Il surfcasting non è pesca a lunga distanza. È pesca a distanza giusta, che è tutta un'altra faccenda.
Da riva la spiaggia sembra una tavola: sabbia, onda, orizzonte. Sotto i tuoi piedi, invece, c'è un rilievo che cambia a ogni mareggiata. Barre, avvallamenti, corridoi. Il pesce non gira a caso su quel rilievo: ci si muove come tu ti muovi al supermercato, lungo le corsie dove c'è la roba.
Chi arriva in spiaggia e lancia il più lontano possibile sta pescando nel parcheggio.
Dove il mare apparecchia

Guarda l'acqua da un punto rialzato, prima di montare la canna. Le zone più scure sono le più profonde: le strisce allungate sono canaloni, le macchie tonde sono buche. Dove l'onda frange in modo irregolare, sotto c'è una secca. Dove non frange affatto, il fondo si è aperto.
Il pezzo forte è la corrente di ritorno, quella che i bagnanti chiamano risucchio e i pescatori canalone. L'acqua che le onde spingono a riva deve pur tornarsene indietro, e lo fa incanalandosi in un corridoio perpendicolare alla battigia. Viaggia in media a mezzo metro al secondo e nei picchi tocca i 2,5 (dati NOAA), cioè più veloce di quanto sappia nuotare qualsiasi essere umano. Non è un caso se le correnti di ritorno stanno dietro a oltre l'80% dei salvataggi fatti dai bagnini sulle spiagge oceaniche (dati United States Lifesaving Association).
Per chi pesca, quel nastro trasportatore significa un'altra cosa: porta al largo sabbia smossa, vermi sradicati, molluschi rotti. Una tavola apparecchiata che si muove. La cosa più intelligente che puoi fare è mettere l'esca dentro il canalone, sul bordo, dove la corrente rallenta e la roba si deposita.
Il momento migliore è la scaduta: mare che si sta calmando dopo una mareggiata, acqua ancora velata. La mareggiata ha arato il fondo e servito la cena. Il pesce entra sotto costa a raccoglierla.
Il filo che ti salva la faccia

Un piombo da 150 grammi che parte in lancio non è un attrezzo da pesca. È un proiettile. Il trecciato sottile con cui riempi la bobina, diciamo un 0,20, non regge il colpo di frusta della partenza: si spezza sul nulla e il piombo se ne va per conto suo, in una direzione che non hai scelto tu.
Per questo esiste lo shock leader, qualche decina di metri di monofilo grosso annodato in cima al trecciato, che incassa lo strappo. Quanto grosso? Dipende meno dal piombo e più da come lanci. Con 150 grammi le tabelle di riferimento del lancio tecnico danno 0,35 mm se lanci above cast, con la canna sopra la spalla, e 0,60-0,65 mm se lanci ground cast, col piombo appoggiato a terra dietro di te (tabelle Roberto Accardi). Stesso piombo, quasi il doppio di diametro, perché nel ground cast il picco di carico è un'altra storia.
Sotto i 100 grammi c'è chi se ne infischia. A me pare una scemenza: davanti a te ci sono altri pescatori e ogni tanto un tizio che porta a spasso il cane sul bagnasciuga. La frizione la tari per il pesce, lo shock leader lo monti per le persone.
Sul resto dell'attrezzatura, meno filosofia. Canna da 4,20 a 4,50 metri, mulinello taglia 8000 a bobina conica, piombi ad ancora quando la corrente laterale ti trascina il terminale. Tre montature coprono l'anno intero:
- Scorrevole, per i diffidenti a mare piatto: orate e spigole che sentono il peso del piombo mollano l'esca.
- Trave a due o tre braccioli, la montatura del tempo normale, quando devi ancora capire dove sono.
- Corto a un bracciolo, robusto, per la mareggiata: quando il mare rimescola tutto, la finezza non serve a niente.
Sessanta metri battono centoventi

I record del lancio tecnico stanno oltre i 280 metri: nel 2019 l'italiano Filippo Montepagano li ha superati in Sudafrica. Per arrivarci servono una canna dedicata e un campo da lancio, non una spiaggia. E in pesca quella distanza è quasi sempre inutile.
Il motivo è geometrico. La buca dove mangiano orate e mormore, su parecchie spiagge italiane, sta spesso tra i 30 e i 70 metri da riva. Un lancio da 120 metri la scavalca e deposita l'esca su una distesa di sabbia piatta dove non passa nessuno. Sessanta metri dentro il canalone valgono più di centoventi fuori. Sempre.
Regola pratica, quando non tocca niente da un'ora: cambia distanza prima di cambiare spiaggia, e cambia esca prima di cambiare distanza. Di giorno lavorano gli ami piccoli e le gittate lunghe. Di notte il pesce entra sotto riva, e allora puoi accorciare e ingrossare il boccone.
Un dettaglio sulla mormora, che di questa pesca è il pesce simbolo. Nasce maschio e finisce femmina, perché è ermafrodita proterandrica: cambia sesso crescendo, e frugando la sabbia fino a 80 metri di fondo può campare una dozzina d'anni. Quella bella mormora da 40 centimetri che hai nel guadino, statisticamente, è una signora di mezza età. Se invece non arriva a 20 centimetri non è né l'uno né l'altra: è fuori legge, e torna in acqua (Regolamento UE 2019/1241).
Il mare non premia chi tira più forte. Premia chi ha capito dove ha apparecchiato.



