Perchia (Serranus cabrilla): esemplare fotografato
MareCostaPredatore

Perchia

Serranus cabrilla

Il Serranus cabrilla è un teleosteo spiccatamente territoriale e solitario che presenta ermafroditismo sincrono, producendo e mantenendo contestualmente gameti sia maschili che femminili. Il corpo è slanciato, munito di una colorazione mimetica molto variabile e dipendente dall'ambiente (tende persino a schiarirsi durante le ore notturne), dominata da sfumature dal bruno al rossiccio e al giallo, 7-9 bande scure verticali e da 1 a 3 evidenti strie longitudinali più chiare, oltre a tipiche linee oblique arancioni che ne decorano la testa. È un pesce curioso che usa una tecnica di caccia ad agguato veloce, ed ha la spiccata abitudine a stazionare nei pressi delle tane dei polpi per nutrirsi degli avanzi dei loro pasti o delle loro prede in fuga.

Carta d'identità

Normalmente gli esemplari misurano tra i 10 e i 25 cm, assestandosi molto spesso intorno ai 12-18 cm.Taglia media
Sebbene le fonti non registrino con precisione un record di peso massimo assoluto, i modelli di accrescimento biologico e le ricerche morfologiche indicano che il pesce raggiunge un peso asintotico stimato attorno a 0,37 kg (esattamente 372,15 grammi).Peso massimo
Si tratta di un pesce con un ciclo di vita relativamente breve; la longevità varia su base regionale registrando fino a 4-5 anni nel Mar Egeo, 6-9 anni in altre zone del Mediterraneo e un massimo di 11 anni stimati nelle acque dell'Atlantico orientale.Età massima

Scheda tecnica

Nome scientifico
Serranus cabrilla
Famiglia
Serranidae.
Habitat
Si tratta di una specie demersale e bentonica, tipica dei fondali rocciosi, delle praterie di Posidonia oceanica e dei substrati sabbiosi o fangosi. È maggiormente comune nella fascia costiera tra i 10 e i 150 metri, ma il suo areale batimetrico varia dalla superficie fino ad arrivare ai 500 metri di profondità.
Tecniche di pesca
- Bolentino dalla barca: metodo assai diffuso dato che l'ingordigia della perchia la rende facilmente preda degli ami. - Pesca a fondo, praticabile sia da natante che dalla costa (es. scogli), utilizzando lenze provviste di esche naturali (come vermi, pezzetti di molluschi o granchi) oppure esche artificiali. - Pesca in apnea: malgrado le modeste dimensioni rendano la perchia un pesce meno ambito, è molto facile da catturare in quanto, in virtù della sua territorialità e del suo atteggiamento spavaldo, spesso fronteggia il subacqueo invece di darsi alla fuga. - A livello artigianale e professionale, rappresenta una cattura accessoria (bycatch) ricorrente, insidiata di norma attraverso l'uso di reti a strascico, nasse, tramagli e sciabiche.
Alimentazione
È un vorace predatore carnivoro opportunista. La sua dieta si compone di piccoli pesci, crostacei, cefalopodi e vermi marini (anellidi).
Stato IUCN
LC (Least Concern - Rischio minimo). Nel complesso la specie non risulta minacciata su scala globale, sebbene in svariati stock locali del Mediterraneo le popolazioni registrino altissimi tassi di mortalità e risultino fortemente sovrasfruttate a causa della pesca intensiva locale.

Distribuzione in Italia

Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo

LigureTirrenoAdriaticoIonioSardegnaSicilia

Chi è

Immagina un predatore tanto audace e vorace quanto affascinante, capace di agire contemporaneamente sia da maschio che da femmina: ecco a voi la perchia, nota alla scienza come Serranus cabrilla. Appartiene alla prestigiosa famiglia dei Serranidi, la stessa delle maestose cernie, di cui riprende in scala ridotta l'aspetto fiero e lo spiccato istinto predatorio.

È un pesce di taglia modesta ma di grande carattere. Generalmente, gli esemplari che incontriamo misurano tra i 10 e i 25 centimetri, sebbene alcuni "giganti" della specie possano sfiorare i 40 centimetri di lunghezza.

Perchia (Serranus cabrilla): esemplare su sfondo bianco

Sulla longevità di questo pesce, le fonti litigano: c'è chi stima una vita piuttosto breve di 4-5 anni nelle acque del Mar Egeo, chi estende la durata a 8-9 anni in altre aree del Mediterraneo, e chi giura che possa spegnere fino a 11 candeline nell'Atlantico orientale. La sua caratteristica più intima e peculiare resta però l'ermafroditismo sincrono: ogni individuo possiede sia gonadi maschili che femminili perfettamente funzionanti nello stesso momento, rendendo persino possibile, in linea del tutto teorica, l'autofecondazione.

Come riconoscerlo

Perchia — Come riconoscerlo

La perchia ha un corpo slanciato, robusto e leggermente compresso ai lati, con un muso appuntito e una bocca enorme, armata di denti aguzzi e prominente nella parte inferiore. La pinna dorsale è un pezzo unico ma nettamente diviso: una prima parte "armata" con 10 spine pungenti e una seconda più morbida. Sugli opercoli — le placche ossee che proteggono le branchie — sfoggia tre evidenti spine rivolte verso la coda.

La livrea è un piccolo capolavoro di mimetismo che varia dal bruno al giallo-rossastro, segnata da 7-9 vistose bande scure verticali. Il segno distintivo inequivocabile, però, è la presenza di 1-3 strisce longitudinali chiare (bianche, gialle o arancioni) che le attraversano i fianchi dalla testa alla coda, oltre a eleganti linee oblique arancioni che ne decorano il capo.

Attenzione a non fare confusione in acqua o sui banchi del mercato! Viene scambiata spessissimo con il cugino Serranus scriba (lo sciarrano), ma per distinguerli basta un'occhiata: lo sciarrano è più tozzo, è privo delle tre linee longitudinali, sfoggia una vistosissima macchia blu elettrico sul ventre e ha la testa decorata da un intrico di linee che ricordano la scrittura araba. Le fonti stesse ci avvertono che anche i nomi locali si scambiano e si accavallano. La ricchezza dei dialetti è comunque uno spasso: a Genova è il Bolaxo, in Toscana la chiamano Boccaccia o Sbirro, a Napoli Perchia foretana, a Venezia Donzella o Sperga, in Sardegna Vacca o Serrania e in Sicilia Sirrania o Buddaci.

Habitat e abitudini

Perchia — Habitat e abitudini

La perchia è un pesce che non si fa mancare nulla in termini di territorio: popola l'intero Mediterraneo, si spinge nell'Atlantico orientale (dalla Manica al Sudafrica), nel Mar Nero ed è stata segnalata fin nel Mar Rosso. È una specie demersale spiccatamente opportunista che si adatta a fondali rocciosi, distese di sabbia o fango e alle ricche praterie di Posidonia, trovandosi a suo agio sia a due metri sotto il pelo dell'acqua sia negli abissi della scarpata continentale, fino a 500 metri di profondità.

È un animale dalle abitudini solitarie e fieramente territoriali, che elegge a dimora un anfratto da cui non si allontana volentieri. L'attività di caccia è rigorosamente diurna: sfrutta i suoi grandi occhi per tendere agguati veloci a piccoli pesci, crostacei, cefalopodi e vermi. Quando cala il buio, invece, la perchia si mette "il pigiama", assumendo una livrea notturna pallida e marezzata per riposare mimetizzata sul fondo, lontano da sguardi indiscreti. La riproduzione, solitamente incrociata tra partner, avviene con la bella stagione, da aprile fino a fine estate.

Pesca e rapporto con l'uomo

Perchia — Pesca e rapporto con l'uomo

La perchia è talmente vorace e ingorda che la pesca non richiede grandi astuzie: abbocca a qualsiasi esca le venga calata. Viene catturata abitualmente dai pescatori professionisti e artigianali con reti a strascico, tramagli, palamiti e nasse, ed è una delle prede più ricorrenti per i pescatori sportivi a bolentino. Paradossalmente, proprio per la sua indole spavalda e per il fatto che non scappa, i pescatori in apnea più esigenti a volte la snobbano considerandola un bersaglio poco sportivo.

Commercialmente è considerata un "pesce povero", o meglio una cattura accessoria (bycatch) di poco valore economico, ma di immensa importanza per la gastronomia locale. Non gode di allevamenti per scopi alimentari, ma affascina gli acquariofili: in acquario mediterraneo vive benissimo, a patto di garantirle grandi spazi, ampi nascondigli e un refrigeratore che mantenga l'acqua sotto i 24°C. Non è una specie globalmente minacciata (il suo stato di conservazione è LC, Rischio Minimo). Tuttavia, l'assenza di una taglia minima di cattura stabilita per legge per questa specie fa sì che sia estremamente vulnerabile al sovrasfruttamento locale da parte dello strascico, che preleva indistintamente troppi esemplari giovanili.

A tavola

Perchia — A tavola

Non fatevi ingannare dall'etichetta di "pesce di scarto". Le carni della perchia sono bianche, sode, magrissime, ricche di proteine e con un generoso apporto di Omega-3, selenio e calcio. Vi do un consiglio spassionato che vale più di mille ricette: pulite e squamate la perchia con un'attenzione maniacale. Le sue scaglie ctenoidi sono piccolissime, rigide e letteralmente ancorate alla pelle; se non le togliete via alla perfezione prima della cottura, si staccheranno nel sugo regalandovi un disastroso effetto "sabbia" sotto i denti. Fatto questo lavoro, è un trionfo, seppur ricco di lische.

Ecco come si esprime al meglio in cucina:

  • Regina delle Zuppe: Non c'è brodetto dell'Adriatico, Cacciucco livornese o Zuppa di Civitavecchia che possa fare a meno di lei. L'elevata quantità di tessuto connettivo e collagene la rende indispensabile per dare densità, corpo e sapore indimenticabile al brodo di mare.
  • Mezzemaniche (o Boccacce) al pomodoro: Piatto velocissimo. Si sfilettano le perchie, si cuociono in padella in un soffritto di aglio, peperoncino, pomodorini e vino bianco, per poi saltare la pasta direttamente nel sugo. La polpa si sfalda dolcemente legando l'amido.
  • Agliata Algherese (Allada): Una ricetta che profuma di mare e necessità antiche. Le perchie fritte vengono ricoperte da una salsa densa a base di pomodori secchi, aglio, peperoncino e aceto. Era il trucco perfetto dei vecchi pescatori per conservare la preda commestibile a bordo per giorni senza frigorifero.

Lo sapevi che…

Perchia — Lo sapevi che…
  • Il pesce "sbirro": Sulla costa toscana e a Livorno, la perchia viene chiamata Sbirro (poliziotto). Il motivo? Il suo temperamento territoriale, la curiosità spinta all'eccesso e lo sguardo inquisitorio con cui fronteggia sfacciatamente qualsiasi estraneo entri nel suo "quartiere".
  • Lo stalker dei polpi: È un pesce dalla scaltrezza unica. Ama appostarsi silenziosamente vicino all'ingresso delle tane dei polpi. Appena il cefalopode inizia a mangiare o attacca una preda, la perchia scatta rapida per rubargli gli scarti o inghiottire i pesciolini in fuga terrorizzata dai tentacoli.
  • Il cittadino di Messina: In Sicilia, e a Messina in particolare, è chiamata Buddaci. Nel dialetto locale questo termine indica una persona logorroica, chiacchierona o che parla a vanvera, chiaro riferimento alla bocca enorme e sempre spalancata di questo pesciolino, al punto che Buddaci è divenuto il soprannome affettuoso degli stessi cittadini messinesi.
  • Un bullo da acquario: Non lasciatevi ingannare dalle piccole dimensioni. È un predatore con un'ingordigia feroce. Un acquariofilo ha raccontato di un suo esemplare di perchia che, non riuscendo a ingoiare per intero un pesce donzella più lungo di lei, ha continuato a nuotare imperturbabile per un giorno e mezzo con la coda della malcapitata che le spuntava ancora dalla bocca!

Domande frequenti su Perchia

Dove vive la specie Perchia?

Si tratta di una specie demersale e bentonica, tipica dei fondali rocciosi, delle praterie di Posidonia oceanica e dei substrati sabbiosi o fangosi. È maggiormente comune nella fascia costiera tra i 10 e i 150 metri, ma il suo areale batimetrico varia dalla superficie fino ad arrivare ai 500 metri di profondità. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo.

Quanto è grande Perchia?

La taglia media è di Normalmente gli esemplari misurano tra i 10 e i 25 cm, assestandosi molto spesso intorno ai 12-18 cm. e un peso massimo di Sebbene le fonti non registrino con precisione un record di peso massimo assoluto, i modelli di accrescimento biologico e le ricerche morfologiche indicano che il pesce raggiunge un peso asintotico stimato attorno a 0,37 kg (esattamente 372,15 grammi).

Come si pesca Perchia?

Le tecniche più efficaci sono - bolentino dalla barca: metodo assai diffuso dato che l'ingordigia della perchia la rende facilmente preda degli ami. - pesca a fondo, praticabile sia da natante che dalla costa (es. scogli), utilizzando lenze provviste di esche naturali (come vermi, pezzetti di molluschi o granchi) oppure esche artificiali. - pesca in apnea: malgrado le modeste dimensioni rendano la perchia un pesce meno ambito, è molto facile da catturare in quanto, in virtù della sua territorialità e del suo atteggiamento spavaldo, spesso fronteggia il subacqueo invece di darsi alla fuga. - a livello artigianale e professionale, rappresenta una cattura accessoria (bycatch) ricorrente, insidiata di norma attraverso l'uso di reti a strascico, nasse, tramagli e sciabiche.

Di cosa si nutre Perchia?

Si nutre di è un vorace predatore carnivoro opportunista. la sua dieta si compone di piccoli pesci, crostacei, cefalopodi e vermi marini (anellidi): un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.