Prima di spendere trecento euro in una muta mimetica, ti conviene sapere una cosa: nessuno ha mai dimostrato che funzioni.

Non lo dico io per fare il bastian contrario. Lo dichiarano apertamente le stesse fonti di settore che le mute mimetiche le vendono e le raccontano: fino a oggi nessuno ha stabilito con certezza l'efficacia di una muta dal colore mimetico, e la maggior parte degli articoli sull'argomento non pretende di basarsi su niente di scientifico.

Detto questo, non significa che il mimetismo sia inutile. Significa che è molto meno importante di altre tre cose, e che sotto una certa profondità smette proprio di esistere. Vediamo perché.

Cosa vede davvero un pesce

Illustrazione papercut in primo piano dell'occhio di un pesce che riflette la luce sott'acqua

Partiamo da chi deve guardarti. I pesci costieri, quelli che ti interessano, hanno fotopigmenti sensibili a lunghezze d'onda comprese fra 450 e 650 nanometri, cioè dal blu fino al rosso-arancio. Vedono a colori, e distinguono tonalità e contrasti abbastanza bene da riconoscere partner, rivali e predatori.

Nella trota, che è la specie di riferimento per gli studi sulla visione dei pesci, sono stati misurati tre picchi di sensibilità retinica a 455, 530 e 625 nanometri: visione tricromatica, come la nostra per struttura anche se non per resa.

Quindi sì, il pesce ti vede e ti vede a colori. Solo che vede i colori che gli arrivano, ed è lì che casca tutto il discorso.

Il rosso sparisce quasi subito

Illustrazione papercut in sezione della colonna d'acqua con un oggetto rosso in superficie che diventa grigio scendendo

L'acqua non è trasparente: è un filtro, e filtra in ordine. Il rosso è la prima lunghezza d'onda a essere assorbita, e i numeri sono più severi di quanto immagini. Già a un metro di profondità circa il venticinque per cento della luce rossa entrata in acqua è stato assorbito. Entro i primi quattro-sei metri il rosso è praticamente sparito, convertito in calore.

Dopo il rosso tocca ad arancio e giallo. Blu e verde, che hanno lunghezze d'onda più corte, penetrano molto più a fondo, e il blu-violetto è il più penetrante di tutti. In mare aperto rosso e arancio sono completamente assorbiti entro i primi cento metri.

La conseguenza è controintuitiva e vale la pena fissarla: una muta rossa a otto metri non è rossa. È grigia, perché non c'è più luce rossa da riflettere. Il pattern che hai pagato caro, sotto una certa quota, è un disegno in scala di grigi.

Ecco perché il mimetismo funziona solo in alto

Illustrazione papercut della fascia d'acqua superficiale ben illuminata sopra una zona piu' scura e spenta

Mettendo insieme le due cose si arriva alla prima conclusione operativa seria. Il mimetismo cromatico ha senso solo nella fascia ben illuminata, e le fonti di settore la collocano nei primi quindici-venti metri.

Lì i colori esistono ancora, la fauna è più sensibile a movimenti e tonalità anomale, e un disegno che spezza la sagoma può davvero aiutare. Sotto quella fascia i colori si smorzano tutti insieme e la differenza fra una muta mimetica e una nera si assottiglia fino a sparire.

Il nero, del resto, è quello che un tecnico chiamerebbe un non-colore: non somiglia a niente in particolare e quindi non stona da nessuna parte. È la ragione per cui è sempre stato la scelta di default, e per cui continua a essere una scelta ragionevole.

La classifica che conta davvero

Illustrazione papercut di un pesce di profilo con la linea laterale evidenziata lungo il fianco

Adesso la parte utile. Chi ha passato vent'anni a osservare come reagiscono i pesci propone una gerarchia dei fattori, basata su esperienza sul campo e non su esperimenti controllati, ed è coerente con quello che sappiamo della fisiologia dei pesci.

Al primo posto il comportamento: immobilità e pause. Al secondo il rilevamento tramite la linea laterale, cioè le vibrazioni e le variazioni di pressione, che il pesce percepisce prima di vederti. Al terzo, e solo al terzo, il colore e il disegno, efficaci soltanto da fermo.

E poi c'è la nota che demolisce tutto il resto: il movimento attivo annulla completamente il valore del mimetismo. Se ti muovi, la muta più mimetica del mondo non serve a niente, perché il pesce ti ha già registrato con un senso che il colore non riguarda.

Tradotto in soldi: un corso di apnea che ti insegna a stare fermo e a gestire l'apnea in economia sposta i tuoi risultati molto più di qualunque muta.

Il colore da evitare, invece, esiste

Illustrazione papercut di un oggetto blu vivo sospeso in acqua profonda dove tutto il resto e' grigio-verde

C'è un dato in negativo che trovo più utile di tutti quelli in positivo, e viene dalla stessa esperienza sul campo: il blu delle attrezzature viene identificato in modo costante dai pesci come qualcosa di anomalo e minaccioso.

Ha una sua logica. Il blu è la lunghezza d'onda che penetra di più, quindi un oggetto blu resta blu anche in profondità, dove tutto il resto è diventato grigio-verde: invece di confondersi, spicca. È l'unico colore che mantiene la sua identità dove gli altri l'hanno persa.

Sempre dalle stesse osservazioni, gli schemi mimetici sui toni del dorato e del maculato hanno dato risultati migliori nelle acque mediterranee poco profonde, e mute sui toni rossicci, marroni e neri vengono usate abitualmente per saraghi, orate e dentici. Sono osservazioni ripetute su migliaia di uscite, non esperimenti: le prendo per quello che valgono, che non è zero ma non è nemmeno una prova.

Il mimetismo che non si compra

Illustrazione papercut di un subacqueo appoggiato immobile sul fondale con le mani ferme, mentre un sarago gli passa vicino

C'è un secondo tipo di mimetismo, e a differenza del primo funziona di sicuro: quello comportamentale.

Le stesse fonti sono chiare nel dire che il colore della muta rende solo se associato a un comportamento mimetico. Non è un accessorio che aggiungi al vestito: è la condizione senza la quale il vestito non conta.

In pratica significa poche cose, tutte gratis. Scendere senza fretta e fermarsi appoggiati al fondo invece di sorvolarlo. Non muovere le mani, che sono la parte più chiara e più mobile di te. Evitare i movimenti bruschi delle pinne, che generano onde di pressione che il pesce legge con la linea laterale a metri di distanza. E accettare che una tana si guadagna aspettando, non ispezionandola.

Cosa comprare, allora

Illustrazione papercut di una muta appesa ad asciugare al sole accanto a una boa e alle pinne

La mia risposta onesta è: la muta scegliila per lo spessore e la vestibilità, non per il disegno.

Una muta che ti sta bene, che non fa entrare acqua sul collo e che ti tiene caldo per due ore invece che per quaranta minuti ti dà autonomia reale, e l'autonomia reale è tempo in acqua. Il tempo in acqua è la variabile che davvero cambia le catture, e su quella non c'è dibattito.

Se poi la trovi anche mimetica e costa uguale, prendila mimetica: non fa male, e nella fascia sopra i quindici metri qualche vantaggio potrebbe darlo. Ma se stai pagando un sovrapprezzo per il pattern, sappi che stai comprando qualcosa che nessuno ha mai misurato.

Il pesce, prima ancora di vederti, ti sente. E contro la linea laterale non esiste fantasia che tenga.