La lenza a finire è la montatura più versatile del bolentino: il piombo in fondo, i braccioli sopra, tutto in linea. Si chiama «a finire» perché la lenza termina con la zavorra, e si monta in dieci minuti con pochi componenti.

È anche la montatura su cui girano più regole tramandate senza numeri. Un paio di quelle regole, andando a cercare, i numeri ce li hanno eccome — e tornano.

I componenti

  • Trave: nylon 0,35–0,50 mm, lungo 1,5–2,5 m. Va più robusto dei braccioli, non più sottile.
  • Braccioli: fluorocarbon 0,20–0,30 mm, lunghi 20–40 cm, due o tre.
  • Ami: dal n. 8 al n. 2 secondo l'esca e la preda. Su questa scelta torno più avanti, perché non è un dettaglio.
  • Girelle: una in testa per il collegamento alla madre, una con moschettone in coda per cambiare il piombo al volo.
  • Piombo: da 30 a 150 g secondo fondale e corrente.

I numeri dietro «il bracciolo più sottile del trave»

Trave e braccioli a confronto di diametro

Il consiglio lo hai già sentito: se il bracciolo cede prima, un incaglio ti costa un amo invece che tutta la montatura. Ma di quanto più sottile? Qui di solito la risposta è un'alzata di spalle.

La scuola inglese del ledger da riva ha una regola secca: corpo lenza da 50 libbre, bracciolo da 25. Un rapporto di due a uno, espresso in carico di rottura e non in millimetri, che è il modo giusto di ragionarci.

Traduciamolo in diametri, con i valori indicativi del nylon: 0,20 mm regge attorno a 1,8 kg, 0,30 mm sui 4,5 kg, 0,40 mm circa 6,8 kg, 0,50 mm intorno agli 11,3 kg. Prendi le misure di prima — trave 0,35-0,50, braccioli 0,20-0,30 — e il conto viene fra il doppio e il doppio e mezzo. La regola tramandata a occhio e quella scritta dai produttori di filo dicono la stessa cosa. Capita di rado, e fa piacere.

Una nota sul corpo lenza in trecciato, se peschi in corrente: a parità di tenuta il multifibre sta su circa metà del diametro del nylon. Dieci libbre sono 0,15 mm contro 0,30; venti libbre 0,23 contro 0,45; trenta libbre 0,28 contro 0,55. Meno sezione significa meno presa sulla corrente, e il piombo che tiene il fondo con meno grammi. C'è anche una regola pratica sul rapporto fra filo e zavorra: un corpo lenza da 50 libbre regge il lancio di piombi fino a circa 140 grammi.

Montaggio in 6 passi

  • 1. Taglia il trave alla lunghezza voluta e lega la girella di testa con un nodo a uni.
  • 2. Segna le posizioni dei braccioli: il più basso a 25–30 cm dal piombo, gli altri distanziati più della lunghezza del bracciolo.
  • 3. Crea le derivazioni: asola a otto sul trave, oppure — più pulito — microgirelle a tre vie incorporate nel trave.
  • 4. Lega i braccioli alle derivazioni: bracciolo corto in basso per le esche da fondo, più lunghi sopra.
  • 5. Chiudi in coda con la girella-moschettone e aggancia il piombo.
  • 6. Ami legati con nodo a paletta o a uni secondo l'occhiello. Bagna ogni nodo prima di stringere.

Le regole d'oro

Il punto 2 non è pignoleria. Nel ledger inglese la stessa cosa è scritta come vincolo geometrico: il bracciolo non deve mai superare la distanza fra le due girelle che lo delimitano. Se è più lungo, in lancio si avvolge, e non c'è tecnica che lo eviti. È il modo più chiaro per decidere le distanze senza andare a sentimento — misura il bracciolo, e le derivazioni le metti almeno a quella distanza.

In corrente forte accorcia i braccioli: sventolano meno e trasmettono meglio la mangiata. E tieni il bracciolo basso a 25-30 cm dal piombo, dove le esche da fondo lavorano meglio.

L'amo decide la taglia, e non per modo di dire

L'apertura dell'amo e la taglia del pesce

«Amo dal n. 8 al n. 2 secondo la preda» è vero e inutile allo stesso tempo. Su una specie mediterranea che pescano tutti, il sarago maggiore, esiste un lavoro che ha misurato la faccenda invece di raccontarla.

Il risultato è che la taglia catturata dipende in modo diretto e lineare dall'apertura dell'amo, il gap fra punta e gambo. Con un'apertura di 7,2 millimetri la taglia ottimale di cattura viene 23,3 centimetri; scendendo a 6,3 millimetri si va a 20,4. Poco meno di un millimetro di apertura in meno sposta la taglia di quasi tre centimetri.

Gli autori ne ricavano perfino un fattore di conversione: la taglia ottimale è circa 32 volte l'apertura dell'amo. Non prenderlo come un oracolo — vale per quella specie e in quelle condizioni — ma il senso pratico è solido: se torni a casa con troppi pesci sotto misura, non è (solo) sfortuna, è l'apertura dell'amo. Cambiarla è la leva più diretta che hai sulla selettività, e agisce in modo proporzionale, non a scatti.

Se rilasci, la forma dell'amo conta più di come combatti

Amo circle e amo classico a confronto

Qui c'è la cosa che mi ha convinto a cambiare scatola degli ami. Uno studio mediterraneo, alle Baleari, ha seguito i pesci dopo il rilascio e ha trovato che la sopravvivenza dipende soprattutto da dove hai ferrato, non da quanto è durato il combattimento. Dei pesci allamati in profondità — esofago, stomaco, branchie — oltre l'85% era morto entro due ore. Sui pesci di quello studio, con gli ami circle l'allamatura profonda non si è verificata mai.

Un altro lavoro, sempre in Mediterraneo, ha dimezzato abbondantemente l'allamatura profonda passando al circle sulle due specie più catturate, sparaglione e donzella. E la paura che tutti hanno — «col circle perdo le ferrate» — lì non si è verificata: le catture per unità di sforzo sono rimaste le stesse.

Onestà però: il vantaggio non è universale. Una revisione di 42 studi sperimentali trova che con il circle la mortalità a bordo è più bassa in dodici specie e più alta in nessuna, il che è un risultato netto. Sul numero di catture invece il quadro è misto: più alte in undici specie, ma più basse in sette. Quindi il circle è una scelta chiara se ti interessa che il pesce rilasciato sopravviva; non è una scorciatoia per prendere di più.

Le varianti

Con braccioli corti da 15 cm e ami piccoli diventa una montatura da fondale misto; con un solo bracciolo lungo da 60-80 cm sopra il piombo insidia saraghi e orate sospettose; col vivo sul bracciolo basso diventa una lenza da predatori.

C'è poi la parente stretta, che vale la pena conoscere perché risolve un problema diverso: il terminale scorrevole. Lì il piombo è forato e la lenza ci scorre dentro, così il pesce che prende l'esca si sposta senza sentirsi addosso la zavorra, e la toccata arriva in cima alla canna prima che lui capisca. Funziona bene su prede diffidenti che fanno un passetto prima di ingoiare — mormore, triglie, saraghi.

Due avvertenze, però, perché lo scorrevole viene venduto come magia e non lo è. Il foro del piombo è stretto: un solo granello di sabbia lo blocca, e in quel momento il vantaggio sparisce senza che tu te ne accorga. E il pesce non sempre si muove nella direzione della lenza, quindi lo scorrimento non è garantito nemmeno con il foro pulito. In più, sulla spiaggia aperta lo scorrevole perde stabilità con onda e corrente laterale e ti accorcia il lancio: è una montatura da scogliera e da molo, non da battigia.

Per il resto, una montatura e tre pesche. Per questo si impara per prima.