Velella (Velella velella): esemplare fotografato
MareCostaPredatore

Velella

Velella velella

Questa specie si riconosce per il caratteristico dischetto ovale blu elettrico sormontato da una cresta chitinosa semitrasparente che funge da vela diagonale. Essa sfrutta il vento come un vero e proprio profilo aerodinamico e presenta una chiralità speculare (forme sinistrorse e destrorse) che distribuisce la popolazione ed evita che l'intera specie spiaggi contemporaneamente. Ecologicamente, agisce da fondamentale anello di collegamento tra l'oceano aperto e la fauna bentonica intertidale depositando tonnellate di biomassa, carbonio e azoto organico. Infine, riveste un immenso interesse scientifico come organismo sentinella (bioindicatore) per mappare i cambiamenti climatici, il riscaldamento invernale delle acque marine e l'accumulo di microplastiche. - Pericoli per il subacqueo / Note di sicurezza: Specie non pericolosa per l'essere umano, in quanto la limitata forza di espulsione e la brevità degli stiletti delle nematocisti impediscono al veleno di penetrare lo strato cheratinizzato dell'epidermide umana. Può provocare lievi dermatiti da contatto o prurito localizzato esclusivamente in soggetti con cute estremamente sensibile o reazioni allergiche individuali. Per un'osservazione responsabile, si raccomanda di non toccare gli individui vivi e, qualora manipolati, evitare tassativamente di toccarsi gli occhi o il viso prima di essersi lavati le mani, per scongiurare irritazioni alle mucose sensibili.

Scheda tecnica

Nome scientifico
Velella velella
Habitat
Specie pleustonica (o neustonica) oceanica che vive esclusivamente all'interfaccia aria-acqua sulla superficie del mare, utilizzando la tensione superficiale come substrato mobile. Galleggia offshore a profondità zero, sebbene i suoi stadi medusoidi e larvali scendano lungo la colonna d'acqua a profondità mesopelagiche e batipelagiche tra i 600 e i 1000 metri (talvolta fino a 2000 metri), accumulandosi specialmente nei canyon sottomarini. Forma biocenosi neustoniche complesse in associazione con gasteropodi predatori come Janthina pallida, Janthina globosa o Janthina janthina, e molluschi nudibranchi come Fiona pinnata e Glaucus atlanticus.
Alimentazione
Predatore carnivoro di zooplancton (sospensivoro non sessile). Cattura prede passive o poco mobili come copepodi calanoidi, eufausiacei larvali (nei loro stadi di calytopsis e furcilia), cladoceri, larvacei, appendicularie, krill, uova e larve di pesci attraverso le nematocisti presenti sui corti tentacoli dactilozoidi. Integra questa dieta eterotrofica grazie a una relazione simbiotica con microalghe dinoflagellate endosimbiotiche (zooxantelle) ospitate nei propri tessuti, le quali svolgono la fotosintesi e trasferiscono fino al 90% dei fotosintatati organici alla colonia ospite. - Dimensioni massime: La colonia polipoide galleggiante (pneumatoforo) può raggiungere eccezionalmente una lunghezza di 13-14 cm, con una larghezza del disco fino a 7,6 cm e un'altezza totale (compresa la vela) di circa 5,1 cm. I dactilozoidi e i tentacoli stabilizzatori si estendono inferiormente in acqua per circa 1 cm. - Dimensioni medie: Solitamente misura tra i 4 e i 7 cm di lunghezza (o tra 1,5 e 3 pollici). Nel Mar Mediterraneo, la taglia media è generalmente più contenuta, risultando inferiore a 4,5 cm di lunghezza e 2,1 cm di larghezza. I medusoidi appena liberati misurano circa 1-1,2 mm di altezza e larghezza. - Età / longevità: Non quantificata in anni dalle fonti, in quanto la fase coloniale polipoide superficiale ha una natura strettamente stagionale legata ai cicli biologici del plancton. Il ciclo metagenetico completo prevede che la fase medusoide profonda maturi in circa tre settimane, la fase larvale profonda (conaria) persista da uno a quattro mesi in inverno, e la successiva fase giovanile superficiale (rataria) cresca rapidamente a ritmi di 0,4-0,5 mm al giorno. - Riproduzione: Ciclo vitale metagenetico con alternanza obbligata di generazioni. La colonia polipoide superficiale (unisessuata, composta da soli polipi maschili o femminili) produce asessualmente per gemmazione dai gonozooidi migliaia di minuscole meduse libere che scendono in profondità. A profondità batipelagiche, le meduse mature rilasciano gameti per la riproduzione sessuale, originando una larva planula che si metamorfosa in larva conaria; quest'ultima inizia a sintetizzare un abbozzo di galleggiante e, accumulando goccioline d'olio per galleggiamento positivo, risale alla superficie trasformandosi in rataria prima di sviluppare la vela definitiva. Nel Mediterraneo, le fioriture sono stagionali e concentrate in inverno e primavera (da marzo a maggio), con occasionali picchi secondari in autunno. - Stato di conservazione: La specie non è inclusa negli allegati della Convenzione di CITES, nella Direttiva Habitat o in specifici programmi di tutela o protezione legale locale.
Stato IUCN
NE (Non Valutata) nelle liste globali ufficiali; tuttavia, a causa della sua distribuzione cosmopolita e dell'estrema abbondanza delle sue popolazioni, la specie è considerata a basso rischio di estinzione e ascrivibile alla categoria LC (Least Concern - Minor Preoccupazione).

Distribuzione in Italia

Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sicilia, Mediterraneo

LigureTirrenoAdriaticoIonioSardegnaSicilia

Chi è

Immaginate di trovarvi in una calda serata primaverile in una vivace locanda di porto. Davanti a un buon calice di vino, vi racconto la storia di un marinaio straordinario che solca i mari del mondo senza aver mai preso una lezione di vela: la Velella velella, comunemente nota a tutti noi come barchetta di San Pietro o di San Giovanni. Questa incredibile creatura appartiene al grande phylum dei Cnidari (lo stesso gruppo di coralli, anemoni e meduse) ed è l'unico membro superstite del genere Velella all'interno della famiglia Porpitidae (classe degli Idrozoi). Di norma, le sue dimensioni medie oscillano modestamente tra i 4 e i 7 centimetri di lunghezza, ma qualche fortunato marinaio ha documentato esemplari giganti che hanno raggiunto la bellezza di 13 o 14 centimetri.

Ma ecco la prima rivelazione che farà sussultare i vostri compagni di tavolo: quella che vedete galleggiare sulla superficie marina non è affatto una comune medusa singola! La sua reale natura è al centro di una disputa scientifica che fa accapigliare i biologi da oltre un secolo. Per lungo tempo è stata considerata una complessa colonia galleggiante di polipi cloni altamente specializzati e collegati da canali digerenti comuni: al centro siede un unico grande polipo dedito alla nutrizione (gastrozoide), circondato da polipi riproduttivi (gonozoidi) e difensivi (dattilozoidi). Oggi, invece, molti tassonomisti preferiscono vederla come un singolo polipo gigante modificato che ha deciso di vivere a testa in giù, usando la tensione superficiale dell'acqua come proprio substrato stabile. Un piccolo condominio galleggiante o un singolo mostro cooperativo? In ogni caso, una meraviglia della natura!

Come riconoscerlo

Per scovare una Velella velella vi basterà aguzzare la vista sulla battigia o appena sotto il pelo dell'acqua. Il suo corpo è un dischetto ovale e piatto di un blu cobalto intenso e brillante, quasi elettrico. Sulla parte superiore del disco si erge una vela triangolare chitinosa e semitrasparente (fatta di chitina, lo stesso materiale flessibile e rigido dei gusci dei granchi). Questa vela non è dritta, ma è montata diagonalmente seguendo una delicata curva a "S" che distribuisce i carichi aerodinamici e impedisce alla vela di collassare sotto le raffiche di vento. Sotto il disco galleggiante, immersi nell'acqua, penzolano piccoli e corti tentacoli azzurri lunghi appena un centimetro.

Spesso, i neofiti del mare la confondono con la famigerata caravella portoghese (Physalia physalis). Come distinguerle senza rischiare? Semplice: la caravella ha un galleggiante enorme a forma di palloncino gonfio e tentacoli lunghissimi che infliggono punture estremamente dolorose, mentre la nostra barchetta di San Pietro è piatta, ha una vela rigida e i suoi corti tentacoli sono del tutto innocui per la nostra pelle. Un altro cugino blu con cui non bisogna fare confusione è il bottone blu (Porpita porpita): vive nello stesso habitat superficiale e ha lo stesso colore, ma il suo corpo è perfettamente circolare e, soprattutto, è completamente privo di vela, dipendendo interamente dalle correnti marine. Se vi capita di fare due chiacchiere con pescatori corsi o catalani, potreste sentirla chiamare nei loro dialetti rispettivamente Ruzunu o barqueta de San Pere.

Habitat e abitudini

Questo marinaio blu è un fiero esponente del pleuston (o neuston), l'esclusivo club di organismi che trascorre l'intera esistenza all'interfaccia esatta tra l'aria e l'acqua, fluttuando a profondità zero. La Velella non tocca mai il fondo marino, tranne quando le tempeste la spingono a riva. Per sopravvivere alla scarsità di cibo in mare aperto, ha stretto un'alleanza formidabile con il sole: ospita nei suoi tessuti alghe unicellulari simbiotiche chiamate zooxantelle. Queste piccole alleate fotosintetizzano alla luce del giorno e regalano alla barchetta fino al 90% dell'energia di cui ha bisogno! Per integrare la dieta, cattura con le sue nematocisti (cellule urticanti) prede microscopiche o poco mobili come uova di pesce, copepodi e larve di crostacei.

Il ciclo vitale della Velella è una vera e propria odissea divisa in due atti (metagenesi). Le barchette che vediamo in superficie si riproducono asessualmente producendo per gemmazione migliaia di minuscole meduse di un millimetro. Queste medusine scendono rapidamente verso l'oscurità dei canyon sottomarini profondi, fino a 1000-2000 metri, al sicuro dalle tempeste superficiali. Lì sotto, nell'arco di tre settimane, maturano sessualmente e rilasciano uova e sperma. Fecondate le uova, nasce la larva conaria. Questa comincia a sintetizzare un piccolo galleggiante e produce una goccia d'olio che, agendo come una zavorra al contrario, la spinge in una lenta risalita fino a riemergere come larva rataria proprio in coincidenza delle ricche fioriture di plancton primaverili.

La presenza delle barchette è vitale per l'ambiente marino: quando spiaggiano a miliardi (fenomeno noto come arribadas) riversano tonnellate di carbonio e azoto organico sulle coste sabbiose, nutrendo una fitta rete di spazzini terrestri e anemoni di scogliera (Anthopleura elegantissima), che registrano clamorosi picchi di crescita e riproduzione subito dopo questi banchetti. In mare aperto, invece, la barchetta sostiene predatori specializzati come i nudibranchi azzurri Glaucus atlanticus, le lumache di mare Janthina (che creano una zattera di bolle di muco per galleggiare e inseguirle) e la gigantesca tartaruga marina.

🤿 Osservazione subacquea

Se volete avvistare la barchetta durante un'immersione, dovete fare una cosa che noi subacquei facciamo raramente: guardare in alto. Durante le spettacolari fioriture primaverili, fate la vostra sosta di sicurezza a mezzo metro dalla superficie e osservate il soffitto di cristallo del mare. Se siete fortunati, vedrete scivolare sopra di voi una flotta sterminata di dischetti blu cobalto, con i loro corti tentacoli che "rastrellano" lo strato d'acqua superficiale. Poiché non possiedono muscoli per il nuoto attivo, le barchette non fuggiranno e non cambieranno direzione al vostro passaggio: sono completamente alla mercé del vento.

Potete avvicinarvi in tutta sicurezza. Sebbene siano armate di nematocisti cariche di tossine, il loro dardo urticante è troppo corto e debole per penetrare lo strato di pelle spessa delle nostre dita. Molti esperti le maneggiano regolarmente senza avvertire il minimo fastidio. Tuttavia, in soggetti con cute molto sensibile o allergie individuali, possono scatenare lievi dermatiti o pruriti. La regola d'oro dell'osservazione responsabile è sempre ammirare senza toccare, ma se doveste manipolarle accidentalmente, ricordatevi di non toccarvi assolutamente gli occhi, il viso o la bocca prima di aver lavato accuratamente le mani: le mucose sono molto sensibili alle loro tossine e potreste rimediare una fastidiosa irritazione!

Per gli amanti della fotografia naturalistica, lo scatto d'autore si fa dal basso verso l'alto (magari a una cinquantina di centimetri di profondità), usando un obiettivo grandangolare o macro e orientando i flash verso la superficie per far risaltare il blu magnetico del loro corpo contro la luce argentea del cielo.

Lo sapevi che…

  • Il geniale trucco delle vele destre e sinistre: All'interno della stessa popolazione di Velella, esiste un bizzarro fenomeno di chiralità (asimmetria speculare). Metà delle barchette ha la vela montata da nord-ovest a sud-est (sinistrorse) e veleggia a 45 gradi a sinistra della direzione del vento; l'altra metà ha la vela speculare da sud-ovest a nord-est (destrorse) e scivola a destra del vento. Questa divisione fa sì che, sotto un vento costante, solo metà della popolazione rischi di finire spiaggiata, salvando l'altra metà in mare aperto per preservare la specie!
  • Un tappeto di "patatine fritte" sulla sabbia: Una volta spiaggiate e private dei tessuti molli dal sole, le barchette perdono il loro pigmento bluastro derivato dall'astaxantina e diventano bianche e trasparenti come involucri di caramelle. Essiccandosi sulla sabbia, assumono la consistenza e lo scricchiolio di una patatina fritta. Camminare su uno spiaggiamento di massa dà la bizzarra e rumorosa sensazione di passeggiare su un croccante tappeto di patatine!
  • Un aperitivo leggero per un gigante da due tonnellate: Chi mai potrebbe sfamarsi mangiando piccoli gusci di chitina galleggianti? Niente meno che il leggendario pesce luna (Mola mola)! Questo colosso degli oceani, che può superare la tonnellata di peso, risale appositamente in superficie per "sorseggiare" grandi quantità di barchette, trasformando questi minuscoli navigatori azzurri di pochi centimetri nella carne del pesce osseo più grande del globo!
  • La leggenda contadina della brocca d'acqua: In Liguria, Toscana e in tutto il Nord Italia, la barchetta di San Pietro è legata a una suggestiva tradizione divinatoria rurale. Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, i contadini lasciano in giardino una brocca d'acqua in cui versano un albume d'uovo. Il mattino seguente, il freddo e l'umidità creano filamenti bianchi simili ad alberi e vele di navi. Più le vele dell'uovo sono grandi e spiegate, più abbondante sarà il raccolto nei campi. Un bellissimo ponte tra il folklore contadino e la nostra flotta oceanica!
  • Sentinelle del clima caldo e trappole di plastica: Le barchette sono eccezionali termometri biologici dell'Antropocene. Gli scienziati hanno calcolato che, a causa del riscaldamento invernale del mare legato ai cambiamenti climatici, negli ultimi 15 anni il picco delle fioriture primaverili nel Mediterraneo si è anticipato di ben 32 giorni! Purtroppo, le stesse correnti e i venti che concentrano le barchette tendono ad accumulare anche i rifiuti plastici nelle grandi "isole di spazzatura" (come la North Pacific Garbage Patch), costringendo queste bellissime creature azzurre a navigare in una densa e pericolosa zuppa di microplastiche.

📊 Vorreste che analizzassi i dati delle fioriture mediterranee degli ultimi quindici anni per tracciare una mappa precisa delle regioni costiere in cui avvengono i più spettacolari spiaggiamenti primaverili?

Domande frequenti su Velella

Dove vive la specie Velella?

Specie pleustonica (o neustonica) oceanica che vive esclusivamente all'interfaccia aria-acqua sulla superficie del mare, utilizzando la tensione superficiale come substrato mobile. Galleggia offshore a profondità zero, sebbene i suoi stadi medusoidi e larvali scendano lungo la colonna d'acqua a profondità mesopelagiche e batipelagiche tra i 600 e i 1000 metri (talvolta fino a 2000 metri), accumulandosi specialmente nei canyon sottomarini. Forma biocenosi neustoniche complesse in associazione con gasteropodi predatori come Janthina pallida, Janthina globosa o Janthina janthina, e molluschi nudibranchi come Fiona pinnata e Glaucus atlanticus. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sicilia, Mediterraneo.

Di cosa si nutre Velella?

Si nutre di predatore carnivoro di zooplancton (sospensivoro non sessile). cattura prede passive o poco mobili come copepodi calanoidi, eufausiacei larvali (nei loro stadi di calytopsis e furcilia), cladoceri, larvacei, appendicularie, krill, uova e larve di pesci attraverso le nematocisti presenti sui corti tentacoli dactilozoidi. integra questa dieta eterotrofica grazie a una relazione simbiotica con microalghe dinoflagellate endosimbiotiche (zooxantelle) ospitate nei propri tessuti, le quali svolgono la fotosintesi e trasferiscono fino al 90% dei fotosintatati organici alla colonia ospite. - dimensioni massime: la colonia polipoide galleggiante (pneumatoforo) può raggiungere eccezionalmente una lunghezza di 13-14 cm, con una larghezza del disco fino a 7,6 cm e un'altezza totale (compresa la vela) di circa 5,1 cm. i dactilozoidi e i tentacoli stabilizzatori si estendono inferiormente in acqua per circa 1 cm. - dimensioni medie: solitamente misura tra i 4 e i 7 cm di lunghezza (o tra 1,5 e 3 pollici). nel mar mediterraneo, la taglia media è generalmente più contenuta, risultando inferiore a 4,5 cm di lunghezza e 2,1 cm di larghezza. i medusoidi appena liberati misurano circa 1-1,2 mm di altezza e larghezza. - età / longevità: non quantificata in anni dalle fonti, in quanto la fase coloniale polipoide superficiale ha una natura strettamente stagionale legata ai cicli biologici del plancton. il ciclo metagenetico completo prevede che la fase medusoide profonda maturi in circa tre settimane, la fase larvale profonda (conaria) persista da uno a quattro mesi in inverno, e la successiva fase giovanile superficiale (rataria) cresca rapidamente a ritmi di 0,4-0,5 mm al giorno. - riproduzione: ciclo vitale metagenetico con alternanza obbligata di generazioni. la colonia polipoide superficiale (unisessuata, composta da soli polipi maschili o femminili) produce asessualmente per gemmazione dai gonozooidi migliaia di minuscole meduse libere che scendono in profondità. a profondità batipelagiche, le meduse mature rilasciano gameti per la riproduzione sessuale, originando una larva planula che si metamorfosa in larva conaria; quest'ultima inizia a sintetizzare un abbozzo di galleggiante e, accumulando goccioline d'olio per galleggiamento positivo, risale alla superficie trasformandosi in rataria prima di sviluppare la vela definitiva. nel mediterraneo, le fioriture sono stagionali e concentrate in inverno e primavera (da marzo a maggio), con occasionali picchi secondari in autunno. - stato di conservazione: la specie non è inclusa negli allegati della convenzione di cites, nella direttiva habitat o in specifici programmi di tutela o protezione legale locale: un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.