C'è un numero, in fondo a questo articolo, che dovrebbe cambiare il modo in cui compri gli ami: in uno studio su una pesca a palamito, gli ami circolari hanno agganciato l'85 per cento dei pesci in bocca e solo il 4 per cento in gola. Con gli ami a J, quelli normali, i pesci agganciati in gola erano il 25 per cento.
Non è una questione di sensibilità animale, o non solo. Un pesce agganciato in gola è un pesce che non puoi rilasciare, che sanguina, e che se decidi di tenerlo va pulito prima. Ma andiamo con ordine, perché prima dell'amo giusto viene capire cosa distingue un amo dall'altro.
Il filo: sottile ferisce meno, spesso regge di più

La prima variabile è il diametro del filo con cui l'amo è fatto, e le due scuole hanno nomi propri. Gli ami tipo Aberdeen usano filo sottile, e la ragione è precisa: fare meno danno all'esca viva. Un'esca innescata su filo sottile sopravvive più a lungo e nuota meglio, e quello è tutto il vantaggio.
Gli O'Shaughnessy vanno nella direzione opposta, con filo pesante che aggiunge resistenza e capacità di trazione. Servono quando dall'altra parte c'è qualcosa di grosso o quando peschi su fondi che perdonano poco.
C'è un dettaglio dell'Aberdeen che vale il prezzo del biglietto: la curva tonda è temprata in modo da tornare alla forma originale sotto pressione moderata. Tradotto, se ti incagli l'amo si raddrizza e viene via invece di rompersi o farti perdere tutto il terminale. Poi lo ripieghi con le pinze e ricominci. È una funzione di sicurezza travestita da difetto.
La forma della curva non è estetica

La curva tonda, quella dell'Aberdeen, si accompagna a un'apertura più ampia fra punta e gambo: c'è più spazio per infilare un'esca viva senza schiacciarla contro il metallo. La curva Sproat, tipica dell'O'Shaughnessy, è più chiusa e pensata per la pesca pesante.
La differenza pratica la senti in ferrata. Un'apertura ampia perdona di più su un pesce che ha preso male, una chiusa penetra con meno forza. Non esiste una forma migliore in assoluto: esiste quella coerente con l'esca che stai usando.
Il criterio che uso io, e che ti risparmia mezz'ora davanti allo scaffale, è partire dall'esca e non dal pesce. Esca viva delicata, filo sottile e apertura ampia. Esca resistente e pesce di taglia, filo grosso e curva chiusa.
La numerazione è un pasticcio storico

Adesso la parte che fa arrabbiare tutti quelli che comprano ami online. La numerazione degli ami non è un sistema: sono due sistemi incollati male.
Per gli ami piccoli il numero cresce mentre l'amo rimpicciolisce: si va dal 32 all'1, e più alto è il numero più minuscolo è l'amo. Per gli ami grandi si passa alla numerazione con lo zero, dall'1/0 fino al 20/0, e qui il numero cresce insieme all'amo. Nel mezzo, fra l'1 e l'1/0, c'è il punto di ribaltamento.
L'origine è storica e viene dalla manifattura inglese di spilli e aghi, arrivata prima che i produttori di ami si mettessero d'accordo. Il problema è che non si sono mai messi d'accordo.
Perché un 2/0 non è un 2/0

Non è impressione tua. Più fonti indipendenti confermano che una taglia 6 di un marchio può somigliare fisicamente a una taglia 8 di un altro, e che un 2/0 di una casa può essere visibilmente più grande o più piccolo di un 2/0 di un'altra.
Peggio ancora, la deriva vale anche fra stili dello stesso produttore: un 2/0 tipo octopus è molto più piccolo di un 2/0 tipo worm hook. Calibro del filo, apertura e lunghezza del gambo variano per marca e per modello, quindi un 4/0 circolare di una casa e un 4/0 a J di un'altra possono essere due oggetti di dimensioni diverse.
Non esiste uno standard internazionale unico che imponga le misure. Il che significa una cosa sola, molto pratica: fidati del confronto visivo, non del numero. Quando trovi la misura giusta per la tua pesca, annotati marca e modello, non solo il numero, perché quel numero da un'altra parte non vuol dire niente.
Paletta o occhiello

La differenza principale è il peso: a parità di misura, gli ami a occhiello sono generalmente più pesanti e leggermente più ingombranti dei palettati. Su pesci diffidenti e in acqua ferma quel po' di peso in meno si nota, ed è il motivo per cui la paletta resiste nelle pesche fini.
Sulla tenuta, un nodo ben legato su occhiello — Grinner, Palomar, il nodo senza nodo — è generalmente più forte di un nodo su paletta, dove il più affidabile resta lo snelling, cioè l'avvolgimento sul gambo. Ma il dato che conta è un altro, e vale per entrambi: un nodo legato male può far perdere fino a metà della tenuta.
Va detto che questa parte viene da esperienza raccolta fra pescatori esperti e non da un test strumentale, quindi la prendo per quello che è. La conclusione però regge: la scelta fra paletta e occhiello sposta molto meno della qualità del nodo che ci fai sopra.
Il circolare, e i numeri che lo giustificano

Torniamo al dato di apertura, perché è quello con le fonti migliori di tutto l'articolo.
L'amo circolare è disegnato per non essere ferrato, ed è la cosa più difficile da accettare per chi pesca da anni. La punta è ripiegata verso l'interno, quindi finché il filo resta lento non fa presa su niente. Quando il pesce si allontana con l'esca in bocca, la trazione fa ruotare l'amo e la punta si pianta da sola nell'angolo della mascella, dove il tessuto è più duro e meno vascolarizzato.
Il riflesso di ferrare, con un circolare, lavora contro di te: strappi l'amo fuori dalla bocca prima che abbia ruotato. La consegna è lasciare che il filo si tenda da solo e poi accompagnare, non colpire. Chi passa al circolare per la prima volta di solito perde qualche pesce prima di fidarsi.
I numeri che lo giustificano

I risultati misurati sono notevoli. In una pesca a palamito, 85 per cento di agganci in bocca contro il 4 per cento in gola. Su pesci non bersaglio della pesca ricreativa, mortalità del 7 per cento con il circolare contro il 30 per cento con l'amo a J in una rilevazione, e 26 contro 58 in un'altra. Sul bycatch di un palamito canadese, probabilità di sopravvivenza da due a cinque volte maggiore.
Nella pesca d'altura ai pesci a rostro, con il circolare si registra circa il doppio degli agganci riusciti rispetto al J, l'85 per cento nella mascella, e i pesci presi col J avevano probabilità ventuno volte maggiore di sanguinare. Sulla spigola striata l'aggancio profondo si riduce di quattro volte.
Un'onestà finale, però, perché il quadro non è uniforme: sui pesci piatti come la passera non è stata riscontrata nessuna differenza significativa, né nelle catture né nella mortalità. L'evidenza più forte riguarda i pesci affusolati che ingoiano l'esca in movimento. Se peschi su fondo pesci piatti, il circolare non ti regala niente.
Un amo costa pochi centesimi ed è l'unico pezzo della tua attrezzatura che tocca il pesce. Vale la pena sceglierlo guardandolo, non leggendo il numero sulla bustina.



