
Ghiozzo nero
Gobius niger
Il Ghiozzo nero si distingue dai congeneri per la testa massiccia (circa un quarto della lunghezza totale), la nuca interamente ricoperta di scaglie e la prima pinna dorsale alta e triangolare, caratterizzata da una macchia nera sulla porzione antero-superiore delle dorsali. La livrea varia dal grigio-marrone al bruno-olivastro marmorizzato, ma i maschi territoriali assumono una marcata colorazione nero scuro durante il periodo riproduttivo. È una specie epibentonica priva di vescica nuotatoria sviluppata, stanziale e molto resistente a basse concentrazioni di ossigeno o salinità ridotte. Presenta un'articolata etologia riproduttiva basata sulla coesistenza di maschi parentali che scavano e difendono il nido e maschi sneaker opportunisti.
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Gobius niger
- Famiglia
- Gobiidae (sottofamiglia Gobiinae).
- Habitat
- Substrati molli sabbioso-fangosi o limosi, praterie di fanerogame marine (Posidonia oceanica, Zostera, Cymodocea nodosa), ammassi algali, estuari e lagune salmastre; profondità tipica compresa tra 1 e 50 metri (registrato fino a 96 m).
- Tecniche di pesca
- Pesca a fondo / Bolognese leggera / PAF portuale — Montature leggere con piombatura scorrevole e braccioli posizionati a diretto contatto con il sedimento sabbioso, fangoso o lagunare.
- Rockfishing leggero e Touch Fishing — Pesca d'attesa e di precisione condotta tra gli anfratti di moli, banchine e praterie algali, mantenendo l'esca immobile sul fondo vicino alle tane.
- Esche consigliate — Inneschi di anellidi marini (arenicola, coreano), piccoli pezzetti di gambero fresco, carne di cozza o sarda, particolarmente efficaci per stimolare l'istinto opportunistico di questo predatore bentonico.
- Alimentazione
- Carnivoro ed epibentonico opportunista; consuma prevalentemente crostacei (anfipodi, isopodi, misidacei, piccoli granchi e gamberi), molluschi (bivalvi e gasteropodi), anellidi policheti, larve di chironomidi e occasionalmente piccoli pesci.
- Stato IUCN
- LC (A minor preoccupazione): specie ampiamente distribuita, eurialina ed euritermica, con più deposizioni all'anno e senza pesca mirata.
Distribuzione in Italia
Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico
Chi è
Se c'è un piccolo abitante dei nostri fondali capace di stuzzicare l'interesse del biologo marino, la curiosità del pescatore e la ghiottoneria del buongustaio, quello è proprio il Ghiozzo nero (Gobius niger Linnaeus, 1758). Appartiene alla sterminata famiglia dei Gobiidae (sottofamiglia Gobiinae), una delle famiglie di pesci più ricche del pianeta. Questo piccolo grande protagonista dei bassifondi nasconde segreti incredibili: i maschi più adulti costruiscono veri e propri nidi e "cantano" sotto forma di impulsi acustici per attrarre le femmine, mentre maschi più giovani e piccoli, già maturi ma con la livrea delle femmine, si infilano nel nido per fecondare le uova di nascosto.

Gli adulti misurano di solito 8-12 cm; i maschi più grandi arrivano a 15-16 cm (in Adriatico il più grande misurato è di 16,5 cm). Nel Mar Nero, in Turchia, sono stati registrati esemplari da record fino a 25,3 cm. Ha una longevità massima stimata in circa 5 anni.
Come riconoscerlo
Il Ghiozzo nero ha una conformazione somatica tozza e robusta (fusiforme), moderatamente schiacciata sulla testa e compressa sui fianchi verso il peduncolo caudale — cioè la base della coda. La testa è decisamente massiccia e prominente, arrivando a occupare da sola circa un quarto della lunghezza totale del corpo. Gli occhi sono sporgenti e posizionati dorso-lateralmente sulla sommità del capo, la bocca è larga con labbra carnose e armata di file di piccoli denti conici.
Il vero segno distintivo per l'identificazione è la squamatura della nuca: la regione occipitale e il collo sono interamente ricoperti da grandi scaglie finemente dentellate fino al margine degli occhi. Le pinne dorsali sono due e quasi contigue alla base: la prima pinna dorsale è alta, appuntita e triangolare (particolarmente svettante e allungata nei maschi) con 6 raggi spinosi. Inconfondibile è la macchia nera ben marcata situata sul margine antero-superiore della prima pinna dorsale (e spesso ripetuta all'inizio della seconda). La livrea ordinaria varia dal grigio-marrone al bruno-olivastro marmorizzato con chiazze scure, ma durante la stagione degli amori il maschio territoriale veste un abito nuziale nero lucido (anche se esistono rari maschi riproduttori che restano chiari, la cosiddetta "varietà albescens"). Come tutti i ghiozzi, ha le pinne ventrali fuse a formare una ventosa pelvica che gli permette di incollarsi saldamente alle rocce o al fondo, ed è privo di una vescica nuotatoria sviluppata, il che lo costringe a una vita strettamente adagiata sul sedimento.
Nelle tradizioni marinare locali italiane ed europee vanta svariati nomi dialettali e regionali: nella laguna veneta è il gò nero, a Chioggia e Venezia detto anche paganelo de mar (ma il gò famoso della laguna è un'altra specie, il ghiozzo gò); a Salerno è il mazzone e a Napoli il mazzone 'e fango; in Corsica lo chiamano mascione di fangu o mazzacaro; in Catalogna è il cabot de fang o gobi d'alga, mentre in Spagna è detto chaparrudo o purillo.
Non confonderti con le specie simili:
- Gobius paganellus (Ghiozzetto): di colore e taglia simili, ma vive quasi esclusivamente tra i sassi e le buche della scogliera. Non possiede la prima dorsale alta e triangolare e mostra un nastro cromatico giallo o arancione chiaro sulla cima della prima dorsale.
- Zosterisessor ophiocephalus (Ghiozzo gò): è più grande (fino a circa 30 cm), ha il corpo compresso ai lati ed è tipico dei fondi fangosi e delle praterie lagunari.
- Gobius cobitis (Ghiozzo testone): arriva a 27 cm, ha la prima dorsale arrotondata senza spine allungate e scaglie piccole (59-67 lungo il fianco).
- Pomatoschistus (Ghiozzetti di sabbia): di taglia minuscola, con un ampio spazio vuoto tra la pinna dorsale e la coda.
Habitat e abitudini

L'areale del Ghiozzo nero comprende l'Atlantico orientale (dalla Norvegia fino alla Mauritania, incluso il Mar Baltico), il Mar Mediterraneo, il Mar Nero e il Canale di Suez. Colonizza la fascia costiera da 1 metro di profondità fino a 50 metri, con segnalazioni occasionali fino a 96 metri. Predilige nettamente substrati molli sabbioso-fangosi, limosi e praterie di fanerogame marine (Zostera, Cymodocea nodosa, Posidonia oceanica) o tappeti algali. È una specie straordinariamente eurialina ed euritermica: tollera ampie variazioni di temperatura e salinità ridotte (fino al 6‰), popolando stabilmente estuari, sacche salmastre e lagune costiere. Sopporta persino ambienti a basso tenore di ossigeno (ipossia).
È un predatore carnivoro ed epibentonico opportunista. La sua alimentazione è basata su piccoli crostacei (anfipodi, isopodi, misidacei, gamberetti e piccoli granchi), molluschi bivalvi e gasteropodi, anellidi policheti, larve di ditteri chironomidi e talvolta avannotti o piccoli pesci.
Sulle praterie vegetate e nei fondali melmosi vive a diretto contatto con il sedimento, in modo solitario o formando fitti popolamenti. È residente tutto l'anno nelle lagune, ma durante la stagione invernale tende a rarefarsi nelle acque basse spostandosi verso batimetriche marine più profonde o subendo una flessione numerica naturale dopo la riproduzione.
La riproduzione si estende dalla primavera all'inizio dell'autunno (da marzo a ottobre). La femmina depone più volte nella stessa stagione. Il maschio dominante scava e pulisce accuratamente la cavità di un nido sotto conchiglie di bivalvi, sassi o detriti. Una volta che la femmina ha deposto le uova facendole aderire al soffitto del nido, il maschio le feconda e le custodisce gelosamente per circa una settimana, ventilandole costantemente (fanning) per apportare ossigeno fino alla schiusa.
Pesca e rapporto con l'uomo

Nelle acque costiere e lagunari italiane il Ghiozzo nero si pesca con tecniche di fondo leggero: la pesca a fondo (PAF) portuale, la Bolognese leggera o il rockfishing ricreativo condotto da moli, banchine e scogliere. Le montature devono prevedere piombature sottili adagiate a diretto contatto con il sedimento fangoso o le macchie algali. Come esche si usano inneschi di vermi marini (arenicola, coreano), pezzetti di gambero fresco, polpa di cozza o piccole striscioline di sarda.
Non possiede un interesse commerciale diretto per la pesca industriale, anche se viene regolarmente commercializzato per l'acquariofilia marina o venduto nei mercati locali all'interno del pescato misto di paranza e di laguna. Per i pescatori sportivi e ricreativi rappresenta una cattura frequente, divertente e dall'attacco vorace.
Lo stato di conservazione secondo la Lista Rossa IUCN è LC (A minor preoccupazione): si tratta di una specie ampiamente distribuita, estremamente versatile, resistente agli stress ambientali e non minacciata.
A tavola

La stagione ottimale per consumarlo coincide con la primavera, l'estate e l'inizio dell'autunno, quando viene pescato abbondantemente nelle lagune e lungo la costa. Al banco del pesce si valuta osservando la freschezza dell'occhio (vivo e brillante), la colorazione rosso acceso delle branchie e lo stato della pelle, che deve apparire soda, umida e ricoperta dal suo caratteristico muco protettivo.
Le sue carni sono bianche, delicate, saporite e particolarmente tenere.
Le preparazioni classiche della tradizione marinara includono:
- Zuppa di pesce, Brodetto o Cacciucco: Il Ghiozzo nero è un tassello fondamentale nei brodetti tradizionali dell'Adriatico e delle lagune mediterranee. La sua testa e la spina dorsale rilasciano una quota di sostanze gelatinose che donano al brodo una consistenza ricca, corposa e inimitabile.
- Risotto di gò (o risotto con i ghiozzi): Il celebre risotto di gò della laguna veneta si fa con un parente più grande, il ghiozzo gò (Zosterisessor ophiocephalus); il ghiozzo nero, che in laguna chiamano gò nero, è considerato meno pregiato. I pesci vengono fatti bollire per estrarre un brodo concentrato e saporitissimo con cui viene poi mantecato il riso.
- Frittura di paranza: Gli esemplari di taglia minore, una volta eviscerati e infarinati, vengono fritti interi in olio bollente fino a diventare croccanti.
Il consiglio del pescatore: Non commettere mai l'errore di scartare le teste o le lische del ghiozzo considerandole "scarti"! Sono proprio il capo massiccio e le cartilagini del pesce a sprigionare quei succhi aromatici e gelatinosi che rendono memorabile qualsiasi zuppa o brodo di mare.
Lo sapevi che…

- Applica la tattica dei maschi "ninja" dallo sperma invisibile: Sulla riproduzione del Ghiozzo nero gli etologi hanno scoperto cose incredibili. Oltre ai maschi dominanti che difendono il nido, esistono maschi parassiti più piccoli (sneaker) che mantengono un aspetto simile alle femmine. Durante la deposizione, lo sneaker si intrufola nel nido per rilasciare il suo sperma. La magia è che il suo eiaculato non scatena l'aggressività del maschio territoriale, che però sorveglia il nido e insegue gli intrusi che si avvicinano.
- Emette veri e propri canti d'amore: Il maschio in riproduzione emette brevi suoni pulsati per attirare le femmine nel nido e per difendere il territorio.
- È la specie tipo del genere Gobius: Linneo la descrisse nel 1758 ed è il primo ghiozzo del suo elenco.
- È una sentinella dell'inquinamento (con genoma mappato): Vive anche in acque inquinate e accumula metalli pesanti e residui di farmaci: per questo si usa come specie sentinella nei controlli ambientali, anche se il cadmio gli danneggia fegato e gonadi. Nel 2023 il suo genoma è stato sequenziato per intero, cromosoma per cromosoma, in un progetto di ricerca sulla biodiversità.
- Ha la ventosa incorporata e un modo di dire dedicato: Le sue pinne ventrali sono fuse a formare una vera ventosa adesiva con cui resta incollato al fondo. E in Toscana, la grande voracità con cui questo pesce abbocca a qualsiasi esca ha dato origine al detto popolare: dare del "ghiozzo" a qualcuno significa bonariamente dargli del credulone o di persona poco scaltra!
Domande frequenti su Ghiozzo nero
Dove vive la specie Ghiozzo nero?
Substrati molli sabbioso-fangosi o limosi, praterie di fanerogame marine (Posidonia oceanica, Zostera, Cymodocea nodosa), ammassi algali, estuari e lagune salmastre; profondità tipica compresa tra 1 e 50 metri (registrato fino a 96 m). Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Sardegna, Sicilia, Mediterraneo, Atlantico.
Quanto è grande Ghiozzo nero?
Taglia media: adulti di solito 8-12 cm (medie misurate: 11 cm in mare e 8,5 cm in laguna); nella laguna di Venezia i maschi territoriali misurano in media 11,6 cm, da 10 a 15 cm. Maturità fra 6 e 11 cm circa. Il peso massimo è di circa 50 g: il più pesante registrato pesava 48,9 g per 15,8 cm (Mar Nero). Un adulto di 11 cm pesa circa 14 g.
Come si pesca Ghiozzo nero?
Le tecniche più efficaci sono pesca a fondo / bolognese leggera / paf portuale; rockfishing leggero e touch fishing; esche consigliate.
Di cosa si nutre Ghiozzo nero?
Carnivoro ed epibentonico opportunista; consuma prevalentemente crostacei (anfipodi, isopodi, misidacei, piccoli granchi e gamberi), molluschi (bivalvi e gasteropodi), anellidi policheti, larve di chironomidi e occasionalmente piccoli pesci. Un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



