
Granciporro
Cancer pagurus
Il granciporro è un robusto granchio caratterizzato da un carapace ovale convesso bruno-rossastro con il tipico bordo a "crosta di torta" (pie crust) e da chele molto grandi e forti con punte nere. Di giorno ha abitudini schive e notturne, rimanendo nascosto negli anfratti o insabbiato per proteggersi dai predatori, mentre di notte perlustra attivamente i fondali alla ricerca di cibo. Rappresenta una risorsa economica importantissima per le marinerie dell'Europa occidentale, con decine di migliaia di tonnellate catturate ogni anno tramite la pesca commerciale.
Carta d'identità
Scheda tecnica
- Nome scientifico
- Cancer pagurus
- Famiglia
- Cancridae (Sottofamiglia: Cancrinae, Infraordine: Brachyura, Ordine: Decapoda, Classe: Malacostraca, Phylum: Arthropoda).
- Habitat
- Substrati duri e molli (bedrock roccioso, massi, fessure, ghiaia, ciottoli, sedimenti misti grossolani o sabbie fangose offshore). Si distribuisce dalla zona intertidale fino a profondità di oltre 100 metri (eccezionalmente registrato fino a 520 metri). Gli esemplari adulti occupano solitamente i fondali tra i 6 e i 40 metri di profondità, mentre i giovani preferiscono le acque più superficiali e la zona intertidale.
- Tecniche di pesca
- Nasse e trappole innescate (pots o creels) — Calate sul fondo in lunghe serie (strings), rappresentano l'attrezzo commerciale d'elezione per questa specie, in quanto altamente selettivo e a basso impatto ambientale sul fondale roccioso o sabbioso.
- Raccolta a mano — Praticata prevalentemente nella zona intertidale per gli esemplari giovanili o durante i campionamenti scientifici costieri.
- Reti da posta demersali — Sebbene utilizzate in passato in alcune marinerie, sono meno consigliate rispetto alle nasse a causa del potenziale bycatch e della vulnerabilità del pescato ai predatori (come le foche). Nota delle fonti: Le fonti non indicano palangari, dragaggio o altri metodi come tecniche raccomandate per la pesca di questa specie. *
- Alimentazione
- Predatore durofago opportunista e necrofago spazzino. La sua dieta non selettiva comprende molluschi bivalvi e gasteropodi (mitili, cannolicchi, cuori di mare, ostriche, bivalvi scavatori come Lutraria lutraria, gasteropodi costieri come Nucella lapillus e Littorina littorea, gasteropodi come Buccinum undatum e Colus gracilis); crostacei decapodi (come Carcinus maenas, porcellanidi come Porcellana platycheles e Pisidia longicornis, Pilumnus hirtellus, galateidi come Galathea squamifera, e piccoli conspecifici); echinodermi (come la stella marina Asterias rubens, Asterina gibbosa, Astropecten irregularis, Croasster papposus, e ricci di mare come Echinus esculentus); carogne di pesci e invertebrati bentonici.
- Stato IUCN
- LC (Least Concern - Rischio Minimo) a livello globale per via della sua vasta distribuzione geografica. Altre fonti lo riportano localmente come "Specie non valutata" (NE) o "Not Assessed" / "Data Deficient" (per singole divisioni di stock, es. MarinTrust).
Distribuzione in Italia
Mari e zoneAdriatico, Sicilia, Veneto, Mediterraneo, Atlantico
Chi è
Se vi è mai capitato di commettere un errore così colossale da farvi arrossire fino alla punta delle orecchie, avete provato sulla vostra pelle cosa significa "prendere un granciporro". Questo celebre modo di dire italiano deriva dritto dall'antica saggezza dei marinai: getti la lenza, senti tirare forte, ti illudi di aver allamato il pesce della vita e invece tiri su un granchio gigantesco e furibondo che ti trancia il filo.
Il protagonista di questo abbaglio è il Cancer pagurus (battezzato da Carl Linnaeus nel fatidico 1758), il re indiscusso dei granchi commestibili dell'Europa occidentale, appartenente alla robusta famiglia dei Cancridae. Noto in Italia come granciporro atlantico, cancro paguro o granchio dormiglione, è una vera e propria fortezza semovente corazzata.

Un adulto medio misura solitamente intorno ai 15 centimetri di larghezza del carapace, ma i veri patriarchi degli abissi oceanici possono raggiungere dimensioni leggendarie: fino a 25 o 30 centimetri di larghezza, superando agilmente i 3 o 4 chili di peso (con record eccezionali che sfiorano i 5 chili!).
Come riconoscerlo
Guardatelo bene negli occhi mentre riposa sul banco della pescheria. Il granciporro ha un carapace ovale, massiccio e liscio, di un caldo colore marrone-rossastro che nei giovani tende a sfumature violacee, talvolta interrotte da simmetriche chiazze bianche.
Il suo vero marchio di fabbrica è il bordo anteriore della corazza: è intagliato in nove o dieci lobi arrotondati che ricordano in modo sbalorditivo il bordo decorato di una crosta di torta (quello che gli inglesi, non a caso, chiamano pie crust). Le sue otto zampe camminatrici sono rivestite da file di setole rigide e corte, ma l'attenzione cade subito sulle sue armi pesanti: due chele gigantesche e lisce che terminano con tenaglie dalle punte interamente nere.
In questa specie c'è un forte dimorfismo sessuale: i maschi hanno chele colossali e un addome stretto e triangolare, mentre le femmine possiedono chele più modeste e un addome largo e arrotondato, perfetto per proteggere la preziosa carica di uova.
Attenzione a non fare confusione! Nei nostri mercati il granciporro viene spesso confuso con due storici vicini di casa:
- Il favollo (Eriphia verrucosa), che però è molto più piccolo (arriva al massimo a 9 centimetri), ha una corazza rugosa e tubercolosa e vive solo in acque calde e superficiali entro i 15 metri di profondità.
- La granseola (Maja squinado), che invece ha un carapace spinoso a forma di cuore (o di cipolla, da cui il dialetto veneziano seola) e zampe lunghissime e sottili come quelle di un ragno.
Habitat e abitudini

Il granciporro è un amante delle acque fresche e temperate. Il suo regno d'elezione è l'Oceano Atlantico nord-orientale (dalla Norvegia fino al Marocco), il Mare del Nord e il Canale della Manica. Nel Mar Mediterraneo è decisamente meno comune, ma ha trovato una seconda patria ideale nei fondali dell'Alto Adriatico (tra le coste venete, friulane e croate) e lungo le correnti dello Stretto di Messina.
Si stabilisce su bedrock roccioso, tra anfratti e foreste di kelp, ma anche su fondali di ciottoli, ghiaia o sabbie fangose offshore, spingendosi dalla zona intertidale fino a 100 metri di profondità (anche se sono stati registrati rari pionieri fino a 520 metri!). C'è persino una divisione di genere basata sul fondale: i maschi adulti adorano le rocce, mentre le femmine mature preferiscono la sabbia morbida.
Il nostro granchio è un predatore notturno solitario. Di giorno dorme profondamente sepolto sotto la sabbia o nascosto negli scogli per evitare i suoi predatori naturali: polpi (che a volte entrano persino nelle nasse per catturarlo!), foche e grandi pesci come merluzzi e cernie. Di notte, invece, si attiva ed esce a caccia coprendo distanze fino a 50 metri dal suo rifugio.
La sua dieta non fa sconti a nessuno: è un predatore durofago (mangiatore di gusci duri) che si nutre di mitili, cannolicchi, gasteropodi e ostriche. Se una preda è sepolta nella sabbia, il granciporro non esita a scavare enormi trincee sul fondo per scovarla. Inoltre, consuma piccoli crostacei ed è un attivo spazzino di carogne. Fisiologicamente è un osmoconformatore: non tollera l'acqua troppo dolce e muore se la salinità scende sotto i 17 psu.
La sua riproduzione sembra un romanzo d'altri tempi. In inverno, il maschio individua una femmina prossima alla muta e la protegge stringendola sotto il proprio addome (comportamento di mate guarding) per un periodo che va dai 3 ai 21 giorni. L'accoppiamento avviene solo quando la femmina fa la muta ed è ancora morbida e indifesa. Successivamente, lei depone e cova fino a 3 milioni di uova sotto la pancia per 7-9 mesi, prima che queste si schiudano liberando minuscole larve planctoniche.
Pesca e rapporto con l'uomo

La pesca professionale del granciporro è una delle più importanti d'Europa (con oltre 50.000 tonnellate catturate ogni anno). Si effettua quasi esclusivamente calando sul fondo le nasse (trappole innescate con esche). È una tecnica di pesca straordinaria: ecologica, selettiva e a basso impatto. Non esiste invece alcun allevamento commerciale per questa specie, a differenza della granseola.
Sebbene a livello globale l'IUCN classifichi il granciporro a Rischio Minimo (LC) grazie al suo vasto areale, gli scienziati dell'ICES hanno lanciato un forte allarme: dal 2016 gli stock storici del Nord Europa (Scozia, Shetland, Irlanda) sono in netto declino, con catture dimezzate e una riduzione preoccupante delle dimensioni dei granchi.
Per proteggere la specie, oggi vigono regole severe: divieto assoluto di sbarco per le femmine cariche di uova (le cosiddette femmine berried), limiti rigorosi sullo sbarco di parti separate d'animale (come le sole chele recise) e misure minime di conservazione che vietano la cattura sotto i 130-140 mm di larghezza (limiti che nel Canale della Manica salgono fino a 150-160 mm per permettere alle femmine di riprodursi).
La dechelatura manuale a bordo (la brutta abitudine di staccare le chele e rigettare il granchio vivo in mare) è oggi vietata quasi ovunque: si pensava che le chele ricrescessero senza danni, ma la scienza ha dimostrato che questa pratica provoca una mortalità fino al 47% in sole 24 ore e condanna i sopravvissuti alla fame.
A tavola

Nelle lagune venete la pesca del granciporro è costante tutto l'anno, ma si registrano lievi aumenti di disponibilità in autunno e in inverno. Quando siete davanti al banco del pesce, applicate la regola aurea: acquistatelo vivo. Le carni dei crostacei sono estremamente delicate e deperibili, e subiscono rapidissimi processi enzimatici degradandosi poche ore dopo la morte dell'animale.
⚠️ Attenzione al Cadmio: la sicurezza prima di tutto! L'epatopancreas del granciporro (la cremina scura e corallina all'interno del carapace, nota come tomalley) tende ad accumulare metalli pesanti, in particolare il cadmio. Questo fenomeno è vistoso negli esemplari delle acque subartiche del nord (come sopra il 67°N in Norvegia), che crescono lentamente vivendo per decenni. Inoltre, bollire il granchio intero o congelarlo intero prima della cottura fa migrare il cadmio dall'epatopancreas direttamente verso la carne bianca delle chele e delle zampe, aumentandone la concentrazione fino a dieci volte! Per gustare il granciporro in sicurezza, si consiglia di consumare prevalentemente la carne bianca delle chele e delle zampe, evitando di bollire o congelare l'animale intero.
Ecco tre leggendarie preparazioni della tradizione italiana:
- Granciporro alla veneziana al profumo di lime (o rosmarino): Il granchio pulito viene bollito per circa 20 minuti in acqua salata arricchita con sedano, carota, cipolla, alloro, pepe e uno spicchio di lime o limone con la buccia (oppure rosmarino e vino bianco). Si lascia intiepidire, si staccano le zampe e le chele e si apre il carapace facendo leva con un coltellino sul ventre. Si eliminano lo stomaco e le branchie. Si rompono le chele con le pinze e si estrae meticolosamente la polpa bianca compatta. La carne viene unita alla parte cremosa interna del carapace, condita delicatamente con ottimo olio extravergine d'oliva, succo di lime o limone, pepe e prezzemolo fresco, e servita direttamente dentro lo scudo del carapace lavato e capovolto.
- Tagliolini (o Linguine) al guazzetto di granciporro: Sbollentate i granci per circa 5-10 minuti (vedrete il guscio cambiare colore da marrone a arancione chiaro) ed estraete la polpa tenendo da parte l'acqua interna filtrata. In una padella soffriggete delicatamente olio EVO, aglio, scalogno e peperoncino. Aggiungete la polpa di granchio, sfumate a fiamma viva con vino bianco e lasciate evaporare. Unite i pomodorini pelati o concentrato di pomodoro, sale, pepe e cuocete per altri 5-10 minuti unendo l'acqua del granchio. Saltate i tagliolini scolati al dente direttamente nella padella con il sugo, completando con prezzemolo fresco e una grattugiata di scorza di limone.
- Chele in casseruola alla moda delle mamme venete: Scongelate delle chele precotte di ottima qualità. Sbollentatele per un paio di minuti. In una casseruola fate soffriggere l'aglio in un trionfo di burro e olio EVO in parti uguali, spegnete il fuoco e aggiungete una pioggia di prezzemolo tritato. Rompete le chele scolate e saltatele brevemente nella casseruola per far aderire i profumi. Servite direttamente nella pentola a tavola: si mangia rigorosamente con le mani, intingendo la polpa bianca nel fondo di cottura ricco e saporito!
Lo sapevi che…

- Un secolo di vita: Se scampa alle nasse, alle foche e alle malattie, il granciporro mostra una longevità eccezionale rispetto agli altri granchi. Può vivere normalmente 25-30 anni, ma alcuni esemplari giganti hanno spento l'incredibile bellezza di 100 candeline!
- La morsa di Tyson: Le sue chele nere non servono solo per fare scena. Possono esercitare una forza di chiusura spaventosa, superiore a 90 libbre per pollice quadrato (oltre 6 kg per cm²): una potenza d'acciaio con cui frantuma i gusci dei molluschi più coriacei come fossero noccioline.
- Il Dormiglione fifone: Quando viene catturato o si sente in pericolo, il granciporro non attacca. Ripiega strettamente le zampe e le chele sotto il guscio per proteggere la parte ventrale, la sua zona più debole. In questa posizione sembra profondamente addormentato, guadagnandosi il nome di granchio dormiglione o, in francese, crabe dormeur.
- Ti gà i gransipòri in scarsèa?: A Venezia, se avete un amico particolarmente restio ad aprire il portafoglio o a pagare un caffè, potete apostrofarlo con questa perla di dialetto lagunare. Significa letteralmente "Hai i granciporri in tasca?", suggerendo che se prova a infilare la mano in tasca per prendere i soldi, ci trova dei granciporri pronti a pinzargli le dita con le loro chele d'acciaio!
- La camminata dell'aviatore: Il granciporro cammina in diagonale, muovendosi lateralmente proprio come gli aerei di linea quando devono atterrare sulle piste investite da un fortissimo vento di traverso. Questa tecnica di atterraggio dei piloti viene chiamata, non a caso, landing crab (manovra del granchio).
📊 Ti andrebbe se creassi un grafico o una tabella riassuntiva che metta a confronto le dimensioni e i tempi di crescita tra maschi e femmine di granciporro per visualizzare meglio le differenze del loro ciclo vitale?
Domande frequenti su Granciporro
Dove vive la specie Granciporro?
Substrati duri e molli (bedrock roccioso, massi, fessure, ghiaia, ciottoli, sedimenti misti grossolani o sabbie fangose offshore). Si distribuisce dalla zona intertidale fino a profondità di oltre 100 metri (eccezionalmente registrato fino a 520 metri). Gli esemplari adulti occupano solitamente i fondali tra i 6 e i 40 metri di profondità, mentre i giovani preferiscono le acque più superficiali e la zona intertidale. Diffuso in: Adriatico, Sicilia, Veneto, Mediterraneo, Atlantico.
Quanto è grande Granciporro?
La taglia media è di Larghezza del carapace tipicamente intorno ai 15 cm. Lunghezza media del carapace negli adulti di circa 6 cm nei maschi e 9,8-10 cm nelle femmine. Nelle coste siciliane dello Stretto di Messina, gli esemplari campionati presentavano lunghezze del carapace di 3,0-4,2 cm. e un peso massimo di Tipicamente fino a 3-4 kg, con record eccezionali registrati fino a 4,2 kg (maschi nelle coste britanniche) o 5 kg (11 libbre).
Come si pesca Granciporro?
Le tecniche più efficaci sono nasse e trappole innescate (pots o creels); raccolta a mano; reti da posta demersali.
Di cosa si nutre Granciporro?
Si nutre di predatore durofago opportunista e necrofago spazzino. la sua dieta non selettiva comprende molluschi bivalvi e gasteropodi (mitili, cannolicchi, cuori di mare, ostriche, bivalvi scavatori come lutraria lutraria, gasteropodi costieri come nucella lapillus e littorina littorea, gasteropodi come buccinum undatum e colus gracilis); crostacei decapodi (come carcinus maenas, porcellanidi come porcellana platycheles e pisidia longicornis, pilumnus hirtellus, galateidi come galathea squamifera, e piccoli conspecifici); echinodermi (come la stella marina asterias rubens, asterina gibbosa, astropecten irregularis, croasster papposus, e ricci di mare come echinus esculentus); carogne di pesci e invertebrati bentonici: un dettaglio utile anche per scegliere l'esca giusta.



