L'ICCAT, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico, ha confermato per il 2026 un incremento di circa il 4% del totale ammissibile di cattura (TAC) di tonno rosso per Atlantico orientale e Mediterraneo. Una decisione resa possibile dai dati positivi sulla biomassa, in costante crescita da oltre un decennio.
Cosa significa per l'Italia
La quota nazionale italiana cresce proporzionalmente e viene ripartita, come ogni anno con decreto ministeriale, tra i diversi sistemi di pesca professionale (circuizione, palangaro, tonnare fisse) e una percentuale destinata alla pesca ricreativa e sportiva.
Pesca ricreativa: le regole restano
Per i pescatori sportivi l'aumento della quota non cambia l'impianto delle regole:
- autorizzazione nazionale obbligatoria per la cattura del tonno rosso;
- una cattura per imbarcazione al giorno nel periodo di apertura;
- taglia minima di 30 kg o 115 cm;
- obbligo di dichiarazione della cattura e divieto assoluto di vendita.
Il periodo di apertura per la ricreativa viene fissato ogni stagione dal decreto: prima di programmare le uscite, verifica le date sul sito del MASAF.
Una storia di recupero
Vale la pena ricordare da dove arriva questo +4%: a metà anni 2000 lo stock di tonno rosso era al collasso e l'ICCAT impose un piano di ricostituzione draconiano. Quindici anni dopo, il tonno rosso è considerato il più grande successo di gestione della pesca nel Mediterraneo — e le mangianze di tonni che oggi si vedono sotto costa, impensabili nel 2008, lo confermano ogni estate.
Le critiche
Le organizzazioni ambientaliste invitano alla prudenza: l'aumento delle quote non deve correre più veloce dei dati scientifici, e il Mediterraneo resta un ecosistema sotto pressione per riscaldamento e sforzo di pesca complessivo. L'equilibrio tra prelievo e tutela resta la vera posta in gioco.


