Il Mediterraneo è un deserto. Bellissimo, trasparente, e povero: in mare aperto la clorofilla superficiale sta quasi sempre sotto 0,3 milligrammi per metro cubo, valori da acque oligotrofiche. Quell'azzurro cobalto che ti fa venire voglia di fare la foto è, dal punto di vista di un pesce, una landa desolata.

La clorofilla è il modo che abbiamo per misurare quanto fitoplancton c'è nell'acqua, cioè il primo anello della catena. Sapere leggerla cambia il modo in cui scegli dove andare, perché ti dice se stai per pescare in una mensa o in un corridoio vuoto.

Non è vero che più ce n'è meglio è

Illustrazione papercut di tre campioni d'acqua affiancati in tre bicchieri, uno azzurro trasparente, uno verde chiaro e uno verde denso

Questo è l'errore che fanno tutti, me compreso per anni. Nel calcolo che usiamo per la pescabilità la clorofilla non entra come «più alta, meglio è»: entra come una fascia, con una punizione da entrambi i lati.

Tra 0,1 e 1,0 milligrammi per metro cubo l'acqua è considerata produttiva, e il fattore assegna il massimo dei punti: c'è plancton, la catena alimentare è attiva, c'è motivo perché il pesce sia lì. Sotto 0,1 il punteggio scende: è l'acqua azzurra e povera, poco nutrimento. E sopra 1,0 il punteggio scende di nuovo, esattamente della stessa quantità.

Una curva a campana, non una scala. Il punto migliore sta in mezzo, e sapere dove sta il mezzo è metà del mestiere.

Perché troppa è un guaio quanto poca

Illustrazione papercut in sezione di uno strato verde denso in superficie che lascia in ombra l'acqua sottostante

La ragione per cui la fioritura intensa penalizza invece di premiare è che una fioritura non è una dispensa piena: è un evento che sta consumando sé stesso.

Quando il fitoplancton esplode oltre una certa densità, l'acqua diventa torbida e la luce non passa più. Sotto quello strato verde si crea ombra, e quando la fioritura collassa la decomposizione della biomassa consuma ossigeno in profondità. Nei casi estremi si arriva alle zone a ossigeno basso, che per un pesce sono da evitare come una stanza piena di fumo.

C'è poi il fattore banale della visibilità: un predatore a vista, che sia una spigola o una ricciola, in acqua verde-torbida caccia peggio. Molte fioriture ti tolgono il pesce non perché non ci sia, ma perché smette di comportarsi da predatore attivo.

La fascia buona, quindi, è quella in cui c'è abbastanza vita da attirare la catena ma non abbastanza da spegnere la luce.

L'Adriatico è l'eccezione, e di parecchio

Illustrazione papercut di un grande delta fluviale visto dall'alto che scarica acqua carica in un mare poco profondo

Tutto quello che ho detto sull'oligotrofia vale per il mare aperto. L'Adriatico settentrionale gioca un campionato completamente diverso, e la ragione ha un nome: il Po.

Con una portata media di circa 1.395 metri cubi al secondo in inverno e 1.068 in estate, misurata su oltre cinquant'anni, il Po scarica in un mare poco profondo una quantità di nutrienti che non ha paragoni nel resto del bacino. Il risultato è che durante le fioriture intense la clorofilla in alto Adriatico ha toccato valori fino a 17 milligrammi per metro cubo.

Diciassette contro lo 0,3 del mare aperto. Non è la stessa scala, non è nemmeno lo stesso ordine di grandezza. È il motivo per cui l'Adriatico settentrionale ha una produttività ittica che il Tirreno profondo si sogna, e anche il motivo per cui ha problemi di eutrofizzazione che il Tirreno non ha mai avuto.

Ma si sta impoverendo

Illustrazione papercut di una distesa di mare aperto vuota e uniforme sotto un cielo pallido

Qui c'è la notizia che dovrebbe interessare chiunque peschi in Adriatico. Il trend recente della clorofilla misurata dallo spazio nel nord Adriatico è in calo di circa 0,11 milligrammi per metro cubo all'anno.

Undici centesimi l'anno sembrano poco. Su dieci anni sono più di un milligrammo per metro cubo, cioè una fetta sostanziosa di un sistema che si muove tra frazioni e unità. Il processo si chiama oligotrofizzazione, ed è legato alla riduzione degli apporti del Po.

La cosa curiosa, e un po' amara, è che è in parte una buona notizia ambientale: meno nutrienti significa meno eutrofizzazione, meno crisi di ossigeno, meno mucillagini. Ma significa anche meno base della catena alimentare, e quindi, alla lunga, meno pesce. Il mare più pulito non è automaticamente il mare più pescoso, e questa è una delle cose meno intuitive di tutto il mestiere.

Quando il dato non c'è, è meglio dirlo

Illustrazione papercut di un mare visto dall'alto in parte coperto da una fascia di nuvole che nasconde la costa

Una nota sul come si legge, perché spiega dei limiti che è onesto conoscere. La clorofilla superficiale si misura dallo spazio, guardando il colore dell'acqua: il fitoplancton assorbe il rosso e il blu e riflette il verde, e da quella firma si risale alla concentrazione.

Il problema è che il satellite non vede attraverso le nuvole, e non vede di notte. Su un punto costiero coperto da una perturbazione per una settimana, semplicemente non c'è dato. Nel nostro sistema il valore viene aggiornato ogni sei ore, ma se l'ultima osservazione valida è più vecchia di sessanta giorni il fattore viene disattivato invece che usato.

È una scelta di metodo che vale la pena spiegare: un dato di due mesi fa su un parametro che cambia in giorni non è un'informazione, è un errore con l'aria di un'informazione. Meglio un «non lo so» dichiarato che un numero che ti fa uscire nel posto sbagliato con la sicurezza di chi ha controllato.

Cerca i bordi, non i centri

Illustrazione papercut della linea netta dove due masse d'acqua di colore diverso si toccano, con pesci lungo il bordo

Il primo uso concreto è anche il più efficace, e vale sia che tu guardi una mappa sia che tu guardi il mare dalla barca. Quello che conta non è la macchia verde: è il suo bordo.

Dove una massa d'acqua povera e una ricca si toccano si forma un fronte, e i fronti concentrano tutto. Il plancton si accumula sulla linea di convergenza, i pesci foraggio seguono il plancton, i predatori seguono i pesci foraggio. Nel mezzo di una macchia verde uniforme c'è cibo dappertutto e quindi nessun motivo per raggrupparsi; sul bordo c'è un confine, e i confini in mare sono sempre indirizzi.

Dalla barca un fronte si vede: cambia il colore dell'acqua, spesso c'è una linea di schiuma o di detriti galleggianti, a volte cambia perfino la temperatura di un grado. Quando la incroci, non attraversarla e via: seguila.

Diffida dell'acqua troppo bella

Illustrazione papercut di un'acqua trasparentissima su fondale sabbioso chiaro, completamente priva di pesci

Il secondo uso è stagionale. Nel Mediterraneo nord-occidentale la fioritura primaverile parte quando il bilancio termico si inverte, verso metà marzo, e il picco di biomassa dura due-tre mesi. Se sai che il tuo mare sta caricando, sai anche che fra qualche settimana ci saranno i pesci foraggio e dietro di loro i predatori: è il momento di preparare l'attrezzatura, non di lamentarsi che non prende.

Il terzo è il più difficile da accettare. La trasparenza estrema, quella da cartolina, dice quasi sempre che lì sotto non c'è niente da mangiare. Le giornate migliori hanno spesso un'acqua che non metteresti in una foto: appena velata, con quel colore verdolino che sembra sporco e invece è pieno.

Il mare azzurro è un deserto ben fotografato. Quello che ti conviene cercare è il colore un po' sporco del bordo, dove il deserto finisce.