
Tartaruga caretta
Caretta caretta
Questa tartaruga marina si distingue per la corazza ossea cuoriforme con 5 coppie di scudi costali e per la testa massiccia dotata di un becco corneo robustissimo. Animale straordinariamente longevo, compie eccezionali migrazioni di migliaia di chilometri e possiede una complessa sensibilità geonavigazionale: fin dalla nascita, i piccoli registrano le coordinate magnetiche della spiaggia natale (inclinazione e intensità del campo terrestre) attraverso il "geomagnetic imprinting". Questo "GPS biologico" è alla base dell'incredibile fenomeno del "natal homing" (filopatria), l'istinto ancestrale che guida le tartarughe adulte a ritornare, a distanza di decenni, esattamente sulla medesima spiaggia in cui sono nate per dare vita alla generazione successiva. - Avvistamento, recupero e citizen science: Gli avvistamenti in natura in Italia sono frequenti in mare aperto (Ionio, Tirreno e canale di Sicilia) e soprattutto nelle acque dell'Adriatico centro-settentrionale (area di foraggiamento del Delta del Po). Il soccorso e la riabilitazione medica dei cheloni in Italia fanno capo a una rete coordinata di Centri di Recupero Tartarughe Marine (CRTM), operanti sotto la supervisione scientifica dell'ISPRA e coordinati da progetti comunitari di conservazione, tra cui spicca il progetto europeo LIFE Turtlenest (coordinato da Legambiente, che prevede anche l'uso di cani addestrati, i Tartadogs, per localizzare le uova sulla spiaggia). Tra le strutture sanitarie d'eccellenza sul territorio nazionale figurano: il Lampedusa Turtle Rescue gestito dall'Associazione Caretta caretta sotto la direzione scientifica di Daniela Freggi, il Centro Recupero delle Isole Egadi a Favignana (sostenuto dal brand Rio Mare - Gruppo Bolton), l'Ospedale delle Tartarughe di Brancaleone (Reggio Calabria) coordinato da Blue Conservancy ETS, il CRTM "Anton Dohrn" a Portici (Napoli) e il Cestha a Marina di Ravenna. I cittadini possono contribuire attivamente tramite la citizen science segnalando le caratteristiche tracce di risalita sulla sabbia (simili al passaggio di un piccolo trattore cingolato) o segnalando avvistamenti in mare tramite l'app dedicata eTurtle. Cosa fare in caso di ritrovamento: Se si avvista una tartaruga ferita (ad esempio impigliata in reti, lenze e ami abbandonati o debilitata dall'ingestione di rifiuti plastici), non tentare mai di rimuovere ami o fili penetrati in profondità. L'animale deve essere mantenuto umido (utilizzando acqua di mare o teli bagnati, senza ostruire le vie respiratorie), protetto dal sole, adagiato in posizione prona all'interno di un contenitore dai bordi arrotondati di dimensioni adeguate, e maneggiato afferrando saldamente i lati del carapace, mantenendosi a distanza di sicurezza dalla bocca. Bisogna contattare immediatamente la Guardia Costiera al numero gratuito h24 1530, oppure chiamare i numeri SOS dedicati dei centri locali (ad esempio il servizio "SOS Tarta" delle Egadi al numero 328.3155313 o il pronto soccorso di Brancaleone al 328.3020921). *
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Caretta caretta
- Famiglia
- Cheloniidae (Classe: Reptilia; Ordine: Testudines; Sottordine: Cryptodira; Superfamiglia: Chelonioidea).
- Habitat
- Utilizza habitat differenti in base alla fase del ciclo vitale. I neonati e i giovani conducono una fase pelagica obbligata (che dura in media 7-12 anni) in mare aperto, vivendo prevalentemente associati ai banchi di macroalghe galleggianti del genere Sargassum. Una volta raggiunti i 30-40 cm di lunghezza del carapace, si spostano in habitat bentonici costieri o neritici (lagune, estuari, baie poco profonde e fondali rocciosi o fangosi). Durante il foraggiamento e lo svernamento, prediligono le acque costiere poco profonde, solitamente entro i 35-40 metri di profondità. Le spiagge di nidificazione preferite dalle femmine adulte sono sabbiose, con pendenze pronunciate e litorali dinamici ad alta energia.
- Alimentazione
- È una specie onnivora con spiccate abitudini carnivore generaliste e opportuniste. Il cranio massiccio ospita potenti muscoli masticatori che supportano una specializzazione di tipo durofago (adatta a frantumare gusci duri). La dieta degli adulti si basa principalmente su invertebrati bentonici, tra cui molluschi (gasteropodi e bivalvi), crostacei (granchi, cirripedi), echinodermi (ricci di mare, cetrioli di mare), ma anche meduse, spugne, tunicati, pesci (anche carogne o specie molto lente) e porzioni limitate di alghe o piante marine.
- Stato IUCN
- A livello globale, la specie è classificata come Vulnerabile (VU). Nel Mar Mediterraneo, la sottopopolazione è classificata come Least Concern (LC - Minor Preoccupazione) grazie all'efficacia di decenni di protezione, ma resta definita come "dipendente dalla conservazione" (qualsiasi riduzione delle tutele porterebbe a un immediato declino). La specie gode di massima tutela internazionale ed è inserita nell'Appendice I della CITES (indicata anche in Appendice II in alcuni accordi commerciali storici), negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat dell'Unione Europea (92/43/CEE, recepito in Italia con il D.P.R. 357/1997 che vieta espressamente il deterioramento dei siti riproduttivi anche fuori dalle aree protette), nell'Allegato II della Convenzione di Berna e nella Convenzione di Barcellona.
Distribuzione in Italia
Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sardegna, Sicilia, Puglia, Lazio, Campania, Toscana, Calabria, Marche, Abruzzo, Molise
Chi è
La tartaruga comune o tartaruga caretta (Caretta caretta, Linnaeus 1758) è il rettile marino più diffuso ed emblematico del Mar Mediterraneo, appartenente alla famiglia Cheloniidae (ordine Testudines). Questa specie vanta una longevità eccezionale: vive mediamente tra i 67 e gli 80 anni in natura, potendo superare i 100 anni in ambienti favorevoli. Raggiunge la maturità sessuale tardi, tra i 15 e i 35 anni (con una media stimata di 20-30 anni per le popolazioni del nostro bacino).
Un adulto presenta un carapace lungo in media 90 cm (range comune 70-95 cm) e un peso compreso tra 80 e 200 kg (media di 135 kg). A livello globale sono tuttavia documentati rari esemplari in grado di raggiungere i 545 kg di peso e i 213 cm di lunghezza totale.

🔍 Come riconoscerla Il segno di riconoscimento principale risiede nel suo carapace osseo rigido, cuoriforme e marrone-rossastro con sfumature olivastre e gialle, associato a un piastrone ventrale color crema o giallo pallido privo di cerniere. Dal punto di vista tassonomico, la caratteristica diagnostica fondamentale è la presenza di 5 coppie di scudi costali che affiancano 5 vertebrali lungo la linea dorsale mediana. Lo scudo nucale (cervicale) è a diretto contatto con il primo scudo costale su ciascun lato: un dettaglio anatomico essenziale per non confonderla con altri cheloniidi.
La testa è eccezionalmente grande e robusta, dotata di mascelle massicce adatte a frantumare gusci duri. Le pinne anteriori presentano due artigli evidenti sul bordo. Si distingue facilmente da specie simili: • Chelonia mydas (tartaruga verde): ha 4 coppie di scudi costali (il cui primo scudo è separato da quello nucale), un solo artiglio per pinna e una mascella inferiore marcatamente seghettata. • Eretmochelys imbricata (tartaruga embricata): possiede scudi dorsali fortemente sovrapposti e un becco stretto, simile a quello di un rapace. • Lepidochelys kempii (tartaruga di Kemp): ha un carapace grigio-olivastro quasi circolare e 4 scudi inframarginali sul ponte muniti di pori.
Habitat e abitudini

Caretta caretta è un animale pelagico altamente migratore. Durante i primi anni (fase pelagica obbligata), i piccoli vivono associati alle alghe galleggianti del genere Sargassum in mare aperto. Da subadulti e adulti, frequentano le acque costiere neritiche (solitamente entro i 20-50 metri di profondità) per alimentarsi sui fondali. In Italia, il Mar Adriatico centro-settentrionale è un'area di foraggiamento cruciale per la popolazione giovanile.
La specie possiede attitudini onnivore con una predilezione carnivora opportunista. La dieta degli adulti si concentra su invertebrati bentonici come crostacei (granchi, cirripedi), molluschi (gasteropodi, bivalvi), echinodermi (ricci e cetrioli di mare), ma include anche organismi pelagici come meduse e spugne.
Le tartarughe usano un complesso sistema di navigazione magnetica. Fin alla nascita, registrano le coordinate geomagnetiche (intensità e inclinazione) della spiaggia d'origine (geomagnetic imprinting). Questo "GPS biologico" permette alle femmine adulte, dopo decenni di vita in mare aperto, di compiere il natal homing, ritornando con precisione millimetrica alla spiaggia d'origine per riprodursi.
🥚 Riproduzione e nidificazione La stagione riproduttiva in Italia inizia a maggio e si protrae fino ad agosto, con un picco di deposizioni in luglio. La femmina emerge dall'acqua di notte e scava una buca profonda nella sabbia con le pinne posteriori. Depone mediamente 80 a 130 uova sferiche simili a palline da ping-pong. Ciascuna femmina può deporre da 2 a 5 nidi a stagione ad intervalli di 12-17 giorni.
I nidi si concentrano in Sicilia meridionale (specialmente Lampedusa e Linosa), in Calabria (Costa dei Gelsomini) e in Campania. A causa del riscaldamento climatico, l'areale si sta espandendo significativamente verso nord e ovest, con nidificazioni costanti in Puglia, Toscana, Lazio, Sardegna e altre regioni centro-settentrionali.
L'incubazione dura solitamente dai 40 agli 80 giorni (in Italia in media 49-56 giorni). I piccoli attendono istintivamente le ore notturne e fresche per emergere per poi correre verso il mare, attratti dal riflesso della luna e delle stelle sull'acqua. In questo tragitto critico, sono supportati da un dente corneo temporaneo sul becco per rompere il guscio dell'uovo e da un accumulo di grasso addominale delle dimensioni di un pisello che fornisce l'energia necessaria a nuotare subito in mare aperto.
🛟 Conservazione e rapporto con l'uomo Nonostante la sottopopolazione mediterranea sia indicata come Least Concern (sebbene definita "dipendente dalla conservazione" e classificata come Vulnerabile a livello globale), i pericoli antropici restano gravissimi. La minaccia principale in mare è il bycatch (la cattura accidentale in attrezzi da pesca come palangari, reti a strascico e reti da posta). Nel solo Mediterraneo si stimano oltre 150.000 catture accidentali l'anno, con circa 50.000 decessi.
Altrettanto letale è l'inquinamento da plastica: le tartarughe scambiano sacchetti e frammenti plastici per meduse, andando incontro a blocchi intestinali fatali. Le lenze e le reti fantasma abbandonate causano mutilazioni e annegamento (entanglement), mentre il traffico marittimo provoca violenti impatti (vessel strikes) in superficie. A terra, la perdita degli habitat dunali e la pulizia meccanica delle spiagge con ruspe distruggono ogni anno numerosi nidi.
In Italia opera una rete coordinata di Centri di Recupero (CRTM) vigilata da ISPRA, tra cui spiccano il Lampedusa Turtle Rescue, l'Ospedale di Brancaleone, il Centro di Favignana (sostenuto da Rio Mare), il CESTHA di Ravenna e l'Anton Dohrn di Portici. Progetti come LIFE Turtlenest e LIFE Medturtles proteggono attivamente i nidi e promuovono tecnologie sostenibili.
Cosa fare in caso di ritrovamento: Se trovi un esemplare in difficoltà, non rimuovere mai ami o lenze conficcati. Tienilo umido e riparato dal sole in un contenitore sicuro. Se avvisti tracce di nidificazione sulla sabbia, non calpestarle e contatta subito la Guardia Costiera al numero h24 1530.
Lo sapevi che…

- Il termometro decide il sesso: Le tartarughe hanno una determinazione sessuale dipendente dalla temperatura (TSD). Durante l'incubazione, la temperatura della sabbia decide il genere dei nascituri: temperature fresche (sotto i 26°C) generano maschi, mentre temperature calde (sopra i 32°C) generano femmine, con un perfetto equilibrio 1:1 a 29.2°C - 29.3°C. Con il riscaldamento globale, la crescente femminizzazione rischia di compromettere il futuro riproduttivo della specie.
- Nessuna lacrima di tristezza: Quando depongono o riposano al sole, sembrano piangere. In realtà, usano grandi ghiandole lacrimali poste dietro gli occhi per espellere i sali in eccesso accumulati bevendo acqua di mare o nutrendosi, producendo lacrime dense che ripuliscono gli occhi dalla sabbia.
- Una vera oasi galleggiante: Il carapace di Caretta caretta ospita un ricchissimo ecosistema epibionte. Sulla sua superficie vivono alghe, diatomee epizoiche e diversi piccoli crostacei (come i cirripedi del genere Chelonibia), rendendo ciascun individuo un microcosmo biologico in movimento.
- Antica determinazione: Se le tartarughe terrestri giganti sono celebri per la loro longevità, la nostra Caretta caretta incarna una determinazione straordinaria. Questo antico rettile, che compare finanche nelle favole di Esopo per la sua saggia costanza, nuota instancabilmente superando indenne tempeste, correnti e ostacoli umani per un secolo intero, mossa solo dal richiamo ancestrale della sua spiaggia natale.
🐢 Se vuoi approfondire ulteriormente le straordinarie dinamiche di migrazione di questa specie, posso illustrarti in dettaglio le principali rotte di dispersione dei giovani e degli adulti monitorati via satellite all'interno del bacino del Mediterraneo.
Domande frequenti su Tartaruga caretta
Dove vive la specie Tartaruga caretta?
Utilizza habitat differenti in base alla fase del ciclo vitale. I neonati e i giovani conducono una fase pelagica obbligata (che dura in media 7-12 anni) in mare aperto, vivendo prevalentemente associati ai banchi di macroalghe galleggianti del genere Sargassum. Una volta raggiunti i 30-40 cm di lunghezza del carapace, si spostano in habitat bentonici costieri o neritici (lagune, estuari, baie poco profonde e fondali rocciosi o fangosi). Durante il foraggiamento e lo svernamento, prediligono le acque costiere poco profonde, solitamente entro i 35-40 metri di profondità. Le spiagge di nidificazione preferite dalle femmine adulte sono sabbiose, con pendenze pronunciate e litorali dinamici ad alta energia. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sardegna, Sicilia, Puglia, Lazio, Campania, Toscana, Calabria, Marche, Abruzzo, Molise.
Quanto è grande Tartaruga caretta?
La taglia media è di Negli adulti globali la lunghezza del carapace ( straight carapace length, SCL o curved carapace length, CCL) varia mediamente tra 70 e 95 cm, con un range comune di 85-110 cm. Nel Mediterraneo la taglia media degli individui adulti si aggira intorno agli 80-90 cm, mentre la popolazione giovanile o subadulta che frequenta le aree neritiche presenta una taglia media di circa 40-60 cm. e un peso massimo di A livello globale, gli esemplari eccezionali possono raggiungere pesi massimi documentati di 545 kg. Tuttavia, gli individui che popolano stabilmente il bacino del Mediterraneo presentano dimensioni nettamente inferiori, con una massa corporea negli adulti che raramente supera i 140-160 kg (con un range medio standard compreso tra 80 e 160 kg).
Di cosa si nutre Tartaruga caretta?
Si nutre di è una specie onnivora con spiccate abitudini carnivore generaliste e opportuniste. il cranio massiccio ospita potenti muscoli masticatori che supportano una specializzazione di tipo durofago (adatta a frantumare gusci duri). la dieta degli adulti si basa principalmente su invertebrati bentonici, tra cui molluschi (gasteropodi e bivalvi), crostacei (granchi, cirripedi), echinodermi (ricci di mare, cetrioli di mare), ma anche meduse, spugne, tunicati, pesci (anche carogne o specie molto lente) e porzioni limitate di alghe o piante marine: un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



