
Seppia comune
Sepia officinalis
Conosciuta come il "camaleonte del mare", la seppia è in grado di attuare mimetismi eccezionali alterando in frazioni di secondo colore e struttura della pelle tramite l'azione neurale sui cromatofori, iridofori e leucofori cutanei. L'assetto idrostatico di questo mollusco è finemente bilanciato da un endoscheletro poroso in aragonite e chitina (il noto "osso di seppia"), e di fronte alle minacce usa per fuggire il propulsore a idrogetto del sifone rilasciando una nube del proprio "nero" paralizzante e disorientante. È fondamentale per le reti trofiche ed è un pilastro economico sia per la pesca del Vecchio Continente che per la gastronomia di alta qualità per l'apporto nutrizionale eccellente a basso regime calorico.
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Sepia officinalis
- Famiglia
- Sepiidae (Classe: Cephalopoda; Phylum: Mollusca).
- Habitat
- È una specie demersale neritica che predilige i fondali sabbiosi e fangosi, oltre alle praterie di fanerogame marine (come la Posidonia) e rocce costiere. La si riscontra a profondità tipiche comprese tra 2 e 100-150 metri, spingendosi al limite della piattaforma continentale attorno ai 200 metri, anche se nello Ionio sono stati registrati rari esemplari a 300 metri.
- Tecniche di pesca
- Pesca artigianale e professionale con reti da posta (tramaglio/tremaglio), che operano un'ottima selettività catturando prevalentemente gli adulti che si approssimano alla costa in inverno e in primavera per la riproduzione.
- Trappole fisse come nasse e cogolli (molto comuni in contesti lagunari e litorali), poiché le femmine entrano spontaneamente al loro interno richiamate per deporre le uova, spesso seguite dai maschi, non danneggiando né i fondali né stressando meccanicamente l'animale.
- Pesca da barca "a scarroccio" su fondali sabbiosi puliti, o dalla costa detta Eging. Questa tecnica sportiva consiste nell'utilizzo di esche artificiali specifiche dette totanare, egi o gamberoni, dotate di una corona o cestello di aghi (senza ardiglione) sul fondo e appesantite sul ventre. Vanno recuperate a lenti strappi intervallati da stop per imitare il movimento a scatti di un crostaceo sul fondale.
- Antica tecnica della "seppiarola", realizzata con un cono in legno che veniva armato di ami, talvolta accoppiato a un'esca naturale (come un pesce morto), fatto affondare e trainato con lentezza.
- Reti a strascico, maggiormente impiegate d'inverno a largo e su profondità maggiori nella pesca industriale, un metodo però meno sostenibile sia per lo stress e la perdita di qualità del pescato, sia per l'impatto distruttivo sui fondali e la cattura di molti giovanili.
- Alimentazione
- Predatore carnivoro e strettamente opportunista. La sua dieta evolve con la crescita e si basa principalmente su crostacei (granchi e gamberetti, prediletti dai giovanili), pesci demersali teleostei, anellidi policheti, piccoli molluschi e, non di rado, altre seppie in atti di cannibalismo. Caccia prevalentemente di notte con la tecnica dell'agguato: si mimetizza sul fondo e scatta estroflettendo in modo fulmineo i due lunghi tentacoli retrattili per afferrare la preda con le ventose delle clave, portandola poi al suo forte becco corneo per frantumarla.
- Stato IUCN
- LC (Least Concern / Rischio minimo) - La seppia comune non è una specie globalmente minacciata data la sua ampia distribuzione ed elevata fecondità, nonostante vi siano alcune preoccupazioni a livello regionale per lo stato di sovrasfruttamento locale degli stock, come nel Mare Adriatico settentrionale.
Distribuzione in Italia
Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico
🐟â„¢ Chi è
Immaginate un animale capace di superare il famoso "test del marshmallow": sa resistere alla tentazione di un gamberetto mediocre se sa che, aspettando, otterrà la sua preda preferita. Non stiamo parlando di un mammifero o di un bambino, ma della seppia comune (nome scientifico: Sepia officinalis). Questo straordinario invertebrato appartiene alla famiglia dei Sepiidae ed è un predatore tanto scaltro quanto affascinante.
Le sue dimensioni incutono un certo rispetto per essere un mollusco: la lunghezza del mantello raggiunge in media i 15-25 centimetri, ma alcuni individui superano i 45 centimetri. In acque temperate, un esemplare adulto di tutto rispetto può arrivare a pesare ben 4 kg, mentre nei mari più caldi si ferma intorno ai 2 kg.
La seppia ha una vita breve e intensa. Vive soltanto tra uno e due anni, spendendo le proprie energie per crescere rapidamente e prepararsi a un unico, grande evento riproduttivo, dopo il quale andrà inesorabilmente incontro alla morte.
Come riconoscerlo
La Sepia officinalis ha un corpo ovale e appiattito, incorniciato da due pinne nastriformi che corrono lungo tutto il perimetro senza però unirsi sulla punta. La testa è grande, dominata da due grandi occhi laterali con una stranissima e inconfondibile pupilla a forma di "W". Possiede otto braccia corte ricche di ventose e due lunghi tentacoli retrattili nascosti in apposite tasche, che scattano come molle per catturare le prede.
Il colore di base è un bruno-nerastro marmorizzato, ma definirne la tinta è quasi impossibile: la seppia cambia pelle in frazioni di secondo per mimetizzarsi perfettamente col fondale. Durante la stagione degli amori, i maschi sfoggiano un'elegante livrea zebrata a strisce bianche e nere, particolarmente vistosa sul quarto braccio.
Nei mercati e in mare può essere confusa con due cugine più piccole. La Sepia elegans si distingue perché ha solo due file di ventose sulle braccia (anziché quattro). La Sepia orbignyana, invece, ha una colorazione rossastra-rosata e una spina appuntita sull'osso. Localmente, l'animale assume nomi dialettali coloritissimi: Sepa o Sepolina in Veneto, Scarpitta o Scarpetta nell'Italia meridionale, Siccia in Sicilia, e ancora Secce o Pruppusiccia.
Habitat e abitudini

La nostra seppia è una creatura demersale, ama cioè vivere a stretto contatto con il fondale. Abita le acque dell'Atlantico orientale (dalla Norvegia fino al Senegal), il Mare del Nord e tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Predilige i fondali sabbiosi e fangosi o le praterie di fanerogame (come la Posidonia), dove si insabbia facilmente. Si spinge fino a circa 200 metri di profondità, sebbene preferisca acque molto più basse, specialmente in primavera quando si avvicina alla costa per riprodursi.
È una cacciatrice prevalentemente notturna e di giorno ama riposare sepolta sotto la sabbia. La sua dieta, strettamente carnivora, cambia con la stazza: i giovani vanno pazzi per piccoli crostacei, mentre gli adulti cacciano granchi, gamberi, pesci di fondo e non disdegnano il cannibalismo, divorando altre seppie più piccole. Fuori dal periodo riproduttivo, è un animale solitario.
La riproduzione è un vero spettacolo. I maschi lottano ferocemente per le femmine (sono spesso in superiorità numerica di 2 a 1). A volte, però, vince l'astuzia: i maschi più piccoli assumono l'aspetto e i colori di una femmina per aggirare i grossi maschi in combattimento e accoppiarsi di soppiatto. La femmina depone poi grappoli di uova nere, tinte col proprio inchiostro, che i pescatori chiamano "uva di mare".
Pesca e rapporto con l'uomo

La pesca della Sepia officinalis è un pilastro dell'economia ittica europea, specialmente nel Mediterraneo e nel Canale della Manica. A livello artigianale si pesca in primavera sotto costa, usando le classiche reti da posta (tramaglio), che intrappolano l'animale come in un sacco. Molto usate sono anche le nasse e i cogolli, speciali trappole dove le seppie entrano spontaneamente per cercare riparo o deporre le uova, offrendo un pescato di altissima qualità senza stressare l'animale.
Una tecnica sportiva modernissima e molto divertente è l'eging. Si pratica da riva o dalla barca "a scarroccio" usando speciali esche artificiali colorate a forma di gambero (le totanare o egi). L'esca va mossa a strappi e lasciata cadere per incuriosire la seppia, che la abbraccerà con i tentacoli. La pesca industriale impiega invece le reti a strascico nei mesi invernali più al largo, un metodo che purtroppo cattura esemplari giovani e rovinati e danneggia gravemente l'habitat.
Nonostante l'intensa pressione della pesca locale abbia causato qualche calo in alcune zone (come nel Golfo di Guascogna o nell'Alto Adriatico), a livello globale la specie gode di ottima salute. L'IUCN la classifica come Rischio Minimo (LC). L'acquacoltura è limitata: la seppia si alleva benissimo nei laboratori di ricerca, ma l'alta competizione per il cibo vivo, il cannibalismo e lo stress impediscono ancora un allevamento industriale da reddito.
A tavola

L'autunno è ideale per pescarne grandi quantità (le cosiddette "seppioline"), ma è in inverno e primavera che si trovano gli esemplari più carnosi e di taglia maggiore, ottimi per la tavola. Al banco del pesce, la freschezza si valuta a vista: nella categoria "Extra", la pelle (il mantello) deve avere una pigmentazione brillante e iridescente, ben aderente a carni sode e madreperlacee. Occhio all'inchiostro nella tasca: se è fluido e cremoso la seppia è fresca, se lo trovate granuloso significa che il mollusco è stato precedentemente congelato. I tentacoli devono essere integri e opporre resistenza alla trazione.
In cucina è una regina della versatilità. Essendo poverissima di zuccheri e grassi, ma ricca di proteine, si adatta a ogni dieta. Tra i classici intoccabili abbiamo le Seppie in umido con piselli, un comfort food dove la dolcezza del legume esalta il sapore del mare. Meno nota ma esplosiva è la ricetta toscana delle Seppie all'inferno, che sfrutta l'abbondante piccantezza del peperoncino. Naturalmente, non si butta via niente: la tasca interna è perfetta per mantecare il suadente e nerissimo Risotto al nero di seppia.
Lo sapevi che…

• L'antico inchiostro e la fotografia: Il "nero" contenuto nell'apposita sacca, ricchissimo di melanina, non serve solo a confondere i predatori. In passato veniva estratto ed essiccato per creare veri e propri inchiostri in cui intingere il pennino. E l'effetto visivo ha dato il nome alla famosa tonalità marrone "seppia" usata nella fotografia d'epoca. • Fase REM per molluschi: Anche le seppie sognano, o quasi. La Sepia officinalis ha periodi di inattività che assomigliano al sonno profondo (REM), durante i quali i tentacoli hanno piccoli spasmi, gli occhi si muovono rapidamente e la pelle emette brevi lampi di colore. • Sottomarino vivente: L'osso di seppia è un miracolo di bioingegneria in aragonite (carbonato di calcio). È poroso e pieno di micro-camere; pompando gas o liquido al loro interno, la seppia regola l'assetto idrostatico come un sommergibile. Ma c'è un limite: se l'animale scende oltre i 200-600 metri, la pressione dell'acqua fa implodere brutalmente il suo osso interno. • Occhio non vede, pelle imita: La pelle della seppia ha fino a 200 cromatofori per millimetro quadrato, permettendo mimetismi da fantascienza per ingannare ogni predatore. Tutto questo avviene nonostante si ritenga che la seppia sia completamente daltonica. Riesce a fondersi con i colori dell'ambiente cogliendo contrasti e intensità luminose.
Domande frequenti su Seppia comune
Dove vive la specie Seppia comune?
È una specie demersale neritica che predilige i fondali sabbiosi e fangosi, oltre alle praterie di fanerogame marine (come la Posidonia) e rocce costiere. La si riscontra a profondità tipiche comprese tra 2 e 100-150 metri, spingendosi al limite della piattaforma continentale attorno ai 200 metri, anche se nello Ionio sono stati registrati rari esemplari a 300 metri. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico.
Quanto è grande Seppia comune?
La taglia media è di Compresa tipicamente tra 15 e 25 cm di lunghezza del mantello. e un peso massimo di Fino a 4 kg negli esemplari delle acque temperate (mentre nelle aree subtropicali raramente supera i 2 kg).
Come si pesca Seppia comune?
Le tecniche più efficaci sono pesca artigianale e professionale con reti da posta (tramaglio/tremaglio), che operano un'ottima selettività catturando prevalentemente gli adulti che si approssimano alla costa in inverno e in primavera per la riproduzione. trappole fisse come nasse e cogolli (molto comuni in contesti lagunari e litorali), poiché le femmine entrano spontaneamente al loro interno richiamate per deporre le uova, spesso seguite dai maschi, non danneggiando né i fondali né stressando meccanicamente l'animale. pesca da barca "a scarroccio" su fondali sabbiosi puliti, o dalla costa detta eging. questa tecnica sportiva consiste nell'utilizzo di esche artificiali specifiche dette totanare, egi o gamberoni, dotate di una corona o cestello di aghi (senza ardiglione) sul fondo e appesantite sul ventre. vanno recuperate a lenti strappi intervallati da stop per imitare il movimento a scatti di un crostaceo sul fondale. antica tecnica della "seppiarola", realizzata con un cono in legno che veniva armato di ami, talvolta accoppiato a un'esca naturale (come un pesce morto), fatto affondare e trainato con lentezza. reti a strascico, maggiormente impiegate d'inverno a largo e su profondità maggiori nella pesca industriale, un metodo però meno sostenibile sia per lo stress e la perdita di qualità del pescato, sia per l'impatto distruttivo sui fondali e la cattura di molti giovanili.
Di cosa si nutre Seppia comune?
Si nutre di predatore carnivoro e strettamente opportunista. la sua dieta evolve con la crescita e si basa principalmente su crostacei (granchi e gamberetti, prediletti dai giovanili), pesci demersali teleostei, anellidi policheti, piccoli molluschi e, non di rado, altre seppie in atti di cannibalismo. caccia prevalentemente di notte con la tecnica dell'agguato: si mimetizza sul fondo e scatta estroflettendo in modo fulmineo i due lunghi tentacoli retrattili per afferrare la preda con le ventose delle clave, portandola poi al suo forte becco corneo per frantumarla: un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



