
Stella marina rossa
Echinaster sepositus
Nota per essere la prima stella marina documentata nella storia della scienza, descritta da Aristotele nella sua Historia Animalium oltre 2.300 anni fa. È facilmente riconoscibile per il colore rosso-arancio punteggiato da papule respiratorie scure e per la pelle viscida, rivestita da un muco protettivo ricco di saponine che la difende da infezioni e parassiti. Come predatore bentonico, svolge una funzione ecologica insostituibile nel mantenere la biodiversità dei fondali impedendo la monopolizzazione dello spazio da parte di specie dominanti incrostanti. È di grande importanza scientifica sia per studi di sistematica sia come bioindicatore ecotossicologico per la bioaccumulazione di metalli pesanti (piombo, cadmio, rame) e inquinanti organici persistenti. - Pericoli per il subacqueo / Note di sicurezza: Non è urticante o velenosa per l'essere umano. La pelle produce saponine tossiche (come la sepositoside A) solo per difesa dai predatori marini. È una specie estremamente fragile che non deve mai essere toccata o rimossa dall'acqua: lo stress da contatto umano e l'esposizione all'aria causano alterazioni letali dei parametri vitali e shock fisiologici, portandola alla morte entro 24-48 ore. Si raccomanda un'osservazione subacquea responsabile e passiva mantenendo una distanza minima di rispetto di almeno 50 cm.
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Echinaster sepositus
- Famiglia
- Phylum Echinodermata — Classe Asteroidea — Ordine Spinulosida — Famiglia Echinasteridae.
- Habitat
- Colonizza substrati rocciosi, pareti verticali, fessure, ingressi di grotte, coralligeno e praterie di Posidonia oceanica o Zostera. Presenta una distribuzione batimetrica da 1 a 250 m di profondità; è una specie sciafila (amante dell'ombra) e termofila (evita temperature oltre i 22 °C), compiendo migrazioni stagionali verso acque più profonde d'estate per sfuggire al calore superficiale.
- Alimentazione
- Predatore opportunista, detritivoro e spazzino. Si nutre di biofilm, microalghe, detriti organici, invertebrati incrostanti (soprattutto spugne del genere Axinella, briozoi e ascidie coloniali), bivalvi, gasteropodi e carogne. Estroflette lo stomaco cardiaco per avviare la digestione extraorale, e può assorbire sostanze disciolte sfruttando la corrente delle spugne ospiti.
- Stato IUCN
- NE — Not Evaluated (Non Valutata a livello globale), sebbene database locali indichino "Least Concern" o "Least Concern / Not Evaluated". Nonostante ciò, la sua bassa diversità genetica la rende una specie altamente vulnerabile alle pressioni antropiche.
Distribuzione in Italia
Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mediterraneo, Atlantico
Chi è
Sapevate che la stella marina rossa è stata la prima stella marina in assoluto ad essere descritta nella storia della scienza occidentale? Più di 2.300 anni fa, il filosofo Aristotele ne parlò nel suo celebre trattato Historia Animalium, descrivendo la sua "natura calda" e osservando affascinato come qualsiasi cibo catturato dall'animale sembrasse essere digerito all'istante. Una descrizione incredibilmente accurata che anticipava di secoli le scoperte moderne sui suoi bizzarri meccanismi di nutrizione.
Conosciuta comunemente come stella marina rossa, il suo nome scientifico ufficiale è Echinaster sepositus (Retzius, 1783), sebbene il World Register of Marine Species (WoRMS) preferisca la dicitura più dettagliata Echinaster (Echinaster) sepositus per via del suo sottogenere nominale. Appartiene alla famiglia delle Echinasteridae, nell'ordine dei Spinulosida.

Le sue dimensioni adulte sono tipicamente comprese tra i 10 e i 15 centimetri di diametro, ma se vi imbattete in un esemplare che vive in condizioni ottimali, potrete ammirare giganti che raggiungono eccezionalmente i 25 o 30 centimetri d'apertura. La sua struttura presenta un disco centrale molto piccolo da cui si irradiano solitamente cinque braccia lunghe, cilindriche e coniche, che si assottigliano dolcemente verso l'estremità.
Come riconoscerlo
Per riconoscerla sui fondali vi basterà cercare un lampo di rosso arancio brillante o rosso mattone uniforme, che riveste l'intera parte superiore (chiamata aborale) del suo corpo, mentre il lato inferiore (orale) sfoggia una sfumatura arancione decisamente più chiara e pallida.
Sebbene la superficie appaia tempestata di piccolissime spine lunghe circa 1,5 millimetri, se provaste a sfiorarla vi accorgereste subito che la consistenza della sua pelle è incredibilmente viscida, scivolosa e saponosa. Questa sensazione tattile, unica nel suo genere, è dovuta a uno spesso strato di muco protettivo che la stella secerne continuamente. La superficie rossa è inoltre punteggiata da piccoli crateri o depressioni distribuiti regolarmente, dai quali l'animale estende le sue papule: delicate branchie di colore rosso scuro che ondeggiano nell'acqua per aiutarla a respirare. Sul lato inferiore, a guidare i suoi movimenti, ci sono file ordinate di pedicelli ambulacrali (veri e propri piedi idraulici) di colore arancione chiaro, mentre sulla punta di ogni braccio brilla un piccolo punto rossastro: si tratta di ocelli terminali, fotorecettori rudimentali che le permettono di percepire l'intensità della luce.
Attenzione a non confonderla con altre abitanti del reef!
- La stella viola (Ophidiaster ophidianus) a volte presenta variazioni di colore rosso, ma si distingue facilmente perché ha una pelle liscia, soda e coriacea come il cuoio, priva di spine sporgenti e della consistenza saponosa o viscida di Echinaster sepositus. Inoltre, i suoi pori respiratori sono disposti in file longitudinali ordinate.
- La stella liscia (Hacelia attenuata) è molto più rigida, ha braccia a sezione nettamente triangolare e colorazioni che tendono all'arancione pallido, al giallo o al rosa marmorizzato.
- La specie atlantica Henricia oculata è generalmente più piccola, ha braccia che si assottigliano molto più rapidamente e una pelle decisamente rugosa e non viscida.
Se viaggiate all'estero, potreste sentirla chiamare Estrella de mar vermella in catalano, Crvena zvjezdača in croato o Estrella espinosa in spagnolo.
Habitat e abitudini

La stella marina rossa è una vera e propria cittadina del Mar Mediterraneo, dove rappresenta una delle specie più comuni. La sua presenza si estende anche nell'Oceano Atlantico orientale temperato, dalla Manica francese ( Brittany ) fino alle coste di Capo Verde, includendo gli arcipelaghi delle Canarie, delle Azzorre e di Madera. Ha un raggio d'azione batimetrico enorme: potete trovarla da appena 1 metro fino a ben 250 metri di profondità, su pareti rocciose, fessure, ingressi di grotte, coralligeno e nelle rigogliose praterie di Posidonia oceanica o Zostera.
È un animale stenotermo, ovvero estremamente sensibile alla temperatura dell'acqua: non tollera valori superiori ai 22 °C e dà il meglio di sé tra i 10 °C e i 17 °C. Per questo motivo compie regolari migrazioni stagionali: durante l'inverno, quando l'acqua superficiale si raffredda scendendo verso i 14 °C, si sposta in massa nelle acque costiere più basse; in estate, invece, migra verso zone più profonde e fresche sotto il termoclino (la barriera termica marina) per sfuggire al caldo superficiale che sfiora i 27 °C.
Esiste anche una affascinante segregazione generazionale legata all'habitat:
- I piccoli giovani (con braccia inferiori a 4 cm) vivono quasi esclusivamente nascosti all'interno della fitta rete di foglie e rizomi della Posidonia oceanica, che funge da vero e proprio asilo nido offrendo riparo dalle correnti forti e dai predatori.
- Gli adulti (con braccia sopra i 4 cm) preferiscono avventurarsi allo scoperto su substrati rocciosi coperti da alghe fotofile (che amano la luce) e alghe coralline incrostanti, dove abbonda il loro cibo.
La nostra stella è un predatore vorace e un opportunista eccezionale. Si nutre di biofilms, microalghe, detriti organici, piccoli molluschi, briozoi e carogne. Va ghiotta di spugne incrostanti (in particolare del genere Axinella), di cui riesce a digerire persino lo scheletro e le durissime spicule silicee. Quando individua una preda fissa o un mollusco bivalve, usa i pedicelli idraulici per fare forza, poi estroflette lo stomaco cardiaco fuori dalla bocca. Avvolge la vittima con lo stomaco, rilascia potenti enzimi gastrici per digerirla esternamente, e infine aspira i tessuti liquefatti direttamente attraverso la membrana dello stomaco.
Ma c'è di più! Ha un rapporto di commensalismo energetico straordinario con le spugne massive come quelle del genere Ircinia o la spugna verde Gellius cyrniformis. La stella si siede sopra di esse non per divorarle, ma per sfruttare le correnti d'acqua generate dal loro sistema di filtrazione. Posizionandosi lì, intercetta le particelle sospese e assorbe glucosio e amminoacidi disciolti direttamente attraverso la pelle e i pedicelli, senza causare alcun danno alla spugna ospite.
La riproduzione è prettamente sessuale, con sessi separati (anche se un accidentale 4% di ermafroditismo è stato registrato in alcune popolazioni). I maschi sono generalmente più numerosi delle femmine, a volte con un rapporto di 2 a 1. Tra la tarda estate e l'inizio dell'autunno, stimolati dal calo delle temperature, gli individui si radunano per un rilascio sincronizzato dei gameti in acqua (broadcast spawning). Le femmine producono uova grandi e cariche di tuorlo (0,6 mm), da cui si sviluppano larve lecitotrofiche (non-nutritive, che vivono delle proprie riserve di tuorlo) che rimangono nel plancton per soli 5-6 giorni prima di insediarsi sul fondo. Curiosamente, mentre i test di laboratorio mostrano che uova e larve tendono ad affondare subito, alcune osservazioni riportano uova galleggianti: questa flessibilità comportamentale potrebbe servire a bilanciare la sicurezza dell'insediamento locale con la necessità di colonizzare nuove aree.
🤿 Osservazione subacquea
Incontrare la stella marina rossa durante un'immersione è un'esperienza entusiasmante. Trattandosi di una specie diurna che non teme affatto la luce del sole, non fa alcun tentativo di nascondersi. La troverete spesso completamente esposta su rocce verticali o adagiata sopra le foglie di Posidonia nei primi 40 metri di profondità.
Il suo colore scarlatto non è un errore di mimetismo, ma una precisa strategia di aposematismo: un cartello stradale sottomarino che avverte i pesci predatori della sua estrema sgradevolezza e della presenza di composti chimici tossici nei suoi tessuti. Per l'essere umano, tuttavia, la stella non è urticante né velenosa.
La regola d'oro per ogni subacqueo responsabile è una sola: NON toccarla mai e non sollevarla mai fuori dall'acqua. La stella marina rossa è incredibilmente delicata. Il contatto con le mani umane può rimuovere o danneggiare il sottile e vitale strato di muco protettivo, esponendo la sua pelle a gravissime infezioni batteriche o parassitarie. Inoltre, l'esposizione all'aria provoca un violento shock fisiologico e alterazioni letali dei suoi parametri vitali, portandola inevitabilmente alla morte entro 24-48 ore. Mantenete sempre una distanza di sicurezza di almeno 50 centimetri durante le vostre osservazioni o sessioni fotografiche.
Per i fotografi naturalisti, questa stella è un soggetto da sogno. Il suo rosso brillante crea un contrasto cromatico spettacolare se ripreso contro il verde smeraldo delle praterie di Posidonia o le sfumature violacee del coralligeno. Sfruttate i flash artificiali per mettere in risalto la complessa consistenza della sua pelle e i piccoli crateri da cui spuntano le branchie scure, ma fatelo sempre rispettando la sua immobilità e senza mai manipolarla per posizionarla meglio.
Lo sapevi che…

- Ha ispirato Aristotele: È stata la prima stella marina descritta nella storia della scienza occidentale. Nel IV secolo a.C., Aristotele rimase così colpito dalla sua capacità di sciogliere il cibo all'istante che le attribuì una "natura calda", descrivendo inconsapevolmente il processo chimico della digestione extraorale.
- Non ha cervello né sangue: Proprio così! Non possiede un cervello centralizzato né un sistema circolatorio sanguigno. Si coordina grazie a un anello nervoso e fa circolare i nutrienti attraverso il liquido celomatico (idraulico). Il movimento è gestito pompando acqua marina attraverso la piastra madreporica dorsale, che funge da valvola di aspirazione per centinaia di pedicelli.
- Autotomia e super-rigenerazione: Se si trova in grave pericolo o viene afferrata da un predatore, la stella può decidere di sacrificare un braccio (un fenomeno chiamato autotomia) per distrarre l'aggressore e scappare. Successivamente, avvierà una rigenerazione strabiliante: è in grado di ricostruire il 90% di un braccio amputato in appena 4 mesi e di completarlo perfettamente in 6 mesi.
- La sua arma segreta è il "sapone" (Sepositoside A): Non avendo le "pinzette" difensive (pedicellariae) tipiche di altre stelle marine, si difende con una sofisticata guerra chimica. Il suo muco è ricchissimo di saponine steroidee (sostanze simili a detergenti naturali). L'80% di questa miscela è composto da una molecola unica, chiamata Sepositoside A, un composto altamente tossico per i pesci che interagisce con il colesterolo delle membrane cellulari dei predatori, distruggendole all'istante.
- Cammina guidata dal "Braccio E": Pur avendo una simmetria radiale apparentemente perfetta, la stella marina rossa mostra una parziale tendenza alla bilateralità durante lo spostamento sui fondali. Le sue passeggiate sono quasi sempre guidate dal cosiddetto Braccio E, l'arto situato esattamente accanto alla piastra madreporica dorsale, rivelando un asse coordinato avanti-dietro.
- È protetta in Turchia dal 2024: Per anni la legislazione della Turchia ha protetto per errore un'altra specie (Asterina pancerii) pensando fosse la stella rossa. Questo errore tassonomico è stato finalmente corretto nel 2024, inserendo formalmente Echinaster sepositus nella lista delle specie sotto stretta tutela legale.
- È una pessima coinquilina d'acquario: Molti acquariofili la catturano per la sua bellezza, ma Echinaster sepositus è un animale d'acqua fredda temperata. Se inserita nei comuni acquari domestici tropicali caldi, la stella subisce uno stress termico cronico, smette di alimentarsi e muore per infezioni fulminee in pochissime ore.
Domande frequenti su Stella marina rossa
Dove vive la specie Stella marina rossa?
Colonizza substrati rocciosi, pareti verticali, fessure, ingressi di grotte, coralligeno e praterie di Posidonia oceanica o Zostera. Presenta una distribuzione batimetrica da 1 a 250 m di profondità; è una specie sciafila (amante dell'ombra) e termofila (evita temperature oltre i 22 °C), compiendo migrazioni stagionali verso acque più profonde d'estate per sfuggire al calore superficiale. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mediterraneo, Atlantico.
Quanto è grande Stella marina rossa?
Taglia media: diametro adulto tipico compreso tra 10 e 20 cm, con braccia lunghe fino a 15 cm.
Di cosa si nutre Stella marina rossa?
Predatore opportunista, detritivoro e spazzino. Si nutre di biofilm, microalghe, detriti organici, invertebrati incrostanti (soprattutto spugne del genere Axinella, briozoi e ascidie coloniali), bivalvi, gasteropodi e carogne. Estroflette lo stomaco cardiaco per avviare la digestione extraorale, e può assorbire sostanze disciolte sfruttando la corrente delle spugne ospiti. Un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



