Rana pescatrice (Lophius piscatorius): esemplare fotografato
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Rana pescatrice

Lophius piscatorius

La Rana pescatrice è un predatore eccezionalmente mimetico: ha una forma "a girino" con un corpo schiacciato dorso-ventralmente, una testa larga e massiccia ed è priva di scaglie. È in grado di mimetizzarsi tra i sedimenti del fondale; una sua particolarità è il primo raggio della pinna dorsale (illicio) che reca un'appendice carnosa bilobata all'estremità (esca). Utilizza questa sorta di canna da pesca biologica per attirare le prede fino alla sua enorme bocca, dotata di denti aguzzi e ritorti verso l'interno, con cui ingoia il pasto a scatto rapido. Una particolarità che la distingue dalla specie affine L. budegassa è la membrana addominale (peritoneo) di colore bianco candido.

Carta d'identità

Generalmente compresa tra i 35 e i 100 cm, a seconda della popolazione e dell'età.Taglia media
Fino a 57,7 - 60 kg.Peso massimo
Si stimano fino a 24-25 anni per le femmine e circa 21 anni per i maschi, specie soggetta a un tasso di accrescimento lento.Età massima

Scheda tecnica

Nome scientifico
Lophius piscatorius
Famiglia
Lophiidae.
Habitat
Vive prevalentemente su fondali sabbiosi, fangosi o detritici, e occasionalmente in aree rocciose. Sostazialmente bentonica, frequenta profondità tipiche che vanno dai 20 ai 1000 metri, trovando l'habitat ottimale sulla piattaforma continentale tra i 20 e i 300 metri di profondità.
Tecniche di pesca
- Reti a strascico di fondo (il metodo commerciale principale in assoluto). - Reti da posta fissa, in particolare tramaglio e reti da imbrocco, ottime opzioni commerciali e artigianali, più selettive e con minor impatto bentonico rispetto allo strascico. - Palangari o ami di fondo. - Lenze di fondo e bolentino di profondità, maggiormente utilizzate nella pesca sportiva d'alto mare per incannare i grossi esemplari sedentari.
Alimentazione
Specie carnivora, estremamente vorace e predatrice opportunista. Si nutre principalmente di pesci bentonici e pelagici (come naselli e sugarelli), ma la sua dieta include anche crostacei, cefalopodi e, occasionalmente, uccelli marini tuffatori.
Stato IUCN
LC (Least Concern / Rischio minimo). A livello globale la specie ha una popolazione sufficientemente stabile grazie all'ampia distribuzione geografica, nonostante l'elevata pressione della pesca commerciale che la rende localmente vulnerabile in alcuni areali.

Distribuzione in Italia

Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico

LigureTirrenoAdriaticoIonioSardegnaSicilia

Chi è

Immaginate un pesce che, invece di nuotare in cerca di cibo, si siede sul fondo del mare, tira fuori una canna da pesca incorporata sulla fronte e aspetta che la cena gli nuoti letteralmente in bocca. Questa è la Rana pescatrice, conosciuta in cucina come Coda di rospo. Il suo nome scientifico è Lophius piscatorius, ed è il fiero e inconfondibile capostipite della famiglia dei Lophiidae.

Rana pescatrice (Lophius piscatorius): esemplare su sfondo bianco

È un gigante silenzioso e longevo: può vivere fino a 24 o 25 anni (le femmine vivono più dei maschi) e raggiungere dimensioni da record. Parliamo di bestioni lunghi fino a due metri e pesanti sfiorando i 60 chili, anche se le taglie medie che incrociamo di solito si aggirano tra i 35 e i 100 centimetri.

Come riconoscerlo

Rana pescatrice — Come riconoscerlo

Se facessero un concorso di bellezza sottomarino, la Rana pescatrice non arriverebbe sul podio. Ha la forma di un enorme girino schiacciato: la testa è massiccia, larga e ricoperta di creste ossee, e costituisce da sola più della metà del corpo. La bocca, rivolta verso l'alto, è spaventosamente grande e armata di una foresta di denti aguzzi e ripiegati verso l'interno, perfetti come una trappola senza via d'uscita. Non ha squame, ma una pelle sottile, viscida e sfrangiata sui bordi, di un colore che va dal bruno all'olivastro, perfetto per confondersi con il fango del fondale.

Il suo "marchio di fabbrica" è l'illicio: il primo raggio della pinna dorsale si è spostato in avanti sulla testa e termina con un'appendice di carne (l'esca) divisa in due lobi, che il pesce agita per ingannare le prede. Attenzione però a non confonderla con la sua "sorella minore", il Budego (Lophius budegassa). Le fonti litigano un po' sui dettagli millimetrici, ma la regola d'oro dei pescatori per distinguerle è guardare la pancia: apritele e guardate il peritoneo (la membrana che avvolge le interiora). Nella Rana pescatrice vera e propria è di un bianco candido, mentre nel Budego è nero profondo. Inoltre, l'esca del Budego è un pezzetto di carne unico, non diviso a metà, e il suo colore esterno tende più al rossiccio.

Viaggiando per l'Italia, sentirla chiamare col suo nome ufficiale è quasi un miracolo. A Roma ordinate il Martino, in Liguria cercate il Gianello o il Budego ruscio, mentre in Campania vi serviranno la Piscatrice nera o il Rattale. Scendendo in Sicilia si trasforma in Magu o Giuranna di mari, in Sardegna è la Piscadora niedda, in Toscana la chiamano Boldrò e in Veneto Diavolo de mar o Rospo de fango. In Romagna, per farla breve, è semplicemente il Rosp.

Habitat e abitudini

Rana pescatrice — Habitat e abitudini

Questo signore degli agguati se ne sta pacifico nei fondali di tutto il Mediterraneo, nel Mar Nero e nell'Atlantico nord-orientale (dalla gelida Islanda fino alle coste del Senegal). È un pesce bentonico, cioè vive a stretto contatto con il fondo, preferibilmente su distese di sabbia o fango. Lo trovate in "acque basse" sui 20 metri, ma si spinge agilmente giù fino ai 1000 metri di profondità.

È un tipo solitario e un maestro del mimetismo: usa le grosse pinne pettorali per scavarsi una buca nella sabbia e vi si adagia. Da lì, immobile, inizia la caccia. Quando un merluzzo, un nasello, un crostaceo o un calamaro si avvicina all'esca in movimento, la pescatrice spalanca la bocca creando un risucchio fulmineo che non lascia scampo. Per risparmiare energie, respira con una lentezza disarmante: un solo ciclo di respirazione può durare anche più di un minuto e mezzo.

La riproduzione ha del fantascientifico. Tra l'inverno e la primavera, a profondità abissali, la femmina non depone uova sparse, ma rilascia un unico, immenso "nastro" gelatinoso galleggiante. Questo nastro magico può essere lungo 10 metri, largo un metro e contenere oltre un milione di uova!.

Pesca e rapporto con l'uomo

Rana pescatrice — Pesca e rapporto con l'uomo

La si pesca tutto l'anno (con un leggero calo in estate) soprattutto con le reti a strascico di fondo, ma finisce anche in reti da posta fissa o abbocca ai palangari di profondità. Commercialmente è un pesce di primissima fascia, ambitissimo e sempre presente sul podio dei prodotti ittici più pagati al mercato. Non esistono rane pescatrici d'allevamento, tutto quello che trovate è selvatico.

A livello di conservazione, la specie Lophius piscatorius se la cava ed è classificata a "Rischio Minimo" (Least Concern) a livello globale, data la sua vastissima diffusione. C'è però un grosso problema etico e di gestione: la legge europea permette di pescare rane pescatrici a partire dai 30 cm di lunghezza. Il guaio è che questi pesci crescono molto lentamente e iniziano a riprodursi solo quando raggiungono dimensioni tra i 68 e i 90 cm. Risultato? Le reti catturano tantissimi esemplari giovanissimi (anche perché la loro testa enorme e spinosa si incastra facilmente nelle maglie), pescando pesci che non hanno mai avuto l'occasione di fare un uovo.

A tavola

Rana pescatrice — A tavola

La Coda di rospo è il sogno di chi odia le lische: c'è solo un grosso osso cartilagineo centrale, facilissimo da togliere, che vi lascia in mano due filetti carnosi. La carne è talmente compatta, magra e soda da essere spesso paragonata all'aragosta.

Quando la comprate al banco, guardate gli occhi: devono essere sporgenti (convessi), con la pupilla nera e brillante e la cornea trasparente. Se vi vendono il pesce con la pelle, i colori devono essere cangianti e brillanti; la carne, se la toccate, deve opporre una bella resistenza elastica.

In cucina regala soddisfazioni immense. Una preparazione storica marchigiana è la Coda di rospo in potacchio: i tranci vengono brasati in padella con olio, aglio, peperoncino, una bella spolverata di rosmarino e pomodoro. La carne va scottata per poco tempo per evitare che diventi stopposa, e il sughino che avanza è la fine del mondo per condire la pasta. Altra genialata del Centro Italia è la Pescatrice in porchetta: il filetto nudo viene aromatizzato con aglio e finocchietto selvatico, avvolto stretto in fette di pancetta (legato con lo spago) e passato in forno. La sapidità della pancetta croccante sposa la dolcezza del pesce in modo divino.

Il consiglio del pescatore: compratela INTERA. Certo, la testa pesa quasi quanto mezza pescatrice, ma è un tesoro. Bollendola con due verdure otterrete un brodo di pesce o un fumetto di una potenza aromatica ineguagliabile. Inoltre, ai lati della testa ci sono le guance: due medaglioni di carne morbidissima e succulenta, il vero taglio del macellaio di mare.

Lo sapevi che…

Rana pescatrice — Lo sapevi che…
  • L'inganno di "Alla ricerca di Nemo": Tutti ricordiamo il mostro degli abissi con la lampadina accesa sulla testa che insegue i protagonisti nel buio. Ebbene, la nostra Rana pescatrice mediterranea non è bioluminescente! Non ha batteri fotogeni. La sua esca è puramente "meccanica": un pezzetto di carne che sventola alla luce naturale delle zone costiere per imitare un verme o un pesciolino.
  • Ha lo stomaco di un buco nero: È un predatore talmente vorace e con uno stomaco così espandibile che spesso vi si trovano dentro pesci arrotolati su se stessi più lunghi della pescatrice stessa. E se un uccello marino ha la malaugurata idea di tuffarsi a pesca vicino al fondo... la pescatrice ingoia pure lui!.
  • La truffa letale del Pesce Palla: A fine anni '70 l'Italia visse un incubo gastronomico. Dai mercati orientali arrivarono partite di code di Pesce palla (il famoso Fugu giapponese) spellate e decapitate, vendute illegalmente come "code di rospo" perché identiche alla vista. Purtroppo, il pesce palla contiene la tetrodotossina, un veleno letale. Ci furono gravi intossicazioni a Jesolo, Roma e Pavia. Ecco perché i puristi consigliano sempre di comprarla con la testa attaccata!.
  • Il Foie Gras dei mari: Il fegato della Rana pescatrice è enorme (le serve come riserva di energia per sopportare lunghi digiuni). In Giappone è considerato un'assoluta prelibatezza: si chiama Ankimo, si cuoce al vapore e ha una consistenza burrosa che lo rende prezioso quanto il foie gras d'oca.
  • Indipendenti e fiere: In molti pesci di questa famiglia (Lophiiformes), il maschio è microscopico e vive come parassita attaccandosi a morsi alla femmina e fondendosi col suo sangue. La nostra Lophius piscatorius invece è una tradizionalista: nessun parassitismo sessuale, maschi e femmine nuotano liberamente ciascuno per conto suo.

Domande frequenti su Rana pescatrice

Dove vive la specie Rana pescatrice?

Vive prevalentemente su fondali sabbiosi, fangosi o detritici, e occasionalmente in aree rocciose. Sostazialmente bentonica, frequenta profondità tipiche che vanno dai 20 ai 1000 metri, trovando l'habitat ottimale sulla piattaforma continentale tra i 20 e i 300 metri di profondità.. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico.

Quanto è grande Rana pescatrice?

La taglia media è di Generalmente compresa tra i 35 e i 100 cm, a seconda della popolazione e dell'età. e un peso massimo di Fino a 57,7 - 60 kg..

Come si pesca Rana pescatrice?

Le tecniche più efficaci sono - reti a strascico di fondo (il metodo commerciale principale in assoluto). - reti da posta fissa, in particolare tramaglio e reti da imbrocco, ottime opzioni commerciali e artigianali, più selettive e con minor impatto bentonico rispetto allo strascico. - palangari o ami di fondo. - lenze di fondo e bolentino di profondità, maggiormente utilizzate nella pesca sportiva d'alto mare per incannare i grossi esemplari sedentari..

Di cosa si nutre Rana pescatrice?

Si nutre di specie carnivora, estremamente vorace e predatrice opportunista. si nutre principalmente di pesci bentonici e pelagici (come naselli e sugarelli), ma la sua dieta include anche crostacei, cefalopodi e, occasionalmente, uccelli marini tuffatori.: un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.