In tutte le pesche del mondo è l'esca a trascinare fuori il filo. Nella pesca a mosca è il filo a trascinare fuori l'esca. Da questo ribaltamento discende tutto il resto.

Chi arriva alla mosca dallo spinning passa le prime uscite a combattere con l'attrezzo invece che col pesce, e di solito dà la colpa alla canna. Non è la canna. È che sta cercando di lanciare una cosa che non pesa.

La mosca non pesa niente

Pesca a mosca — La mosca non pesa niente

Prendi una mosca secca montata su un amo del 16. È piuma, filo di seta e un pizzico di metallo: qualche centesimo di grammo. Provala a lanciare da sola e ti accorgi che ti resta in mano.

Il peso, allora, sta altrove. Sta nella coda di topo, cioè la lenza, che è spessa come un fiammifero e pesante apposta. Lo standard di settore la classifica proprio così: i primi 9,14 metri di una coda di classe 5 pesano 140 grani, poco più di 9 grammi (standard AFFTA, l'ex AFTMA). Nove grammi. Un cucchiaino di zucchero.

Quei nove grammi sono la tua zavorra, e la mosca è solo un passeggero appeso in fondo. Questo spiega la cosa che sembra assurda ai principianti: la canna va abbinata alla classe della coda, non alla taglia del pesce. Monta una coda del 3 su una canna del 7 e la canna non si carica, resta un bastone. Il pesce non c'entra niente. È una questione di quanto pesa la corda che stai facendo volare.

Lo stop disegna il loop

Pesca a mosca — Lo stop disegna il loop

Ogni manuale degli anni Ottanta ti dice di fermare la canna alle dieci davanti e alle due dietro, come le lancette di un orologio. È la spiegazione più diffusa della pesca a mosca. Ed è, se non proprio sbagliata, inutile.

In realtà non esiste una posizione fissa dell'arresto, perché dipende da quanta coda hai in aria. La formula la mette bene John Juracek: la lunghezza dello stroke è funzione della lunghezza della coda che stai lanciando. Coda corta, stroke corto; coda lunga, stroke lungo. A Lefty Kreh, che di lanci se ne intendeva, attribuiscono la replica definitiva: non mi interessa che ore sono, devo comunque fare un lancio.

Quello che conta davvero è l'istante dell'arresto. Acceleri in modo crescente e poi blocchi la canna di secco: in quel momento la punta rimbalza in avanti, scavalca la coda e la piega su sé stessa. Quella piega è il loop. Se lo stop è netto, il loop nasce stretto e fende l'aria. Se il polso cede e la punta scodinzola, il loop si apre a ventaglio, la coda perde velocità e ti si accartoccia addosso.

Dieci minuti sul prato, prima di andare a pescare, valgono cento lanci in acqua. Sul prato hai il lusso di guardare tre cose che in pesca non guardi mai:

  • Il lancio dietro. È lì che nascono quasi tutti i difetti, ed è l'unico che non vedi mai perché stai fissando il fiume.
  • La pausa. Deve durare esattamente il tempo che la coda impiega a distendersi. Se senti lo schiocco della frusta, hai anticipato e hai appena decapitato la mosca.
  • Il piano. Avanti e indietro devono correre sulla stessa linea, altrimenti la mosca finisce nell'erba dietro di te.

Il vento non si batte di forza

Pesca a mosca — Il vento non si batte di forza

Col vento contrario l'istinto è tirare più forte. L'istinto sbaglia. Più forza significa loop più aperto, e un loop aperto è una vela.

La risposta si chiama doppia trazione: mentre la destra accelera la canna, la sinistra tira la coda in senso opposto, prima nel lancio dietro e poi in quello avanti. Non aggiunge muscoli, aggiunge velocità alla coda, che è la cosa che serve. Inclina anche la canna di lato, quasi orizzontale: il loop passa raso all'acqua, dove il vento morde meno.

Serve per capire dove sta il limite: il record di distanza a monomano dell'American Casting Association è di 243 piedi, circa 74 metri, firmato Steve Rajeff nel 2009. Nelle gare di precisione, invece, i bersagli si piazzano tra gli 8 e i 15 metri. Indovina quale delle due misure assomiglia alla trota che hai davanti.

Perché il vero nemico non è la distanza: è il trascinamento. Se la mosca slitta sull'acqua anche solo nell'ultimo istante, viaggiando a una velocità diversa da quella della corrente, la trota non solo rifiuta, si spaventa e smette di mangiare. Per questo esiste il mending, quella specie di frustata con cui riporti la coda controcorrente dopo che si è posata. Non è un vezzo da esteti. È l'unico modo di dire a una fario diffidente che quella cosa lì è un insetto e non un amo.

Il lancio non serve ad arrivare lontano. Serve a far arrivare la mosca senza che nessuno se ne accorga.