Le buone notizie, dal Mediterraneo, hanno un difetto: nessuno ci crede più. Siamo talmente abituati al bollettino di guerra che quando una curva cambia verso, la prima reazione è rileggere due volte. Io l'ho riletta. La curva ha cambiato verso davvero.
E il protagonista non è un pesce da copertina. È il nasello, Merluccius merluccius: quello delle cene in bianco, quello che per decenni è stato l'esempio da manuale di come si svuota un mare. Oggi è il candidato a diventare l'esempio opposto.
La curva che ha cambiato verso

Partiamo dal numero grosso. Nel 2013 l'87 per cento degli stock valutati del Mediterraneo risultava sovrasfruttato; nel 2023 quella quota è scesa al 52 per cento, il valore più basso registrato in dieci anni di serie storica (dati FAO/GFCM, rapporto SoMFi 2025).
Sovrasfruttato è un termine tecnico ma si traduce in fretta: si preleva più di quanto lo stock riesca a rigenerare. Come un conto in banca da cui ritiri più degli interessi. Per un po' sembra funzionare, poi stai mangiando il capitale.
Nello stesso arco di tempo la pressione di pesca, cioè quanto effettivamente si preleva rispetto a quel che c'è in acqua, si è ridotta fra il 48 e il 64 per cento a seconda degli stock, e la biomassa complessiva delle specie valutate, il peso vivo del pesce in mare, è cresciuta del 25 per cento. Un quarto in più. Non nei comunicati: in acqua.
Come si conta un pesce che non vedi

Domanda legittima: come fanno a sapere quanti naselli nuotano là sotto? Nessuno li conta a uno a uno. Si ricostruisce, incrociando sbarchi, campionamenti e valutazioni scientifiche: il rapporto del 2025 ha passato in rassegna 120 stock commerciali valutati fra il 2013 e il 2023, col contributo di oltre 700 esperti della regione (dati FAO/GFCM).
Da quel lavoro esce un indicatore che conviene imparare, perché qui tornerà spesso: il rapporto fra la mortalità da pesca reale e quella che lo stock può sopportare. Sopra 1 stai pescando troppo. Sotto 1 sei nei limiti. Tutto qui, ed è già abbastanza per leggere mezzo Mediterraneo.
Un dettaglio da tenere a mente: gran parte dei dati arriva dalle barche a strascico. Sembra una nota a margine, e invece è il buco di cui parleremo più avanti.
Adriatico, il piano del 2019

In Adriatico la svolta ha una data e una sigla: 2019, raccomandazione GFCM/43/2019/5, il piano di gestione pluriennale per cinque specie di fondale, nasello in testa, insieme a scampo, sogliola, gambero rosa e triglia di fango (FAO/GFCM).
Il meccanismo è in due tempi. Prima un regime transitorio, 2020 e 2021, con riduzioni percentuali dello sforzo di pesca, cioè meno giornate e meno capacità in mare. Poi, dal 2022 al 2026, quote annuali fissate sulla base delle valutazioni scientifiche. Intorno, il contorno che fa la differenza: taglie minime, chiusure di zone e periodi dove crescono i giovanili e passano le rotte migratorie, e misure contro la pesca illegale, dalle dichiarazioni elettroniche agli sbarchi consentiti solo in orari e porti designati.
Obiettivo dichiarato: portare le cinque specie al rendimento massimo sostenibile entro il 2026, ovvero al punto in cui prelevi il massimo possibile senza intaccare il capitale. E il nasello adriatico ci sta arrivando sul serio: secondo le ricostruzioni basate sui database delle valutazioni GFCM, il suo indicatore è sceso da 2,72 a 0,86 fra il 2014 e il 2025. Da quasi tre volte il limite a dentro i limiti, in undici anni.
Stretto di Sicilia, promosso per primo

Più a sud la storia è partita anche prima. Nello Stretto di Sicilia un piano di gestione formale esiste dal 2018, e i numeri ricostruiti sugli stessi database raccontano una pressione di pesca in calo di un terzo e una biomassa in crescita del 9 per cento fra il 2019 e il 2023.
Il risultato è un indicatore a 0,79 e una parola che per il nasello mediterraneo non si era mai potuta scrivere: sostenibile. Prima area a ottenere la classificazione, stando a quelle ricostruzioni.
Nota di onestà: questi valori per singola area arrivano da elaborazioni di seconda mano dei dati ufficiali, non dal rapporto in sé. La direzione però coincide con quella certificata a livello di bacino, ed è la direzione giusta.
Dove il nasello sta ancora male

Adesso la doccia fredda, perché c'è. Le stesse ricostruzioni disegnano un ovest del Mediterraneo messo malissimo: nel mare di Alboran settentrionale, fra Spagna e Marocco, si stima che si peschi oltre sei volte il livello sostenibile, con un indicatore a 6,31 che richiederebbe di tagliare l'84 per cento dello sforzo. Nel Mediterraneo occidentale l'indicatore è a 3,66 e lo stock è considerato impoverito. Perfino nel Tirreno e intorno alla Sardegna si resta sopra il limite, a 1,21, con riduzioni necessarie stimate fra il 17 e il 54 per cento.
Ora rileggi la geografia: le due aree in ripresa sono le due con un piano di gestione formale. Sarà pure una coincidenza, ma non è una coincidenza che mi sento di ignorare.
E qui casca il dato che spiega tutto: meno del 9 per cento dei pescherecci mediterranei, 6.351 su 72.200, opera oggi sotto un piano di gestione pluriennale (dati GFCM). Il metodo che funziona copre ancora una nave su undici.
Il punto cieco della piccola pesca

Lo confesso: questa è la parte che mi inquieta di più, proprio perché è la meno visibile. Le valutazioni di stock si costruiscono quasi solo su dati raccolti dalla pesca a strascico. Ma la piccola pesca artigianale è l'81 per cento della flotta del Mediterraneo (dati GFCM), e con i palangari, le lenze madri armate di centinaia di ami, intercetta proprio le femmine riproduttrici di grossa taglia.
Capito il problema? Se una parte del prelievo colpisce le riproduttrici e non entra nei conti, i conti sono ottimisti per definizione. Il modello sorride, lo stock un po' meno.
La falla è nota anche a chi gestisce: nel 2024 la GFCM ha adottato un piano d'azione dedicato, la risoluzione GFCM/47/2024/1, per colmare il vuoto di monitoraggio della piccola pesca nel Mediterraneo centrale e orientale. Sulla carta è il tassello che manca. In mare, si vedrà.
Non solo nasello

La lista dei convalescenti, intanto, si allunga. La sogliola dell'Adriatico: mortalità da pesca giù del 42 per cento e biomassa su del 64 dal 2019. Il rombo del Mar Nero, che è il caso più spettacolare: mortalità giù dell'86 per cento e biomassa più che triplicata dal 2013, +310 per cento. Il gambero rosa di profondità cresce, la triglia vede la pressione scendere (dati FAO/GFCM, SoMFi 2025).
Resta il rovescio della medaglia, e va detto senza sconti: il 52 per cento degli stock è ancora sovrasfruttato. Più di metà del mare continua a dare più di quanto può. La ripresa del nasello è una direzione imboccata, non un traguardo tagliato, e la differenza la faranno i piani che oggi coprono una barca su undici.
Il nasello non è tornato: sta tornando. E tutto il lavoro che resta sta nella distanza fra quei due tempi verbali.



