C'è un momento preciso, di solito il primo weekend caldo di maggio, in cui il posto dove peschi da quindici anni smette legalmente di esistere. Nessuno te lo dice. Non c'è un cartello, non arriva una notifica: semplicemente da quel giorno quel tratto d'acqua appartiene a qualcun altro.

Si chiama ordinanza di sicurezza balneare, e la cosa che quasi nessuno sa è che non ne esiste una. Ne esistono decine, una per ogni circondario marittimo italiano, tutte diverse, tutte riscritte ogni anno. Il pescatore che cerca «la legge» trova un vuoto, perché la regola che lo riguarda non sta in una legge: sta in un PDF firmato da un comandante.

Chi decide, e con quale potere

Illustrazione papercut di un ufficiale della guardia costiera che firma un documento alla scrivania di una capitaneria, con la finestra affacciata sul porto

L'ordinanza la emette la Capitaneria di Porto competente per quel tratto di costa, non il Comune e non la Regione. Il potere le arriva dal Codice della Navigazione: l'articolo 81 assegna al comandante del porto il compito di provvedere alla sicurezza e alla polizia nell'ambito portuale, e l'articolo 59 del regolamento gli dà lo strumento per farlo, cioè l'ordinanza.

Il che significa che a decidere se puoi lanciare da quella scogliera è un ufficiale della Guardia Costiera, con un atto amministrativo che vale su un pezzo di costa e non un metro oltre. Passi il confine del circondario e le regole cambiano, anche se la spiaggia è identica e il mare pure.

Attenzione a non confonderla con l'ordinanza sindacale, che è un'altra cosa ancora: a Palermo, per fare un esempio reale, l'ordinanza n. 38 del 3 aprile 2025 del Comune fissa i divieti di balneazione, mentre la sicurezza in acqua resta della Capitaneria. Due atti, due autorità, due documenti diversi da leggere.

Le date non sono uguali per tutti

Illustrazione papercut di un calendario da parete con i mesi estivi segnati, appeso in un ufficio portuale accanto a una mappa della costa

«La stagione balneare va dal primo maggio al trenta settembre» è una di quelle frasi vere solo dove è vera. A Bari sì: l'ordinanza n. 33 del 28 aprile 2026 fissa esattamente quel periodo per i comuni di Bari e Mola di Bari. Ma un'altra ordinanza del 2025 apre il 17 maggio e chiude il 21 settembre. Trentaquattro giorni di differenza, cioè un mese abbondante in cui in una provincia sei fuorilegge e in quella accanto no.

Cambiano anche i numeri dell'ordinanza e le date di firma, e questo ha una conseguenza pratica che vale più di tutto il resto: quella che hai letto l'anno scorso non vale più. Il documento è annuale. A Bari l'ordinanza 33/2026 sostituisce espressamente la 27/2025. Se hai salvato il PDF nel telefono l'estate scorsa, stai leggendo un atto abrogato.

Duecento metri che spariscono

Illustrazione papercut vista dall'alto di una costa con una fascia di mare delimitata da boe davanti alla spiaggia e il mare aperto oltre

Il cuore dell'ordinanza è la fascia riservata alla balneazione, e le misure sono generose. Sempre a Bari: 200 metri dalla battigia sulle coste basse, 100 metri sulle coste alte a picco sul mare. Dentro quella fascia sono vietati la navigazione a motore e a vela, l'ormeggio e l'ancoraggio.

Duecento metri, su una costa bassa, sono praticamente tutta la fascia che a un pescatore da riva interessa. E il limite dei 300 metri dalla costa per la navigazione, che molte ordinanze fissano nello stesso atto, sposta la questione anche per chi esce in barca: sotto quella distanza ti muovi solo dove e come l'ordinanza consente.

Le uniche vie d'uscita sono i corridoi di lancio, strisce d'acqua segnalate larghe almeno dieci metri e lunghe quanto la fascia di balneazione, riservate all'ingresso e all'uscita dei natanti. Dentro il corridoio non si può fare il bagno, non si ormeggia, non si ancora, e i tender a motore passano a velocità ridottissima. Sono una porta di servizio, non un parcheggio.

Quando la canna non si può tirare fuori

Illustrazione papercut di una canna da pesca appoggiata sulla sabbia accanto a ombrelloni chiusi, in una spiaggia deserta all'alba

Qui arriva la parte che fa più discutere in banchina, e va detta con onestà: una norma statale unica sugli orari della pesca da riva non esiste. La normativa nazionale sulla pesca marittima non fissa una distanza minima dalla costa per chi pesca da terra. Sono le singole ordinanze balneari a vietare la pesca nelle zone e negli orari destinati alla balneazione.

Nella pratica le ordinanze convergono su uno schema: nelle spiagge e nelle zone di balneazione attrezzate la pesca da riva è vietata di giorno, tipicamente nella fascia che va dalle otto e mezza-nove fino alle diciannove-diciannove e trenta, con orari che ballano da comune a comune. Fuori da quegli orari, quindi anche di notte, la pesca da riva torna in genere ammessa. Ho scritto «in genere» apposta: questa è la struttura ricorrente delle ordinanze locali, non un testo unico che qualcuno possa citarti.

Restano quasi sempre consentite la pesca dai moli e dalle banchine portuali e quella dal natante fuori dalle zone di rispetto. Con un'eccezione che sorprende molti: a Napoli è vietato in modo permanente, cioè tutto l'anno e non solo d'estate, transitare, ormeggiare, pescare o immergersi dai frangiflutti e dalle altre strutture di difesa costiera. Il muro di massi che sembra fatto apposta per pescare è, spesso, esattamente il posto dove non puoi.

Per chi va in apnea, i numeri sono altri

Illustrazione papercut di una boa segnasub con bandiera rossa e striscia bianca diagonale, in mare aperto lontano dalla spiaggia

Il sub ha una norma sua, e questa sì che è statale: l'articolo 129 del D.P.R. 1639/1968. Vieta la pesca subacquea a meno di 500 metri dalle spiagge frequentate da bagnanti e a meno di 100 metri dagli impianti fissi da pesca e dalle reti da posta dei professionisti. Vieta anche le zone di transito regolare per l'ingresso e l'uscita dai porti.

Cinquecento metri sono tanti. Sono la distanza a cui, da riva, una persona diventa un puntino. Ed è la ragione per cui d'estate la pescasub sottocosta sparisce quasi ovunque: non perché arrivi un'ordinanza a vietarla, ma perché la spiaggia si riempie e scatta un divieto che c'era già dal 1968.

Il galleggiante con la bandiera rossa a striscia diagonale bianca dev'essere visibile da almeno 300 metri, e la pesca sub sportiva è consentita solo in apnea, senza autorespiratore. Sono i due controlli più facili da fare per chi ti ferma, ed è dove si prendono le multe più stupide.

Quanto costa non aver letto il PDF

Illustrazione papercut di un blocchetto per verbali e una penna appoggiati sul parapetto di una motovedetta, con la costa sullo sfondo

Le sanzioni per violazione di un'ordinanza balneare non stanno nell'ordinanza: stanno nel Codice della Navigazione, agli articoli 1161, 1164, 1174 e 1231. Il più citato è il 1174, che punisce l'inosservanza di un provvedimento dell'autorità competente con una sanzione amministrativa da 1.032 a 6.197 euro.

C'è una fascia ridotta, da 51 a 309 euro, quando la violazione riguarda un ordine relativo alla circolazione nell'ambito del demanio marittimo. La differenza tra le due, in un verbale, la decide come viene qualificata la condotta: non è una cosa su cui conviene fare affidamento in anticipo.

Mille euro come base di partenza per una regola che nessuno ti ha mai comunicato è un'asimmetria fastidiosa. Ma è così che funziona: l'ordinanza è pubblicata, quindi si presume conosciuta.

Dieci minuti la sera prima

Illustrazione papercut di un telefono appoggiato su un tavolo di legno accanto a una tazza, che mostra un documento aperto, la sera prima di uscire

La soluzione è meno eroica di quanto sembri. Le ordinanze stanno tutte sul portale della Guardia Costiera, nella sezione del comando territoriale competente per il tuo tratto di costa. Sono PDF, spesso firmati digitalmente, e si trovano cercando il nome della capitaneria insieme alle parole «sicurezza balneare» e all'anno in corso.

Quello che ti serve leggere sono quattro cose sole: le date di apertura e chiusura della stagione, l'ampiezza della fascia riservata ai bagnanti, gli orari in cui la pesca da riva è vietata, e dove passano i corridoi di lancio. Sono due pagine. Nell'ultima estate ho visto gente discutere venti minuti con una pattuglia per non averle lette in cinque.

Il consiglio più utile è anche il più banale: scarica l'ordinanza aggiornata a inizio stagione e tienila nel telefono, non quella dell'anno prima. Il mare è lo stesso, il numero dell'atto no.

Da maggio a settembre non è il mare a cambiare: è la mappa di chi può starci.