Cinque chili. Lo sanno tutti, lo ripetono tutti in banchina, e quasi nessuno ha mai letto la frase da cui quel numero viene fuori. Che è una frase del 1968.
Nel 2026 il limite giornaliero del pescatore ricreativo è tornato di moda per un motivo poco allegro: il numero non è cambiato di un grammo, ma quello che ti succede se lo sfori sì, e parecchio. Vale la pena sapere esattamente cosa dice la regola, perché tra la versione da bar e quella scritta ci sono almeno quattro differenze che ti riguardano.
Il numero viene da un regolamento del 1968

La fonte è l'articolo 142 del D.P.R. 2 ottobre 1968 n. 1639, il regolamento che dà gambe alla legge sulla pesca marittima del 1965. Il testo è asciutto come un verbale: il pescatore sportivo non può catturare giornalmente pesci, molluschi e crostacei in quantità superiore a 5 kg complessivi, salvo il caso di pesce singolo di peso superiore.
Sessant'anni fa. Prima dell'ecoscandaglio a colori, prima del GPS, prima che «stock ittico» fosse una parola che si sentiva in televisione. E quel numero è ancora lì.
Attenzione a una cosa, perché è la fonte di metà degli equivoci: la norma dice catturare, non «portare a casa». Non è il contenuto della sacca alla fine della giornata a fare fede in senso stretto, è quanto hai preso. Nella pratica dei controlli ti pesano quello che hai addosso, ma la formulazione spiega perché rimettere in acqua il pesce in eccesso quando vedi la motovedetta non è la scappatoia che qualcuno racconta.
Cinque chili di cosa, esattamente

Complessivi. Questa è la parola che frega più gente di tutte. Non sono 5 kg di pesce più 5 kg di polpi più 5 kg di granchi: sono cinque chili in tutto, sommando pesci, molluschi e crostacei nella stessa bilancia. Il polpo che hai preso in apnea entra nel conto insieme alle occhiate.
Il limite è formulato sul singolo pescatore, non sulla barca. Se uscite in tre e siete tre pescatori regolarmente comunicati, il tetto è il vostro tre volte. Se invece uno dei tre è lì solo a guidare e a prendere il sole, i suoi cinque chili non esistono: non si sommano al bottino degli altri per fare volume, e questa è una furbata che in banchina ho sentito proporre più di una volta.
Su come si pesa il pescato la norma non dice nulla di esplicito, e nessuna fonte che ho consultato lo chiarisce: intero, eviscerato, con o senza ghiaccio. In assenza di un criterio scritto, l'unica cosa sensata è tenersi lontano dalla soglia invece di giocare sul decimale.
L'eccezione che scavalca il limite

«Salvo il caso di pesce singolo di peso superiore». Sette parole che valgono tutto il resto dell'articolo.
Vuol dire che se peschi una ricciola da otto chili non hai commesso alcuna violazione, anche se otto è più di cinque. L'eccezione esiste perché il legislatore non poteva pretendere che tu rigettassi in acqua un singolo animale già catturato solo perché è cresciuto troppo. Quindi il tuo limite, per quella giornata, diventa quell'unico pesce.
Il punto è che l'eccezione copre un esemplare, non ti apre un credito. La ricciola da otto chili più due chili di saraghi non sono «dieci chili giustificati dall'eccezione»: sono un pesce fuori misura consentito e due chili di altro che, sommati, ti riportano dentro un conteggio che rischia di non tornare. La lettura prudente, e quella che ti evita la discussione sul molo, è semplice: preso il pesce grosso, hai finito la giornata.
Una cernia al giorno, qualunque cernia sia

Nello stesso articolo c'è una seconda regola che vive per conto suo, e che quasi nessuno conosce: non può essere catturato giornalmente più di un esemplare di cernia, a qualunque specie appartenga.
Rileggi la chiusa. A qualunque specie appartenga. Non una cernia bruna più una dorata più una di scoglio: una, e stop, indipendentemente dal genere e dalla specie. Ed è un limite che corre parallelo ai cinque chili, non dentro: due cernie da un chilo l'una ti tengono larghissimo sul peso e ti mettono comunque in violazione.
Per chi va in apnea si aggiunge la taglia: la lunghezza minima per la cernia è di 45 cm. Ha una logica biologica precisa. La cernia bruna nasce femmina e solo dopo molti anni una parte degli individui diventa maschio, intorno agli 80-90 cm di lunghezza. Ogni cernia grande che togli dal fondale ha buone probabilità di essere uno dei pochi maschi riproduttori della zona, e non si sostituisce in una stagione.
I cinquecento grammi che quasi nessuno cita

Qui arriva il pezzo che manca da tutte le discussioni da molo. L'articolo 142 non è rimasto identico dal 1968: è stato modificato dall'articolo 39 del cosiddetto collegato agricolo, la legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 agosto 2016, che ha introdotto una tolleranza del 10% sul limite.
Tradotto: 500 grammi. La ratio è compensare l'imprecisione degli strumenti di pesatura, non regalarti mezzo chilo di pesce. Chi ha letto il testo con occhio giuridico segnala però che la riformulazione è pasticciata e si presta a interpretazioni diverse, quindi la prendo per quello che è: un margine tecnico probabile, non uno scudo su cui costruire la giornata. Se ti fermi a 5,4 kg convinto di essere coperto, stai scommettendo su un'interpretazione, non su una certezza.
Il consiglio pratico è antipatico ma è l'unico onesto: porta una bilancia da cucina in barca, di quelle da venti euro. Pesare è l'unico modo per non discutere, e discutere con una divisa davanti a una sacca aperta è una conversazione che perdi anche quando hai ragione.
Quanto ti costa sbagliare, dal 2026

Il limite è vecchio, la sanzione è nuova di zecca. La Legge 21 aprile 2026 n. 75, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio ed entrata in vigore il 29 maggio, ha riscritto quasi per intero l'impianto sanzionatorio della pesca, e per il ricreativo ha introdotto una scala graduata sul peso eccedente.
Secondo le ricostruzioni giuridiche e di settore disponibili, le fasce sono tre: da 5 a 10 kg si va da 500 a 3.000 euro, da 10 a 50 kg da 2.000 a 12.000 euro, oltre i 50 kg si arriva fino a 50.000 euro. Gli importi salgono di un terzo quando di mezzo c'è il tonno rosso o un'altra specie soggetta a piano di ricostituzione. Sono cifre che ho trovato concordi su fonti giuridiche e specializzate, non sul testo di legge integrale, che non è consultabile per intero: prendile come ordine di grandezza affidabile e non come citazione notarile.
Il cambio di filosofia è più interessante degli importi. Prima la sanzione era largamente discrezionale, adesso è agganciata a un numero: il peso. Che è esattamente il motivo per cui la bilancia da venti euro è diventata l'attrezzo più conveniente della tua barca. Se sei curioso di come funziona il resto dell'impianto, ne ho scritto in dettaglio nell'articolo sulle multe di pesca in mare.
Dove i cinque chili diventano tre

Ultima cosa, e non è un dettaglio: il limite nazionale è un tetto, non un pavimento. Le aree marine protette possono stringere, e stringono.
Nell'AMP di Villasimius, in zona C, la pesca sportiva è consentita previa autorizzazione dell'ente gestore con un prelievo cumulativo giornaliero fino a 3 kg per persona, sempre salvo il singolo esemplare più pesante. In altre zone della stessa area il conto diventa 5 kg per imbarcazione e 3 per persona. A Torre Guaceto la pesca subacquea è vietata in tutta l'area protetta, e il divieto arriva a coprire perfino il trasporto degli attrezzi a bordo: non serve che tu peschi, basta che tu li abbia con te.
Nessuna app ti avvisa quando entri in una zona così. Il regolamento sta sul sito dell'ente gestore, ed è dieci minuti di lettura la sera prima. Dieci minuti contro una fascia sanzionatoria che parte da cinquecento euro: fai tu il conto della convenienza.
Cinque chili scritti nel 1968, ritoccati nel 2016, e diventati costosi nel 2026. Il numero non si è mosso di un grammo: si è mosso tutto quello che ci sta intorno.



