Il Palomar è il primo nodo che imparano quasi tutti: si fa in trenta secondi, al buio, con le mani fredde, e non chiede di ricordare quanti giri hai fatto. Per questo è il nodo giusto da cui partire.
Sulla sua tenuta, però, gira un numero che conviene guardare da vicino. Leggerai quasi ovunque che «mantiene oltre il 95% del carico di rottura». È una cifra ottimista, e soprattutto è una cifra sola per una cosa che di numeri ne ha tanti: cambia con il filo che usi, e cambia parecchio.
Quando usarlo
Per legare ami, moschettoni, girelle e artificiali direttamente alla lenza madre o al terminale. È il nodo di riferimento sul nylon, si comporta bene sul fluorocarbon, ed è imbattibile per rapporto tra tenuta e tempo speso a farlo. Sul trecciato la faccenda è meno semplice di come te la raccontano, e ci arrivo tra poco.
Esecuzione passo passo

- 1. Raddoppia il filo formando un'asola di 15–20 cm e infilala nell'occhiello dell'amo (o del moschettone).
- 2. Con l'asola e il filo doppio fai un nodo semplice (come per allacciarsi le scarpe, primo passaggio), lasciando l'amo che pende al centro: non stringere ancora.
- 3. Allarga l'asola e falla passare sopra l'intero amo o artificiale, facendola scorrere oltre il nodo.
- 4. Bagna il nodo e stringi tirando insieme il filo madre e il capo morto, con un movimento lento e continuo.
- 5. Rifila il capo morto a 2–3 mm. Fatto.
Quanto tiene davvero, e perché i test litigano

Quando qualcuno mette davvero un filo in una macchina e tira finché non si spezza, i numeri che escono sono più bassi di quelli che circolano. In una serie di prove al dinamometro pubblicata da una rivista americana di pesca, con nylon da 10 libbre legato a un artificiale, il Palomar si è fermato all'89%. Sullo stesso artificiale, ma con fluorocarbon, è sceso all'82%. Con il trecciato legato direttamente all'esca è crollato al 63%.
Poi c'è il rovescio: lo stesso Palomar usato per unire un trecciato a un terminale in nylon ha dato il 96%, il valore più alto di quella tornata. Non è una contraddizione, è la prova che «quanto tiene il Palomar» è una domanda mal posta. Tiene quanto la coppia nodo-filo che hai in mano.
Una cosa la dico chiara, perché è la parte che di solito nessuno scrive: quei test hanno un metodo fragile. Non dichiarano quante ripetizioni hanno fatto, e con i nodi la variabilità tra una prova e l'altra è enorme, perché dipende da come tu quel nodo lo hai chiuso. Le pagine che sparano «95-100% su tutto» sono messe peggio: numeri tondi, nessun metodo, nessuna macchina. Tra un dato imperfetto e un dato inventato, io mi tengo quello imperfetto e ti dico che è imperfetto.
I 3 errori che lo indeboliscono
- Spire accavallate: se i due fili si incrociano dentro il nodo, la tenuta crolla. I passaggi devono restare paralleli e ordinati.
- Chiusura a strattoni: il nodo va serrato con una trazione continua, non a scatti. Gli strattoni fanno mordere le spire una sull'altra prima che si siano assestate.
- Asola corta: con artificiali grandi serve un'asola abbondante per il passaggio del punto 3 — se è tirata, il nodo si deforma.
Perché un nodo indebolisce il filo

Un filo teso dritto distribuisce il carico su tutta la sezione: ogni fibra fa la sua parte. Piegalo stretto e quella democrazia finisce. Sul lato esterno della curva le fibre si allungano e si prendono quasi tutto lo sforzo; su quello interno restano compresse e non lavorano quasi per niente. Il filo si rompe dove il carico si è ammassato, cioè nella curva, e non dove il filo è più sottile.
Nel mondo delle funi questa cosa ha perfino una regola spannometrica: finché il raggio di curvatura è almeno quattro volte il diametro, la perdita è trascurabile. Sotto quella soglia comincia a costare, e più la curva si stringe più costa. Un nodo, per definizione, è una collezione di curve molto più strette di così.
C'è un secondo meccanismo, meno elegante: dentro al nodo le spire si sfregano tra loro sotto carico. Non è il calore della chiusura, è abrasione vera durante la pescata, la trazione ripetuta di una giornata intera. Ed è anche il motivo per cui un nodo che ha già preso una bella botta è meglio rifarlo invece di fidarsene.
Sul trecciato non è il re che ti hanno detto

Qui devo smentire una cosa che questo stesso articolo ha scritto per mesi, e che trovi ripetuta su mezzo internet: che il Palomar sia il nodo standard per il trecciato perché gli altri scivolano. La parte sullo scivolamento è vera. La conclusione no.
Nelle prove strumentali il Palomar sul trecciato è il caso peggiore, non il migliore. Nel confronto diretto con il nodo uni, su trecciato da 10 libbre, il Palomar ha ceduto per primo a poco più di 18 libbre contro le 20 abbondanti dell'uni: circa il 9% in meno. E sono due prove indipendenti, fatte da persone diverse, che vanno nella stessa direzione.
Il perché ha senso se guardi il materiale. Il trecciato è fatto di fibre intrecciate, scivolose e senza elasticità: non si assesta come il nylon, che sotto carico cede un pelo e distribuisce. Il trecciato non perdona la curva stretta, la subisce e basta.
Detto questo, non buttare via il Palomar. Su un amo da spigola con trecciato da 20 libbre, un 63% sono comunque dodici libbre di tenuta, molto più di quanto ti servirà mai sotto riva. Ma se stai montando per qualcosa che tira sul serio, e sei sul trecciato, l'uni ti dà un margine gratis in cambio di dieci secondi in più.
Bagnare il nodo: serve, ma non per il motivo che ti hanno detto
La spiegazione classica è che l'attrito della chiusura genera calore, e il calore brucia il nylon. Gira anche una cifra precisa: «a secco perdi il 20-30%». Quel numero non l'ho trovato attaccato a nessuna misura vera.
Chi invece ha puntato una termocamera su un nodo mentre lo chiudeva ha visto il fluorocarbon arrivare sui 27 gradi. Ventisette. Il nylon comincia a soffrire molto, molto più su: quella temperatura è meno di una giornata di scirocco.
Allora bagnare è inutile? No, e continuo a farlo. Solo che serve da lubrificante, non da estintore: bagnato, le spire scorrono l'una sull'altra e si assestano nella posizione giusta invece di mordersi a metà strada. Il nodo si chiude ordinato, ed è l'ordine a farti la tenuta. Sul trecciato, che di suo è già scivoloso, il vantaggio è minore ma non fa danno.
Limiti del Palomar
Richiede di far passare l'esca intera nell'asola: scomodo con artificiali molto grandi o montature già legate. In quei casi l'alternativa è il nodo uni (o il clinch migliorato). Con fili molto spessi, sopra lo 0,50, l'asola doppia diventa un ingombro che si chiude male.
Per tutto il resto resta quello che deve essere: il nodo che sai fare bene anche quando è buio, hai freddo e il pesce sta mangiando adesso. Un nodo all'89% fatto giusto batte tutto il giorno un nodo teoricamente migliore chiuso male.



