Quarantun giorni. Non quarantun giorni di caldo: quarantun giorni consecutivi in cui il mare davanti all'Asinara è rimasto sopra la soglia oltre la quale, tecnicamente, si smette di parlare di estate calda e si comincia a parlare di ondata di calore marina.
Il dato viene dal sesto rapporto di una rete di monitoraggio che nel 2025 contava quattordici stazioni lungo le coste italiane, tredici delle quali dentro un'area marina protetta. Non è una sensazione da banchina, è una serie di termometri lasciati sott'acqua per un anno intero. E racconta una storia che chi pesca aveva già intuito senza avere i numeri.
Quattordici termometri e un'eccezione

La rete nasce nel novembre 2019 con una sola stazione pilota al largo della costa nord-occidentale dell'Isola d'Elba. Sei anni dopo le stazioni sono quattordici, e l'Elba resta l'unica fuori da un'area protetta: serve da confronto, perché un fondale non tutelato e uno tutelato reagiscono in modo diverso allo stesso caldo.
Il metodo mescola due cose: stazioni fisse che registrano la temperatura in continuo lungo tutta la colonna d'acqua fino a quaranta metri, e immersioni periodiche in cui qualcuno scende e guarda cosa è cambiato. Il supporto scientifico arriva dal dipartimento di scienze della terra e della vita dell'Università di Genova, dall'istituto nazionale di oceanografia e dall'Università di Urbino. È lavoro lento, poco spettacolare, e per questo affidabile.
Quando l'estate diventa un'ondata di calore

La definizione tecnica esiste ed è del 2016, firmata da Hobday e colleghi: si parla di ondata di calore marina quando la temperatura superficiale del mare supera il novantesimo percentile della climatologia stagionale di riferimento per almeno cinque giorni consecutivi.
Tradotto senza gergo: si prende trent'anni di dati per quel punto e per quel periodo dell'anno, si guarda quale temperatura viene superata solo nel dieci per cento dei casi più caldi, e se il mare resta sopra quel valore per cinque giorni di fila hai un'ondata di calore. Non è «fa caldo»: è «fa il caldo che una volta faceva un giorno su dieci, e lo fa per una settimana».
Con questa definizione in mano i quarantun giorni dell'Asinara diventano leggibili. Otto volte la durata minima che serve per far scattare la definizione.
La classifica del 2025, stazione per stazione

Le anomalie superficiali massime registrate nel 2025 raccontano che il fenomeno non è meridionale, e questa è la sorpresa. In testa ci sono le Cinque Terre con +3,65 gradi sopra la soglia climatologica. Poi l'Asinara con +3,5, Capo Carbonara e Tavolara-Punta Coda Cavallo appaiate a +3,46, Portofino a +3,28, Miramare in Friuli a +3,25.
Sotto: Isole Tremiti +3,06, Capo Milazzo +2,94, Plemmirio +2,71, Torre Guaceto +2,38, Ventotene e Santo Stefano +2,31. Il Nord Tirreno e la Liguria stanno sopra la Sicilia. Chi si aspettava una mappa che peggiora scendendo verso sud deve rifare i conti.
Vale la pena fermarsi su Miramare: siamo in fondo all'Adriatico, il bacino più chiuso e meno profondo che abbiamo, e fa +3,25. Un mare piccolo si scalda in fretta, esattamente come una pentola piccola.
Cosa hanno visto scendendo

I numeri dicono quanto, le immersioni dicono cosa. Nel 2025 sono state osservate necrosi e sbiancamenti sulle gorgonie gialle (Eunicella cavolini) e stress documentato sul Cladocora caespitosa, l'unico corallo del Mediterraneo che ospita alghe simbionti come fanno i coralli tropicali. All'Elba, la stazione non protetta, è stato registrato un declino significativo della gorgonia rossa.
In parallelo avanzano le specie termofile: a Torre Guaceto si espande l'alga aliena Caulerpa cylindracea, e le analisi del DNA ambientale — una tecnica che cerca tracce genetiche nell'acqua invece di andare a caccia dell'animale — hanno tirato fuori Sargassum thunbergii, Spongites yendoi, Griffithsia corallinoides e Phallusia nigra.
Il quadro è quello di una sostituzione, non di una perdita secca. Il fondale non si svuota: si riempie di roba diversa.
L'Elba è il termine di paragone, e non è una buona notizia

Tenere una sola stazione fuori dalle aree protette sembra un dettaglio burocratico. È invece il pezzo più interessante di tutto l'impianto, perché permette una domanda che altrimenti non si potrebbe fare: la protezione serve anche contro il caldo?
La risposta del 2025 è scomoda. Il declino significativo della gorgonia rossa è stato registrato proprio all'Elba, cioè nell'unico punto della rete senza tutela. Non basta per dimostrare un nesso — una stazione sola non fa statistica, e le condizioni locali contano — ma è coerente con un'idea che gira da anni tra chi studia questi fondali: un popolamento già stressato da altro regge peggio il colpo termico.
Detto altrimenti: la protezione non abbassa la temperatura dell'acqua di un solo decimo di grado, ma toglie tutti gli altri pesi dalla bilancia. E quando arriva l'ondata, avere una sola cosa da sopportare invece di quattro fa la differenza tra un popolamento che si riprende e uno che no.
Il 2024 aveva già rotto il record

Il 2025 non arriva su un mare tranquillo. L'anno prima la temperatura media annuale del Mediterraneo aveva toccato 21,16 gradi, il valore più alto da quando esistono misurazioni satellitari sistematiche, cioè da quarantatré anni. Sempre nel 2024, all'Asinara sono state contate quattordici ondate di calore superficiali distinte in un solo anno, e le Cinque Terre avevano già superato la media stagionale di 3,65 gradi.
Quattordici episodi in dodici mesi vuol dire che l'anomalia non è più un evento: è diventata il ritmo normale della stagione. E nel 2025 il pianeta nel suo complesso ha chiuso come terzo anno più caldo mai registrato, a +1,48 gradi sopra il livello preindustriale.
Cosa cambia per chi va a pescare

La conseguenza pratica più immediata riguarda le quote. Con l'acqua calda che scende, il pesce che cerca il fresco scende anche lui, e la fascia in cui hai sempre trovato le specie di scoglio in agosto si sposta più in basso di quanto ricordi. Non è che «non c'è pesce»: è che è dove non lo cerchi.
La seconda cosa è il calendario. Se le finestre di caldo estremo si allungano fino a quaranta giorni, i periodi migliori si spostano verso le code della stagione: tardo autunno e inizio primavera diventano più interessanti di quanto fossero, e il cuore dell'estate meno.
La terza è meno tecnica e più concreta: quello che vedi tu conta. Necrosi sulle gorgonie, sbiancamenti, alghe nuove in un punto dove non c'erano — sono osservazioni che le reti di monitoraggio raccolgono, e un pescatore o un sub che passa sempre sullo stesso fondale ha una serie storica personale che nessun satellite possiede.
Quarantun giorni sopra soglia non sono un'estate storta. Sono la nuova forma dell'estate, e il fondale l'ha capito prima di noi.



