricorda una conchiglia. È lo stesso principio della pesca con le anfore: si calano vuote, senza esca, e il polpo ci entra da solo per ripararsi, poi si «arreda» murando l'ingresso con le pietre. Da non confondere con la polpara, che è un'altra cosa: lì c'è un finto che imita un granchio e il polpo lo aggredisce. L'anfora non attira, ospita.
Dove guardare: il confine tra sabbia e roccia, nei primi metri

Non serve scendere in profondità. Al contrario: le tane si concentrano in acqua bassa. In uno studio sui fondali molli, il 76,5% si trovava tra i cinque e i dieci metri, e il numero calava man mano che si scendeva. La fascia d'oro per l'apnea sono i primi cinque-trenta metri, dove ci sono insieme rifugi e cibo.
Il posto giusto dove passare è il confine tra la sabbia e la roccia. È lì che il polpo mette su casa: la roccia gli dà il buco, la sabbia gli porta i granchi e i molluschi da cacciare, i ciottoli sparsi gli servono da mattoni per murare l'ingresso. Batti i margini delle secche, la base degli scogli, i massi dei frangiflutti e delle dighe dei porti (pieni di anfratti) e i bordi delle praterie di posidonia — non il folto del prato, ma la riga dove l'erba incontra il chiaro. Muoviti piano e con occhiali polarizzati: un avvicinamento di fretta spinge il polpo più in fondo e non esce più. E scegli acqua limpida: la torbidità dopo una mareggiata ti nasconde proprio i segni che stai cercando.
Quando è in casa: l'autunno, e il polpo grande di giorno

Il polpo si sposta con la temperatura, non con la fantasia. In primavera e in estate sta sotto costa; quando l'acqua si raffredda scivola verso il largo e il profondo. Il momento migliore da riva è l'autunno: gli esemplari hanno raggiunto una bella taglia e sono ancora vicini a terra prima di scendere. I numeri lo dicono chiaro — la densità costiera passa da circa otto polpi per ettaro tra settembre e ottobre a due e mezzo a febbraio-marzo.
Sull'orario, una precisazione utile. Il polpo del Mediterraneo è soprattutto notturno, ma questo non vuol dire che di giorno sparisca: di giorno è in tana. Ed è un'ottima notizia, perché sai dove trovarlo. I polpi grossi in particolare tendono a stare dentro o a ridosso della buca anche di giorno, mentre i piccoli vagano di notte. Quindi la strategia diurna non è aspettare che esca a spasso: è trovare la casa mentre l'inquilino è dentro. Un'ultima cosa, per rispetto e per legge: se trovi una tana chiusa da un muro di sassi con dentro una femmina immobile, spesso sta covando le uova — non mangia più e morirà dopo la schiusa. Lasciala stare, perché portarla via cancella centomila piccoli in un colpo solo.
Il colore che ti frega e l'occhio che lo tradisce

Diciamo che hai trovato la tana e il polpo è lì. Il problema è che non lo vedi lo stesso, perché copia il fondale alla perfezione: colore, contrasto e perfino la trama in rilievo della roccia, cambiati in un attimo grazie ai cromatofori e a piccole papille muscolari sulla pelle. È lo stesso mestiere della seppia, altro cefalopode maestro del travestimento. Passa gran parte della giornata così, incastrato e camuffato, all'imbocco della sua buca.
Due cose però lo tradiscono. La prima è l'occhio: la pupilla è una fessura orizzontale che resta allineata all'orizzonte qualunque posizione prenda il corpo, e quella rigatura scura spicca sul travestimento. Quando impari a cercarlo, quell'occhio salta fuori dalla roccia. La seconda è il movimento: un tentacolo che «assaggia» l'acqua fuori dall'ingresso, un getto dal sifone, una ventosa chiara. Se lo disturbi, cambia colore e posizione in pochi secondi, si ritira più a fondo e può rilasciare una nuvola d'inchiostro. Ricorda anche che una tana non è per sempre: il polpo la usa in media una decina di giorni e poi trasloca, quindi una buca piena oggi può essere vuota la settimana prossima.
Le regole: solo apnea, e quella «taglia minima» che quasi non esiste

Due punti fermi prima di scendere. Primo: la pesca subacquea in Italia è consentita solo in apnea. Le bombole sono vietate per pescare, sempre, anche ai professionisti — con l'autorespiratore puoi raccogliere ma non cacciare, e chi imbraccia il fucile con le bombole fa bracconaggio. Il fiato è l'unica «attrezzatura» ammessa: se vuoi le regole di sicurezza dell'apnea, dalla boa segnasub alle distanze da riva, le trovi nella nostra guida alle regole della pesca in apnea.
Secondo: la famosa «taglia minima del polpo» è più sfumata di come la raccontano. I 450 grammi che girano su tutte le tabelle si riferiscono in realtà alla zona di pesca atlantica (la FAO 34), non al Mediterraneo, dove per il polpo non esiste oggi una misura minima europea fissa. In pratica conta l'ordinanza locale della Capitaneria, che può stabilire pesi minimi (spesso 450-500 g) e fermi stagionali diversi da regione a regione. Vale comunque il tetto generale della pesca ricreativa: massimo cinque chili di pescato a persona al giorno, e per il sottotaglia la multa parte da mille euro. La regola d'oro, che vale più di ogni tabella: i polpi piccoli lasciali crescere, non hanno ancora fatto le uova.



