
Palamita bianca
Orcynopsis unicolor
Scombride dal corpo relativamente corto, alto e assai compresso lateralmente, la palamita bianca differisce dalla palamita comune per l'assenza di striature scure sul dorso negli esemplari adulti e per due specifiche placche dentarie ovali poste sulla lingua. È un vorace predatore che perlustra le acque in piccoli branchi coesi, spingendo le prede in superficie e innescando frenesie alimentari che attirano stormi di uccelli marini, creando un'associazione infallibile e utilissima per l'avvistamento da parte dei pescatori.
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Orcynopsis unicolor
- Famiglia
- Scombridae.
- Habitat
- Specie pelagico-neritica strettamente legata alla costa: nuota negli strati superficiali sopra la piattaforma continentale e le catture documentate vanno dai 4 ai 30 metri di profondità. Gli adulti restano soprattutto in acque temperate (temperatura preferita stimata fra 12,5 e 23,5°C, in media 16,3°C), mentre i giovani si incontrano anche in acque fino a 30°C.
- Tecniche di pesca
- Pesca a spinning costiero, praticabile in modo molto efficace sia da imbarcazione che da riva.
- Traina costiera con esche artificiali o naturali, tecnica molto usata nei mesi caldi.
- Pesca con lenze a mano, praticata comunemente dalle marinerie artigianali locali.
- Impiego di reti da posta nella piccola pesca artigianale.
- Alimentazione
- È un predatore ittiofago molto attivo che si ciba quasi esclusivamente di piccoli pesci pelagici gregari, come clupeidi (sardine, sardinelle), engraulidi (acciughe), carangidi (suri) e altri scombridi (sgombri), oltre alla boga.
- Stato IUCN
- LC (Least Concern - Preoccupazione Minore).
Distribuzione in Italia
Mari e zoneTirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sicilia, Mediterraneo
Chi è
Ha un nome da nobile ma nuota con la spavalderia di uno squalo. La palamita bianca, nota alla scienza come Orcynopsis unicolor, appartiene alla grande e velocissima famiglia degli Scombridae. È un cugino di sangue di tonni e sgombri, ma fa storia a sé: è l'unico membro vivente del suo genere.
Di solito, quando vi capita a tiro, avete davanti un pesce che si aggira intorno ai 90 centimetri per 4 o 5 chili di peso. Ma attenzione, perché i veri veterani del mare aperto possono arrivare a misurare 130 centimetri e pesare oltre 13 chili.

Quanto possa vivere, invece, non si sa con certezza: non ci sono stime pubblicate affidabili sulla sua età massima.
Come riconoscerlo
Dimenticate la forma a siluro perfetta. La palamita bianca ha un corpo ovale, alto e fortemente compresso lateralmente, quasi schiacciato. La testa è a punta, armata di una bocca moderatamente grande con denti conici, robusti e ben distanziati. Il colore è un bel grigio-azzurro o blu-nero sul dorso, che sfuma nell'argento sui fianchi. La prima pinna dorsale è corta, alta e inconfondibile: i suoi primi tre quarti sono completamente neri.
Come non farsi fregare al mercato o in barca? Il trucco c'è. Prima di tutto, guardate il dorso: gli adulti di palamita bianca sono privi di strisce scure, mentre la palamita comune (Sarda sarda) sfoggia sempre 5-11 bande scure oblique a forma di "V". Poi, apritegli la bocca. La palamita bianca ha due placche dentarie ovali posizionate direttamente sulla lingua, una bizzarria anatomica assente nei cugini. Attenzione anche al nome scientifico: condivide la parola unicolor con il tonno a denti di cane (Gymnosarda unicolor), ma quest'ultimo è un colosso delle scogliere coralline dell'Indo-Pacifico che supera i due metri.
A seconda di dove gettate l'amo, cambia nome: in Sicilia lo chiamano Palamitu, a Roma non ha un nome suo ma in Spagna è il Tasarte, a Malta Blamto e in Francia Palomette.
Habitat e abitudini

È un pesce pelagico-neritico: ama le acque aperte ma non si allontana mai troppo dalla piattaforma continentale. Nel Mediterraneo è più comune lungo le coste del Nord Africa, ma l'areale si spinge in tutto l'Atlantico orientale, dal caldo Senegal fino alle acque gelide di Oslo, in Norvegia.
Nuota negli strati più superficiali: le catture documentate vanno dai 4 ai 30 metri di profondità. Nel 2020 un giovane esemplare è stato pescato in Sicilia, nelle acque di Ispica, a circa 4 metri di profondità, sopra un fondale sabbioso con prateria di Posidonia oceanica. Gli adulti restano soprattutto in acque temperate: si stima che preferiscano temperature fra 12,5 e 23,5°C, in media 16,3°C. I giovani, invece, sono più tolleranti: si incontrano anche in acque fino a 30°C.
È un cacciatore sociale che si muove in piccoli branchi compatti. È un predatore ittiofago vorace: il suo menu fisso prevede piccoli pesci di branco come acciughe, sardinelle, sugarelli, sgombri e boghe.
Nel Mediterraneo la riproduzione avviene tra luglio e settembre, mentre al largo del Senegal comincia già a maggio. Mamma palamita non bada a spese per garantire la sopravvivenza della specie: una singola femmina di 5 chili può rilasciare in più fasi dalle 500.000 alle 600.000 uova pelagiche.
Pesca e rapporto con l'uomo

Non è un pesce che arricchisce i mercati all'ingrosso, avendo uno scarso valore economico commerciale. Finisce spesso nelle reti a circuizione o nei palangari come cattura accessoria (il cosiddetto bycatch) di chi sta cercando i tonni tropicali o il tonno rosso.
Tuttavia, è una preda classica e divertente per la piccola pesca artigianale e sportiva. Sotto costa lo si insidia con lenze a mano e reti da posta superficiali. Sportivamente, lo si pesca a traina o a spinning.
Potete pescarlo e mangiarlo senza troppi sensi di colpa ecologici: lo stato di conservazione è classificato come LC (Least Concern - Preoccupazione Minore).
A tavola

È considerato un pesce alimentare eccellente, commercializzato sia fresco che in scatola.
Le sue carni sono sode e corpose, ma rispetto ai tonni veri e propri hanno un contenuto di grassi molto più moderato, mentre i giovani hanno una consistenza che ricorda molto quella del tonnetto striato.
Se vi capita in cucina, ecco tre dritte da non perdere:
- Palamita sott'olio: Viene bollita e poi messa in barattolo con aromi. Diventa un salume di mare pazzesco.
- Tataki di palamita: Per chi ama il crudo, un bel trancio scottato appena all'esterno, magari accompagnato da una bruschetta liquida all'olio nuovo.
- Al forno con panure: Provatela passata al forno con una crosta croccante agli agrumi, servita su un letto di scarola e salsa d'arancia.
Lo sapevi che…

- Nuota travestito da squalo. Quando caccia i pesciolini in superficie, la sua prima pinna dorsale spunta fuori dall'acqua in modo inquietante, solcando le onde esattamente come fa la pinna di uno squalo.
- Ha il radar per gli uccelli marini. I vecchi pescatori sanno che per trovarlo basta guardare in cielo. I banchi di palamita bianca stringono i pesci foraggio in superficie creando una frenesia alimentare che attira stormi di uccelli marini. L'associazione tra questi uccelli e la palamita bianca è una bussola infallibile in mare.
- È un pesce "senza galleggiante". Come la palamita comune, anche la palamita bianca è completamente priva di vescica natatoria. Se smette di nuotare, va a fondo!
- Non resiste alle Isole Canarie. Pur vivendo dal Senegal alla Norvegia, snobba totalmente le isole oceaniche come Madeira, le Canarie o Capo Verde. Se non c'è una piattaforma continentale attaccata a terra, non le interessa.
Domande frequenti su Palamita bianca
Dove vive la specie Palamita bianca?
Specie pelagico-neritica strettamente legata alla costa: nuota negli strati superficiali sopra la piattaforma continentale e le catture documentate vanno dai 4 ai 30 metri di profondità. Gli adulti restano soprattutto in acque temperate (temperatura preferita stimata fra 12,5 e 23,5°C, in media 16,3°C), mentre i giovani si incontrano anche in acque fino a 30°C. Diffuso in: Tirreno, Adriatico, Ionio, Mar Ligure, Sicilia, Mediterraneo.
Quanto è grande Palamita bianca?
La taglia media è di circa 90 cm alla forcella (con un peso di 4-5 kg), anche se nel Mar Mediterraneo si incontrano frequentemente esemplari più piccoli intorno ai 50-60 cm. Il peso massimo è di 13,1 kg.
Come si pesca Palamita bianca?
Pesca a spinning costiero, praticabile in modo molto efficace sia da imbarcazione che da riva. Traina costiera con esche artificiali o naturali, tecnica molto usata nei mesi caldi. Pesca con lenze a mano, praticata comunemente dalle marinerie artigianali locali. Impiego di reti da posta nella piccola pesca artigianale.
Di cosa si nutre Palamita bianca?
È un predatore ittiofago molto attivo che si ciba quasi esclusivamente di piccoli pesci pelagici gregari, come clupeidi (sardine, sardinelle), engraulidi (acciughe), carangidi (suri) e altri scombridi (sgombri), oltre alla boga. Un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



