Quanto ti costa questa uscita

Imposta la tua barca una volta sola: resta salvata. Poi cambia la rotta di oggi e guarda cosa succede ai litri, alla riserva da imbarcare e alla spesa. I coefficienti sono quelli dei manuali di nautica, ma se il tuo consumo reale lo conosci scrivilo: quello vince su qualsiasi stima.

La tua barca
0 = lo stimo io dai cavalli. Se lo leggi sul flussometro, scrivilo qui.
L'uscita di oggi
Il carburante
di carburante

    TrasferimentoPesca a motoreRiserva del 30%

    Le stesse miglia, ad andature diverse

    La prima volta che ho tenuto il conto sul serio è stato per una scommessa da bar. Un amico sosteneva che la sua uscita a traina gli costasse «una quarantina di euro», io dicevo il doppio. Aveva torto lui, ma sbagliavo anche io: erano centoquattro. Il punto non è chi ha vinto la birra, è che nessuno dei due aveva idea di cosa stesse bruciando, e parliamo di due che in mare ci vanno da vent’anni.

    Il carburante è l’unica voce di una barca che puoi calcolare in anticipo con una precisione ridicola, senza preventivi e senza chiamare nessuno. Servono tre numeri che hai già in tasca. Il calcolatore qui sopra li mette insieme e ti restituisce litri, riserva e spesa dell’uscita di oggi, divisa anche per chi sale a bordo, e ti fa vedere le stesse miglia percorse a cinque andature diverse. Da qui in giù c’è il perché di ogni numero, che è la parte che ti permette di correggerlo quando il flussometro dice un’altra cosa.

    Tre numeri, e hai finito

    Illustrazione papercut di un fuoribordo visto di lato su fasce di mare, con tre etichette di carta arancio che indicano cavalli, litri e ore

    Ogni motore ha un consumo specifico: quanti litri brucia in un’ora per ogni cavallo che eroga. È un numero che dipende dal tipo di motore, non dal modello, e cambia meno di quanto ti aspetteresti fra una marca e l’altra. Un fuoribordo a benzina quattro tempi sta intorno a 0,36 litri per cavallo all’ora a tutto gas. Un due tempi arriva a 0,40, perché parte della miscela se ne esce dallo scarico senza aver fatto niente di utile. Un entrobordo a benzina scende a 0,32 e un diesel a 0,24.

    Moltiplica per i cavalli e hai il consumo a manetta aperta. Quaranta cavalli quattro tempi: quattordici litri e mezzo l’ora. Duecento cavalli: settantadue. Il calcolo finisce qui, e la cosa buffa è che quasi nessuno lo fa, pur avendo entrambi i dati stampati sul cofano.

    Il terzo numero è il tempo, e qui casca chi ragiona a miglia. Il motore non consuma per distanza, consuma per ore di accensione. Ecco perché due uscite identiche sulla carta possono costare il triplo l’una dell’altra: un bolentino con mezz’ora di trasferimento e quattro ore a motore spento sul punto è un’altra cosa rispetto a una giornata a cercare, dove il motore non si ferma mai. Nel calcolatore le ore a motore in pesca hanno un campo tutto loro proprio per questo.

    La velocità che ti costa meno

    Illustrazione papercut vista dall'alto di due barche identiche che lasciano scie diverse su un mare a fasce, una corta e larga e una lunga e sottile

    Andare piano non fa risparmiare. Detto così suona come una provocazione da officina, invece è il singolo concetto che vale più soldi di tutti gli altri messi insieme, e riguarda il fatto che il numero da guardare non è il litro all’ora: è il litro al miglio.

    Uno scafo planante ha una velocità in cui è a suo agio e tutte le altre gliele imponi tu. Sotto la planata trascina l’acqua invece di scivolarci sopra, e c’è una fascia — quella subito prima di salire in planata, con la prua alta e la poppa affondata — in cui consumi tantissimo e non vai da nessuna parte. È il regime peggiore che esista. Sopra, in planata minima, la barca è già liberata dall’acqua e il motore non sta ancora tirando: è il miglior compromesso che esista fra quanto spendi e quando arrivi. Il minimo assoluto del litro al miglio, quello, sta molto più giù, a velocità di dislocamento — ma ci metti il triplo del tempo, e quasi nessuno lo trova un affare.

    I numeri di uno scafo efficiente sui dieci metri raccontano bene la faccenda. Cento miglia a 50 nodi con 400 cavalli costano circa 200 litri; le stesse cento miglia a 13 nodi con 75 cavalli ne costano 85, e a velocità da dislocamento puro scendono sotto i 50. Quattro volte meno carburante, sette ore in più. Non è un consiglio a navigare piano: è il prezzo che ti viene chiesto per ogni nodo, così lo paghi sapendolo.

    La conseguenza pratica è una sola e si applica stasera. Nel calcolatore c’è un riquadro che percorre le stesse miglia ai cinque regimi e mette in fila quanto costano e quanto durano. Guarda la riga della transizione: su una rotta breve costa più del tutto gas e ci mette il doppio del tempo della crociera. Paghi di più per arrivare dopo, ed è la cosa che più spesso si fa senza accorgersene, per non «spingere troppo il motore». Su una barca che non conosci ancora, il modo di trovare la planata minima è banale: sali in planata, poi togli gas piano finché la barca non accenna a ricadere, e risali di un filo. Segnati i giri. È il numero più redditizio che puoi scriverti sul cruscotto, e l’unica velocità che non devi mai tenere è quella in mezzo.

    Il sorpasso del gasolio

    Illustrazione papercut di una colonnina di rifornimento su una banchina di carta con una barca ormeggiata accanto e il sole arancio basso sull'orizzonte

    Chi ha comprato diesel «perché costa meno al litro» quest’anno ha ricevuto una notizia sgradevole. Dal 1° gennaio 2026 le accise sui due carburanti sono state allineate: 4,05 centesimi in meno alla benzina, 4,05 in più al gasolio, entrambi a 67,26 centesimi al litro. Il 5 gennaio è arrivato il sorpasso, il primo dal 2023 (gasolio 1,666 euro al litro contro 1,650 della benzina), e da lì il gasolio non è più sceso sotto.

    Aspetta, però, prima di rivendere il motore. Il diesel continua a convenire, solo che non conviene più per il motivo che credevi: conviene per il consumo specifico. Quello 0,24 litri per cavallo contro lo 0,36 della benzina è un terzo di carburante in meno a parità di lavoro fatto, e un terzo in meno regge tranquillamente qualche centesimo in più al litro. Il vantaggio è nel motore, non alla pompa.

    Poi c’è la sorpresa che aspetta chi rifornisce in acqua. Un distributore in banchina, a fine luglio 2026, sta intorno ai 2,37 euro al litro di benzina, contro i circa 1,99 dell’impianto stradale: trentotto centesimi di differenza, che su un pieno da cento litri fanno trentotto euro. È il motivo per cui in ogni porto vedi gente che scarica taniche dal bagagliaio. Fallo pure, ma con giudizio: la tanica dev’essere omologata e riportare la marcatura UN, nessun contenitore può superare i 60 litri e in tutto il veicolo non puoi portarne più di 240 (è l’esenzione ADR per uso personale, ricreativo o sportivo). Con una tanica da fustino d’olio recuperato rischi da 167 a 665 euro, oltre a tutto il resto. Il calcolatore ti fa scegliere fra i due prezzi proprio per farti vedere quanto pesa questa voce da sola.

    Una nota per chiudere il capitolo, visto che ogni tanto qualcuno ci spera: il gasolio agevolato senza accisa, quello intorno a 1,15-1,20 euro, non è per il diporto. Serve giornale di carico e scarico e presuppone una destinazione fuori dall’Unione. Per chi esce a pescare la domenica, non esiste.

    Dove se ne va il carburante che non hai speso

    Illustrazione papercut della carena di una barca in secca su un invaso, con lo strato di carta verde-azzurra delle incrostazioni sul fondo e una spatola arancio appoggiata

    Fin qui abbiamo calcolato una barca in condizioni da catalogo. La tua non lo è, e il divario ha tre cause principali.

    La prima è la carena. Un fondo incrostato da un’estate in acqua può far salire i consumi fino al 40%, ed è la cosa più stupida su cui buttare soldi, perché il carburante che perdi in una stagione paga l’antivegetativa parecchie volte. Non serve nemmeno che sia un tappeto di cozze: bastano lo strato viscido e qualche colonia di alghe per rovinare l’idrodinamica. Chi tiene la barca su carrello questo problema non ce l’ha, ed è uno dei vantaggi che non compaiono mai nel confronto quando si fanno i conti sul costo della barca.

    La seconda è il carico e come lo distribuisci. Non è tanto il peso, che pure conta: quattro persone e le attrezzature su un sei metri fanno trecento chili. È dove lo metti. Tutto a poppa e la barca naviga con la prua per aria, in assetto cabrato, che è il modo più costoso di stare in planata. Ghiacciaia e taniche verso il centro, e il trim regolato per tenere la barca piatta, valgono più di quanto sembri.

    La terza è l’elica, ed è quella che quasi nessuno controlla. Una pala anche solo pizzicata su uno scoglio, o un passo sbagliato per il carico che porti davvero, tiene il motore fuori dal suo regime buono per tutta la navigazione. Se il tuo fuoribordo non arriva ai giri massimi dichiarati a barca scarica, il passo è troppo lungo e stai pagando quella scelta a ogni uscita.

    Nel calcolatore queste tre cose stanno tutte insieme nel campo su carena, mare e carico. Non è pigrizia: agiscono nello stesso modo, cioè come una tassa percentuale su tutto quello che hai calcolato prima.

    La riserva del 30% non è prudenza

    Tutti i testi di nautica dicono di imbarcare il 30% in più del carburante che il conto ti ha dato. Molti lo leggono come un consiglio da persone ansiose. Non lo è: è il riconoscimento che quel conto è una stima fatta su condizioni che in mare non trovi mai identiche. Il vento cala e poi rinforza, la corrente ti gira contro al ritorno, decidi di allungare fino a quella secca, e ognuna di queste cose sposta il consumo del 10-20% senza chiederti il permesso.

    Il modo classico di dirla è la regola del terzo: un terzo per andare, un terzo per tornare, un terzo che non si tocca. Se lo applichi al serbatoio invece che alla rotta, il conto ti viene in automatico e ti dice fin dove puoi spingerti — è quello che fa la riga dell’autonomia nel calcolatore, e il numero è già scontato della riserva.

    Se poi vuoi smettere di stimare e cominciare a sapere, c’è un solo modo e costa una matita: segna a ogni uscita le ore di moto, le miglia e i litri del rifornimento. Dopo cinque uscite hai il consumo vero della tua barca con il tuo carico e la tua carena, che vale più di qualsiasi coefficiente. Da lì in poi il calcolatore serve a un’altra cosa, più utile: a decidere se quella secca a diciotto miglia vale i quaranta euro che chiede.