La domanda che mi fanno più spesso è quanto piombo mettere. È la domanda sbagliata. Quella giusta è dove metterlo, e cosa vuoi che faccia quando il pesce tira.

Perché un piombo non serve solo a far scendere l'esca. È il pezzo che decide se la tocca ti arriva in mano o si perde per strada, e se il pesce che ha preso l'esca la tiene o la molla.

Scorrevole o fisso: due filosofie opposte

Illustrazione papercut di due montature affiancate, una con il piombo forato che scorre sul filo e una con il piombo bloccato

Col piombo scorrevole il filo passa libero dentro il foro o l'anellino del piombo. Il pesce prende l'esca e si allontana senza sentire il peso, perché il filo scorre: quello che arriva alla punta della canna è la tocca pulita.

È la scelta per i pesci diffidenti, l'orata in testa, che alla minima resistenza anomala lascia lì tutto e se ne va. Il limite è che soffre parecchio il moto ondoso e le correnti laterali: il piombo resta fermo e il filo lavora dentro il foro, e con mare formato quel gioco diventa rumore. Rende al meglio da scogliera o da molo, a corta distanza.

Col piombo fisso succede il contrario, ed è voluto. Il peso fa da contrasto e quando il pesce afferra l'esca e scappa con decisione si ferra quasi da solo. Perdi la delicatezza, guadagni gli agganci su chi prende e va.

Quando il fisso vince

Illustrazione papercut di una lenza con piu' braccioli che partono a diverse altezze, tesa in acqua

In spiaggia aperta il fisso vince quasi sempre, e per tre motivi che non c'entrano con la diffidenza del pesce.

Il primo è il volo: un piombo bloccato dà stabilità in traiettoria e va più lontano, mentre lo scorrevole balla e ti costa metri. Il secondo è che regge il mare mosso senza che la montatura si scomponga. Il terzo è che ti permette di montare più braccioli sulla stessa lenza, la classica montatura a bandiera, per esplorare strati d'acqua diversi nello stesso lancio.

C'è un modo per avere un po' di entrambi, e vale la pena conoscerlo: con il fisso, lascia la lenza leggermente lasca sul picchetto invece di tenderla al massimo, e usa un bracciolo lungo, sopra i due metri e mezzo. Il primo accorgimento restituisce un attimo di libertà al pesce prima che senta il piombo, il secondo fa fluttuare l'esca in modo più naturale.

Il grammo per metro

Illustrazione papercut in sezione di una lenza verticale che scende dalla barca fino al fondale profondo

Per il bolentino gira una regola pratica facile da ricordare: circa un grammo di piombo per ogni metro di profondità, in assenza di corrente. Quaranta metri di fondale, quaranta grammi.

Con scarroccio o corrente di fondo il conto raddoppia o triplica, ed è per questo che nel bolentino medio si finisce comunemente fra i centocinquanta e i trecento grammi. Va detto onestamente che questa regola è prassi diffusa fra pescatori, non una misura sperimentale: prendila come punto di partenza per la prima calata, non come legge.

Il criterio vero, quello che sostituisce ogni tabella, è questo: il peso giusto è il minimo che tiene la lenza verticale con il piombo sul fondo. Un grammo in più di quel minimo è sensibilità che regali via.

Le grammature che servono davvero

Illustrazione papercut di una fila di piombi da surfcasting di peso crescente allineati su un telo

Per il surfcasting, con mare calmo o poco mosso, la scaletta utile è 50, 80, 100, 125, 150, 175 grammi. Il consiglio pratico che ho trovato più sensato riguarda gli intervalli: tieni almeno venti grammi di scarto fra un peso e l'altro, altrimenti ti porti dietro un borsone pieno di piombi che fanno la stessa cosa.

Con vento contrario si sale, fino ai 175, perché serve massa per tagliare l'aria. Con mare mosso, corrente forte o alghe si cambia anche forma, passando ai tondi o ai piramidali fra i 125 e i 200 grammi, che tengono meglio contro lo scarroccio.

Per la pesca a fondo in corrente le indicazioni sono più basse: 40-80 grammi con corrente moderata, 80-100 con corrente forte, e 130-150 quando la corrente è forte e devi anche lanciare lontano.

La forma conta quanto il peso

Illustrazione papercut di due piombi di forma diversa affiancati, uno affusolato da lancio e uno piramidale da tenuta

Due piombi da 125 grammi possono comportarsi in modo completamente diverso, e la variabile è dove sta il baricentro.

Più il baricentro è vicino alla punta, più il piombo è filante e più lontano porta l'esca: si mette in assetto subito dopo il lancio invece di girare su sé stesso. È la ragione per cui i piombi da distanza hanno quella forma a goccia allungata che sembra un vezzo estetico e non lo è.

Sulla tenuta il ragionamento è opposto: contro lo scarroccio servono forme che si oppongono al rotolamento, quindi piramidali o tondi con appendici. Volare lontano e restare fermi sono due mestieri diversi, e un piombo che li fa entrambi bene non esiste.

Due segnali per correggersi in acqua. Se il terminale si sposta di continuo, aumenta gradualmente peso o tenuta. Se il pesce lascia l'esca, la montatura sembra rigida o aumentano gli incagli, alleggerisci o cambia forma.

A scalare, quando l'esca deve scendere piano

Illustrazione papercut di una lenza a galleggiante con pallini di piombo decrescenti dal galleggiante verso l'amo

Nella pesca a galleggiante il piombo non è un blocco unico ma una distribuzione, e le due scelte estreme hanno effetti opposti.

La piombatura concentrata, con tutto il peso raccolto vicino al galleggiante, rende la montatura stabile e fa scendere l'esca in fretta: serve in corrente o quando devi arrivare al fondo prima che il pesce foraggio ti mangi tutto.

La piombatura a scalare distribuisce i pallini in progressione decrescente: i più grossi verso il galleggiante, i più piccoli verso il terminale. Su un galleggiante da un grammo si va da pallini numero 5 o 6 in alto fino ai numero 11 vicino al terminale. L'effetto è che l'esca scende visibilmente più piano, e si confonde con la nuvola di bigattini che stai buttando come pastura. Per i pesci che si alimentano a mezz'acqua, aguglie e sugarelli in testa, è la differenza fra prendere e guardare.

Il compromesso che funziona quasi sempre: piombatura un po' più raccolta per scendere, ma con gli ultimi pallini in progressione per dare naturalezza all'ultimo tratto, quello dove il pesce decide.

Perché si sente con la mano, non con l'occhio

Illustrazione papercut in primo piano di due dita che trattengono un filo teso, con la canna appoggiata di lato

Chiudo con il numero che spiega tutto il resto. Il trecciato ha un allungamento sotto sforzo prossimo allo zero, generalmente sotto il tre per cento. Il monofilo, teoricamente, non dovrebbe superare il trenta.

Dieci volte tanto. Questo significa che quando un pesce tocca l'esca a cinquanta metri, con il trecciato l'informazione arriva quasi istantanea, mentre con il monofilo una parte di quella vibrazione viene spesa ad allungare il filo prima di arrivare a te. Il monofilo fa da ammortizzatore, che sulle testate improvvise ti salva il terminale, ma sulla sensibilità ti costa.

Da qui discende la regola più utile di tutte: il filo va tenuto in tensione. Un filo lasco non trasmette niente, perché l'energia della vibrazione si consuma a raddrizzare la curva invece di risalire fino a te.

Ed è anche il motivo per cui nella pesca al tocco si tiene il filo fra le dita e non si guarda la cima. I polpastrelli percepiscono vibrazioni che l'occhio non vede muovere: senti il piombo posarsi sul fondo, senti il fondo cambiare da sabbia a roccia, e senti la tocca prima che la canna se ne accorga.

Il piombo non è zavorra. È il microfono con cui ascolti il fondo, e la mano è l'altoparlante.