Un chilometro al largo di Bari hai 4,9 metri d'acqua sotto la chiglia. Un chilometro al largo di Trani ne hai 10,2. Il doppio, a venticinque chilometri di distanza, sullo stesso mare.
Non è una curiosità da carta nautica. È il motivo per cui davanti a Barletta, Trani e Bisceglie l'acqua si intorbida prima, ci mette più tempo a schiarire, si scalda più forte d'estate e si raffredda più giù d'inverno rispetto alla costa che comincia subito dopo. Ho passato gli ultimi giorni a incrociare i rilievi batimetrici di questo tratto con tre anni e mezzo di misure di mare, mezzo mese per mezzo mese. Ne è uscito un ritratto che non somiglia a nessun altro pezzo di Adriatico. E nemmeno a quello del vicino.
Il gradino a mille metri da riva

Il profilo del fondale davanti a Trani, misurato lungo la perpendicolare alla costa, fa così: a 500 metri sei a 5,2 metri, a 1 chilometro a 10,2, a 2 chilometri a 14,5, a 3 chilometri a 17,6. Guarda i salti. Fra mezzo chilometro e un chilometro il fondo raddoppia; dopo, per due chilometri buoni, guadagna appena sette metri e mezzo.
C'è un gradino vicino, e poi una tavola. Il gradino è il bordo della piattaforma di lastre calcaree che affiora già a riva (è il Calcare di Bari, la stessa roccia dei muretti a secco della Murgia, solo bagnata). Superato quello comincia il fondo mobile, sabbia e fango, che da lì in poi va avanti piatto per miglia.
Il che significa una cosa molto pratica: chi pesca a trecento metri e chi pesca a millecinquecento non sta facendo la stessa pesca in versione più lunga. Sta su due habitat diversi, separati da una linea che puoi individuare a occhio nelle giornate di acqua ferma. Dentro, roccia, buche, tane, saraghi e polpi. Fuori, distesa mobile, mormore, seppie, triglie. Il bordo fra i due è il posto dove vale la pena mettere l'esca, ed è più vicino di quanto la gente creda.
Sotto i 500 metri, per onestà, i rilievi non hanno campioni affidabili in questa zona: il primo numero solido è quello del mezzo chilometro. Ma il quadro non cambia.
L'onda qui è corta, ed è per questo che gratta il fondo

Adesso il dato che sposta davvero le giornate. Il periodo mediano dell'onda a Trani è 3,59 secondi sull'anno. Fra le quindici zone costiere italiane che tengo sotto controllo, è il quinto mare più corto d'Italia: sotto ci sono solo Trieste, Venezia, Ancona e il nord-est sardo. Livorno sta a 4,97 secondi, Palermo a 4,79.
D'estate il periodo scende a 3,15-3,20 secondi con onde da 24-26 centimetri. D'inverno sale a 4,0-4,1 di mediana, con il novantesimo percentile a 5,6. Roba corta e ripida, generata dal vento lì sul posto, non onda lunga che arriva da lontano.
Un'onda smette di sentire il fondo sotto una profondità pari a circa 0,78 volte il quadrato del suo periodo in secondi. È una formula da manuale di ingegneria costiera, e qui te la traduco in numeri che puoi usare stasera:
- periodo 3,2 secondi (l'estate normale): il fondo lo sente fino a 8 metri, cioè entro settecento metri da riva
- periodo 4,5 secondi: arriva a 15,8 metri, cioè oltre i due chilometri
- periodo 5,6 secondi (una tramontanata d'inverno): 24,5 metri, cioè tutto il sottocosta, fino a oltre tre chilometri
Ecco la regola locale, e vale da Barletta a Bisceglie: qui conta il periodo, non l'altezza, e la soglia è bassissima. Da 4,5 secondi in su il fondo è in gioco dappertutto. Un mare da quaranta centimetri con periodo 5,5 rimescola più di un mare da un metro con periodo 3. Se il bollettino ti dà onda bassa ma periodo lungo e tu vai lo stesso perché "il mare è calmo", trovi acqua bianca e non capisci perché. È il fondo che sale.
Perché l'acqua si sporca subito e schiarisce piano

Il valore di torbidità di fondo misurato davanti a Trani è quasi il doppio di quello di Bari: circa un'unità contro 0,64. Più della metà in più, a venticinque chilometri. E il tratto Trani-Barletta è il terzo più torbido d'Italia dopo Venezia e Ancona, cioè dopo due pezzi di alto Adriatico.
La spiegazione non è un fiume. È la sezione precedente. Tutta la fascia da riva a tre chilometri sta sotto i diciotto metri, è fondo mobile, e l'onda ordinaria della zona ci arriva dentro senza sforzo. Il sedimento non deve essere portato da nessuno: è già lì sotto, e viene rialzato ogni volta che il mare alza un po' la voce. Ecco perché dopo una mareggiata qui devi aspettare più a lungo che altrove prima che l'acqua torni a fare vedere qualcosa.
L'Ofanto, l'unico fiume vero del tratto, sfocia fra Barletta e Margherita di Savoia con una portata media di appena 14-15 metri cubi al secondo. Nel Novecento sono stati costruiti sette invasi nel suo bacino e oggi porta a mare circa il 10 per cento del sedimento storico. Non solo non alimenta più la costa: la foce arretra di tre o quattro metri all'anno. Come sorgente di torbida vale la giornata di piena, non la condizione normale.
Poi ci sono le lame, quei solchi poco profondi che scendono dalla Murgia e tagliano il territorio di Barletta, Trani e Bisceglie (la Lama Paterno è la più nota da quelle parti). Sono asciutte quasi sempre, perché in terreno carsico l'acqua se ne va sottoterra invece di scorrere. Ma dopo un rovescio serio scaricano a mare in punti precisi: acqua dolce, marrone, carica di dilavato. Per un paio di giorni quei punti sono un altro mare, e i predatori lo sanno.
Un inverno da nord e un'estate da sud

Questa è la parte che mi ha sorpreso di più. La temperatura del mare a Trani va da un minimo di 12,7 gradi nella prima metà di febbraio a un massimo di 27,9 nella prima metà di agosto. Escursione annua: 15,2 gradi. È la più ampia di tutto il Sud Italia. Bari sta a 13,9, Napoli a 12,4, Cagliari a 12,1. Sopra Trani ci sono solo Venezia, Ancona e Trieste.
Ma il confronto con Bari, mezzo mese per mezzo mese, dice una cosa ancora più netta. Da dicembre alla seconda metà di marzo Trani è costantemente più fredda, fino a 1,1 gradi. Nella prima metà di aprile le due si pareggiano esatte. Da fine aprile a inizio ottobre Trani è più calda, fino a 0,6 gradi. Poi il segno torna a girare.
Venticinque chilometri, stesso mare, calendario termico sfasato e sempre nello stesso verso. Non è rumore, è un bias: chi usa i dati di Bari per programmare un'uscita a Trani sbaglia di un grado in inverno, sempre dalla stessa parte.
Le soglie che contano, misurate qui: si superano i 16 gradi nella seconda metà di aprile e si riscende sotto nella prima metà di dicembre; i 18 gradi arrivano a inizio maggio e se ne vanno a fine novembre; i 20 a fine maggio e fino a inizio novembre. Tradotto: l'inverno biologico qui comincia prima e finisce dopo, l'estate è più violenta. Le seppie di primavera e i calamari d'inverno hanno una finestra più lunga che a Bari; le specie d'acqua calda, ad agosto, ne hanno una più intensa.
Qui la tramontana è vento di mare

La costa fra Barletta e Molfetta corre grosso modo da nord-ovest a sud-est, quindi il mare aperto, da riva, sta a nord-est. Da questo dipende tutto il resto.
Tramontana, grecale e bora arrivano da nord e da nord-est: sono venti di mare in pieno. Impilano acqua sotto costa, spingono dentro il foraggio, intorbidano e alzano l'onda. Sono loro che costruiscono il mare qui. Libeccio e ponente invece scendono dalla Murgia: sono venti di terra, spianano la superficie e allontanano l'acqua di sopra. Scirocco e maestrale corrono lungo la costa e fanno un altro mestiere ancora.
Attenzione a copiare le regole dell'alto Adriatico, perché si ribaltano. A Trieste il mare aperto sta a sud-ovest, quindi la bora è vento di terra e spiana. A Trani la stessa identica bora è vento di mare e ti mette il mare in piedi. Stesso nome, segno opposto. Ho visto gente arrivare da Nord con le abitudini giuste per il posto sbagliato.
Sul livello dell'acqua: l'escursione di marea qui è di una trentina di centimetri, poca cosa. Ma l'Adriatico è un bacino che oscilla come l'acqua in una vaschetta, con un periodo proprio di circa 21 ore e mezza e un tempo di smorzamento di tre giorni. Quando lo scirocco spinge l'acqua verso nord e la pressione cala, il livello si alza in tutto il bacino e poi continua a ondeggiare per giorni. Conseguenza pratica: dopo una sciroccata seria il livello resta anomalo per tre giorni buoni, e in acqua bassa come questa tre giorni di livello anomalo cambiano l'accesso a metà dei posti che conosci.
Dodicimila ettari di prateria che quasi nessuno nomina

Davanti a questa costa c'è un sito di interesse comunitario che si chiama Posidonieto San Vito-Barletta e copre 12.459 ettari, dal barese fino a Barletta, passando per Trani, Bisceglie e Molfetta. Non è una macchia isolata: è l'habitat dominante del tratto.
La Posidonia oceanica vive dalla superficie fino ai 30-35 metri di profondità (ISPRA) e ospita un quinto abbondante delle specie del Mediterraneo. Rimetti insieme i numeri della prima sezione: qui a tre chilometri da riva sei ancora a 17,6 metri. Vuol dire che la prateria occupa per intero la fascia che raggiungi da riva o con un giro corto in barca. Su una costa bassa e apparentemente anonima, è la ragione per cui il pesce c'è.
Non è finita. Le aree di reclutamento della triglia del Sud Adriatico sono state individuate al largo del Gargano e nel tratto fra Molfetta e Monopoli entro i cinquanta metri, cioè il bordo meridionale di questo pezzo di costa: qui non passa solo pesce adulto, qui ne nasce. E poi c'è la faccenda dell'acqua dolce che esce dal fondo: l'acquifero carsico della Murgia scarica in mare lungo tutta la costa adriatica pugliese, e le campagne di rilievo termico condotte dagli anni Settanta in poi hanno contato centinaia di anomalie termiche costiere attribuite a sorgenti sottomarine mai censite una per una. Se hai mai nuotato sopra una chiazza d'acqua gelata a due metri dal fondo in pieno agosto, non era la tua immaginazione.
La conseguenza pratica di tutto questo capitolo sta in una riga: il posto giusto non è la roccia e non è la sabbia, è il bordo dove la matte di posidonia finisce e comincia il fondo mobile. Con un fondale così piatto, quel bordo è a poche centinaia di metri da dove parcheggi.
Barletta, Trani e Bisceglie hanno la fama di essere costa di passaggio, quella che si attraversa in treno guardando fuori dal finestrino. Sotto il pelo dell'acqua sono un caso a parte: un pezzo di alto Adriatico, con le temperature del Sud, che si comporta come nessuno dei due.



