Re di aringhe (Regalecus glesne): esemplare fotografato
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Re di aringhe

Regalecus glesne

È il pesce osseo più lungo del mondo, caratterizzato da un corpo nastroide (a nastro) fortemente schiacciato, privo di scaglie e rivestito da una pelle argentea lucida con cristalli di guanina, tubercoli e macchie scure. Si riconosce per la vistosa pinna dorsale rossa che sul capo forma una cresta/ciuffo rialzato e per le pinne pelviche allungate a remo. Nuota spesso in posizione verticale (testa verso l'alto) facendo ondeggiare la sola pinna dorsale (nuoto amiiforme) ed è in grado di praticare l'autotomia (auto-amputazione della parte posteriore del corpo), anche più volte nella vita; il motivo non è noto. Ha storicamente alimentato il folklore marinaro e le leggende sui serpenti di mare.

Carta d'identità

Circa 300 cm (3 metri) per gli adulti in generale; la lunghezza totale media registrata per campioni adulti nel bacino del Mediterraneo è di circa 221 cm.Taglia media
272 kg.Peso massimo
Non nota: mancano studi scientifici su età e accrescimento di questa specie.Età massima

Scheda tecnica

Nome scientifico
Regalecus glesne
Famiglia
Regalecidae.
Habitat
Pelagico-oceanico e mesopelagico (in colonna d'acqua pelagica); profondità tipica compresa tra 20 e 1000 metri (comunemente rilevato tra 20-200 m e 300-1000 m).
Tecniche di pesca
  • Non esistono tecniche di pesca sportiva o professionale consigliate, in quanto la specie non ha interesse alieutico e la carne, pur commestibile, è flaccida, gelatinosa e insipida: non è apprezzata. Le fonti riportano esclusivamente catture fortuite e occasionali (bycatch) mediante:
  • Reti a strascico (nel Golfo di Taranto un esemplare a 525 m in una cala sperimentale della campagna scientifica MEDITS, a strascico di fondo, nel 2021, e uno a 350 m da un peschereccio a strascico nel 2022) - Reti da circuizione e reti da posta pelagiche - Rari ed eccezionali episodi accidentali con palangresi o canna e mulinello
Alimentazione
Zooplancton (in particolare krill ed eufausiacei come il krill mediterraneo), piccoli pesci, crostacei, gamberetti, meduse e calamari, catturati per suzione/aspirazione tramite la bocca protrattile e filtrati dalle spine branchiali.
Stato IUCN
LC (Minor preoccupazione) a livello globale (IUCN, valutazione del 2013) e in Italia (Lista Rossa 2017: ampia distribuzione e nessuna minaccia specifica). Nel Mediterraneo è DD, carente di dati (Lista Rossa regionale 2011).

Distribuzione in Italia

Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure

LigureTirrenoAdriaticoIonioSardegnaSicilia

Chi è

Immaginate di tirare su dalle profondità del mare non un semplice pesce, ma un vero e proprio nastro d’argento vivente lungo quanto un autobus, sormontato da una cresta rosso fuoco. Questo gigante delle penombre oceaniche è il re di aringhe (scientificamente noto come Regalecus glesne, battezzato nel 1772 dal naturalista Peter Ascanius). Appartiene alla famiglia Regalecidae — dal latino regalis, ovvero "regale" — ed è incoronato dal Guinness dei Primati come il pesce osseo più lungo del mondo.

In media, gli esemplari adulti si aggirano intorno ai 3 metri di lunghezza. Tuttavia, la specie raggiunge dimensioni massime verificate di 8 metri per 272 chilogrammi di peso, con avvistamenti storici ed eccezionali che parlano di giganti di 11 e persino 17 metri.

Re di aringhe (Regalecus glesne): esemplare su sfondo bianco

Nonostante l'aspetto imponente da mostro delle leggende, vive una vita del tutto pacifica. È un pesce pelagico privo di vescica natatoria che naviga in solitudine negli abissi.


Come riconoscerlo

Vederne uno dal vivo o spiaggiato è uno spettacolo unico. Il re di aringhe presenta un corpo fortemente schiacciato ai lati, privo di vere e proprie scaglie e protetto da una pelle argentata dai riflessi metallici e bluastri, decorata con macchie e striature scure. La caratteristica più spettacolare è la sua lunghissima pinna dorsale rosso scarlatto, formata da oltre 400 raggi morbidi; i primi 10-12 raggi sopra il capo si allungano svettando come una vistosa cresta o corona. Le pinne pelviche sono ridotte a due lunghi raggi rossi che si allargano all'estremità come le pale di un remo — da cui il nome inglese oarfish. La bocca è piccola, sporgente (protrattile), completamente priva di denti visibili e internamente nera, mentre manca del tutto la pinna anale.

Nelle nostre acque e nella lingua italiana è chiamato re di aringhe, pesce regaleco o pesce remo. Nei mari del nord viene definito king of herrings in inglese, roi des harengs in francese e Heringskönig in tedesco, mentre in Afrikaans viene chiamato sneesvis.

Specie simili e come non confondersi: L'unica vera possibilità di confusione è con il suo stretto parente, il pesce remo di Russell (Regalecus russellii). Per distinguerli basta contare i raggi delle creste e le spine branchiali: Regalecus glesne possiede una seconda cresta dorsale con 5-11 raggi allungati (contro l'unico raggio di R. russellii), un numero di spine branchiali compreso tra 33 e 47 (rispetto alle 47-60 di R. russellii) e più di 90 raggi dorsali prima dell'ano (contro i meno di 82 di R. russellii). Si distingue inoltre dai pesci nastro della famiglia Trachipteridae, che sono più corti, hanno pinne pelviche con più di due raggi e sono privi della stravagante cresta dorsale.


Habitat e abitudini

Il re di aringhe è una specie oceanica e cosmopolita: frequenta gli oceani temperati e subtropicali di tutto il mondo, Mediterraneo compreso, ma evita la fascia equatoriale (tra 15° nord e 15° sud) e i mari polari. Il suo regno è la zona mesopelagica — la zona di penombra del mare compresa tra i 200 e i 1000 metri di profondità —, anche se può risalire fino a 20 metri dalla superficie.

A dispetto della stazza, è un cacciatore per suzione del tutto innocuo. La sua dieta si basa su zooplancton, in particolare krill (gamberetti eufausiacei), piccoli pesci, meduse e calamari. Aspira l'acqua ricca di piccole prede ed espelle l'acqua trattenendo il cibo grazie alle lunghe spine branchiali situate nella gola. Lo stomaco di un esemplare conteneva migliaia di krill; negli esemplari esaminati nel Mediterraneo sono stati trovati krill, meduse, sifonofori e salpe.

È per lo più solitario; a volte in coppia, e non sono noti gruppi di più di tre esemplari. La sua nuotata è unica: adotta il nuoto amiiforme, tenendo il lungo corpo dritto e rigido e propagando veloci onde ritmiche lungo la sola pinna dorsale rossa. Quando caccia o riposa nelle penombre abissali, si posiziona in verticale con la testa rivolta verso l'alto (la postura "da ascensore"). Si ipotizza che in questa posizione la luce dall'alto metta in controluce la sagoma delle prede.

La riproduzione avviene al largo tra luglio e dicembre. Le femmine depongono uova pelagiche galleggianti di 2-4 mm di diametro, dotate di goccioline d'olio. L'incubazione dura circa tre settimane e le larve, appena schiuse, fluttuano e si nutrono nei primi strati d'acqua superficiali prima di scendere negli abissi man mano che crescono. Tra i siti di riproduzione documentati figurano lo Stretto di Messina nel Mediterraneo, le acque della Florida, del Golfo del Messico e della Nuova Zelanda.


Pesca e rapporto con l'uomo

Se stai pensando di preparare la canna e il mulinello per insidiare un re di aringhe, ti fermo subito! Il Regalecus glesne non ha un vero valore commerciale e non esiste alcuna pesca mirata a questa specie.

In Italia non ci sono taglie minime né fermi specifici per questa specie, che non è oggetto di pesca mirata; valgono solo le regole generali della pesca sportiva. Gli incontri con l'uomo sono rarissimi: quasi sempre esemplari malati o feriti che risalgono e si spiaggiano, oppure catture accidentali (bycatch) nelle reti a strascico o nelle reti da circuizione. Ancora più rari sono gli episodi con palangresi di profondità o con canna e mulinello da parte di pescatori sportivi. Esistono poche riprese di esemplari sani in profondità, fatte con robot subacquei.

Non esiste alcun allevamento di questa specie: l'unico esperimento di fecondazione artificiale e schiusa in laboratorio è stato fatto in Giappone con uova e sperma di una coppia adulta della specie affine Regalecus russellii; le larve nate non mangiavano e sono morte dopo soli quattro giorni.

Nella lista rossa dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), lo stato di conservazione del re di aringhe è classificato come LC (Minor preoccupazione); nel Mediterraneo i dati sono insufficienti (DD). La specie non è considerata a rischio di estinzione ed è del tutto innocua per l'uomo.


A tavola

Veniamo alla domanda fondamentale per ogni amante del mare e della buona tavola: com'è da mangiare? La risposta da pescatore è schietta e diretta: lascialo perdere!

Se per un evento più unico che raro dovessi trovarne uno, sappi che le sue carni sono considerate sgradevoli. A causa dell'altissimo contenuto d'acqua e della ridotta densità muscolare necessaria per mantenere il galleggiamento neutro negli abissi, la carne del re di aringhe ha una consistenza molliccia, flaccida e gelatinosa.

Chi l'ha assaggiata ne descrive il sapore come insipido o del tutto simile alla carta. In un test scientifico, la carne fritta di un esemplare è stata offerta a sei persone: tutti hanno trovato il sapore accettabile, ma la carne così flaccida e gelatinosa da risultare nel complesso sgradevole. Quando la stessa carne è stata offerta a un cane abituato a mangiare pesce, l'animale si è rifiutato categoricamente di toccarla.

Niente grigliata, né frittura o zuppa di pesce: a tavola il re di aringhe è un disastro totale!


Lo sapevi che…

  • Il "Pesce dell'Apocalisse" che non prevede i terremoti: In Giappone, dove vive il parente Regalecus russellii, chiamato Ryūgū no tsukai ("messaggero del palazzo del dio del mare"), i pesci remo sono ritenuti annunciatori di terremoti e maremoti. Dopo il devastante terremoto del Tōhoku del marzo 2011, molti ricollegarono alla catastrofe gli esemplari, più di una decina, comparsi lungo le coste giapponesi tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, circa un anno prima. Tuttavia, uno studio scientifico del 2019 ha analizzato le segnalazioni di pesci di profondità in Giappone dal 1928 al 2011 senza trovare un legame reale con i terremoti: la leggenda nasce da una pura correlazione illusoria.
  • L'arte di amputarsi la coda (autotomia): Il re di aringhe possiede la straordinaria capacità di praticare l'autotomia seriale (auto-amputazione). Può staccare la parte posteriore del corpo oltre l'ano, anche più volte nella vita. Perché lo faccia non si sa: è stata proposta una difesa dai predatori, ma non se ne conoscono di naturali. L'amputazione non danneggia alcun organo vitale e la ferita si rimargina formando un moncone arrotondato, ma la parte tagliata non ricresce mai più. Tutti gli esemplari adulti superiori al metro e mezzo ritrovati in natura mostrano corpi accorciati da precedenti autotomie!
  • È lui il vero "Serpente di Mare": Con il suo corpo argentato lungo fino a 8 metri accertati (i racconti di esemplari più lunghi non sono confermati), la cresta rossa eretta e il movimento ondulato in superficie quando risale agonizzante, il re di aringhe è considerato da storici e biologi la spiegazione biologica dietro i secolari avvistamenti dei serpenti marini raccontati dai marinai di tutto il mondo.
  • Perché si chiama "Re di aringhe"? Il nome comune nasce dall'antica credenza dei pescatori scandinavi che vedevano questo gigante nuotare in testa ai grandi banchi di aringhe (Clupea harengus), convincendosi che la sua vistosa cresta fosse una corona e che il pesce fosse la guida reale dei banchi.
  • I remi che forse servono a sentire i sapori: Gli antichi naturalisti credevano che le lunghe pinne pelviche rosse servissero per "remare" nell'acqua (da cui il nome oarfish). Si ritiene che servano a percepire i sapori nell'acqua, non a remare.

Domande frequenti su Re di aringhe

Dove vive la specie Re di aringhe?

Pelagico-oceanico e mesopelagico (in colonna d'acqua pelagica); profondità tipica compresa tra 20 e 1000 metri (comunemente rilevato tra 20-200 m e 300-1000 m). Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure.

Quanto è grande Re di aringhe?

La taglia media è di circa 300 cm (3 metri) per gli adulti in generale; la lunghezza totale media registrata per campioni adulti nel bacino del Mediterraneo è di circa 221 cm. Il peso massimo è di 272 kg.

Come si pesca Re di aringhe?

Non esistono tecniche di pesca sportiva o professionale consigliate, in quanto la specie non ha interesse alieutico e la carne, pur commestibile, è flaccida, gelatinosa e insipida: non è apprezzata. Le fonti riportano esclusivamente catture fortuite e occasionali (bycatch) mediante: Reti a strascico (nel Golfo di Taranto un esemplare a 525 m in una cala sperimentale della campagna scientifica MEDITS, a strascico di fondo, nel 2021, e uno a 350 m da un peschereccio a strascico nel 2022) - Reti da circuizione e reti da posta pelagiche - Rari ed eccezionali episodi accidentali con palangresi o canna e mulinello.

Di cosa si nutre Re di aringhe?

Zooplancton (in particolare krill ed eufausiacei come il krill mediterraneo), piccoli pesci, crostacei, gamberetti, meduse e calamari, catturati per suzione/aspirazione tramite la bocca protrattile e filtrati dalle spine branchiali. Un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.